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«Le Convenzioni di Ginevra: la scommessa dell’umanità contro l’orrore»

Commento congiunto del presidente della Confederazione Ueli Maurer e Peter Maurer, presidente del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR).

Le Convenzioni di Ginevra compiono 70 anni. I cittadini svizzeri collegano istintivamente l’esistenza delle Convenzioni al proprio Paese, che ne è depositario e ha fatto dell’impegno umanitario una costante della sua politica estera. Ed effettivamente, all’origine della prima Convenzione di Ginevra, nel 1864, ci fu un imprenditore svizzero, Henry Dunant.

Oggi è essenziale riportare in primo piano i successi ottenuti nel corso dei decenni grazie a questi testi fondamentali. Le Convenzioni, ratificate da tutti gli Stati del mondo, sono l’espressione dell’impegno universale al servizio di un’umanità comune. Inoltre, dal 1949 sostengono l’azione delle organizzazioni umanitarie e in particolare quella del Comitato internazionale della Croce Rossa (CICR). In tutti i Paesi lacerati dalla guerra, queste Convenzioni permettono di conservare un briciolo di umanità nel mezzo dell’orrore.

All’indomani della Seconda guerra mondiale, in cui sono state commesse innumerevoli atrocità, in particolare contro la popolazione civile, la comunità internazionale ha avvertito l’urgenza di adottare nuove regole per completare il diritto internazionale umanitario (DIU) e, soprattutto, estenderlo a protezione dei civili.

La revisione delle convenzioni esistenti, portata avanti dal movimento della Croce Rossa negli anni 1930, culmina il 12 agosto 1949, quando numerosi Stati, riuniti su invito del Governo svizzero, adottano a Ginevra quattro Convenzioni, che comprendono un totale 429 articoli e le cui bozze sono state redatte dai giuristi del CICR. Ancora oggi, le Convenzioni di Ginevra sono uno dei maggiori successi della cooperazione tra Stati.

Adottando le Convenzioni di Ginevra nel 1949, prima ancora delle guerre di decolonizzazione e della proliferazione delle guerre civili, gli Stati definirono un complesso minimo di regole da applicare anche in questo tipo di conflitti. Ciononostante, rimanevano da affinare e rafforzare le norme di protezione e di condotta delle ostilità, ciò che avvenne con l’adozione dei due Protocolli aggiuntivi del 1977.

Nel complesso, il DIU stabilisce dunque regole realistiche, che trovano il giusto equilibrio tra esigenza militare e aspetti umanitari. Se i belligeranti possono continuare le loro operazioni devono, per quanto possibile, evitare di causare vittime civili. Inoltre, a maggior ragione, è assolutamente proibito attaccare intenzionalmente la popolazione civile. Sono previsti limiti specifici da non oltrepassare: uccidere un soldato che si arrende, bombardare un ospedale, torturare o negare assistenza a feriti o malati sono violazioni inaccettabili del diritto.

In questo periodo storico in cui si assiste a una polarizzazione del pensiero, in cui il nemico è demonizzato e disumanizzato, in cui dilagano giudizi superficiali che reclamano soluzioni estreme, questo sistema giuridico resta più che mai necessario. Dopo ogni guerra, infatti, occorrerà ricostruire insieme la vita, e nemici che si sono rispettati avranno sicuramente meno risentimento reciproco. Per questo noi scommettiamo che l’umanità vincerà contro l’orrore.

Le Convenzioni sono regolarmente oggetto di numerose critiche, che denunciano il divario tra le loro nobili promesse e la realtà sul campo. Siria, Yemen, Libia, Ucraina, Repubblica Centrafricana, Sudan del Sud: le violazioni e la sofferenza di questi conflitti sono incalcolabili. Ma si dovrebbe forse ignorare il codice della strada perché i morti e i feriti al volante sono troppi?

Alcuni mettono in discussione la pertinenza del DIU perché non impedirebbe le violazioni. La nostra risposta è chiara: quando un comandante sospende un attacco contro un bersaglio militare perché le perdite civili collaterali sono ritenute troppo ingenti, il DIU ottiene una vittoria. Quando i delegati del CICR riescono a portare l’aiuto umanitario indispensabile ai detenuti, il DIU ottiene una vittoria. Il DIU vince anche quando un ospedale continua a funzionare anche al fronte.

Tutte queste vittorie non fanno sempre le prime pagine dei giornali. Ma esistono e rafforzano la nostra determinazione ad adoperarci per un mondo più umano. Ci aspettano grandi sfide: il moltiplicarsi di gruppi armati sempre più estremisti, l’arrivo delle armi autonome e dell’intelligenza artificiale sui campi di battaglia sono solo due dati in un’equazione dalle molteplici incognite. Ma una cosa è certa: se i conflitti evolvono, i principi essenziali rimangono immutati.

Il Governo svizzero si impegna in prima linea per attuare le Convenzioni di Ginevra e il CICR rimane il guardiano del diritto internazionale umanitario e il difensore delle vittime di guerra. Spetta invece a tutti gli Stati «rispettare e far rispettare» questo diritto «in ogni circostanza». La cooperazione tra Stati messa in atto nel 1949 dovrebbe ispirare i governi attuali a essere più intraprendenti in questo senso.

Ultima modifica 26.01.2022