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«La politica estera è una politica di interessi, anche tra amici»

In un’intervista rilasciata alla televisione della Svizzera tedesca (SRF) il consigliere federale Ignazio Cassis descrive il particolare rapporto della Svizzera con l’Europa e spiega i motivi per cui l’aumento dei casi di COVID-19 non lo preoccupa ancora. Nel talk show «Gredig direkt» della SRF, il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) dice anche perché gli piace la parola «subottimale» e perché proprio questa parola può essere considerata un simbolo della diversità culturale della Svizzera.

 Fotomontaggio di Ignazio Cassis che guarda nell’obiettivo con due immagini con punti di domanda e risposta per rappresentare un'intervista.

In un’intervista rilasciata alla SRF Ignazio Cassis descrive il rapporto della Svizzera con l’Europa e spiega perché l’aumento dei casi di COVID-19 non lo preoccupa ancora. © DFAE

Manca poco meno di un mese alla votazione sull’iniziativa per la limitazione: sarà un momento importante per la definizione delle relazioni future tra la Svizzera e l’UE, due amici che tuttavia perseguono anche interessi individuali. «Nella vita gli amici sono importanti. Ma non dobbiamo essere troppo romantici. La politica estera è una politica di interessi, anche tra amici. Troveremo una soluzione se sarà nell’interesse di entrambe le parti», sottolinea il consigliere federale Ignazio Cassis. 

Siamo ciò che siamo e ci troviamo dove ci troviamo grazie ai nostri 700 anni di storia, e questo deve essere riconosciuto. È la nostra identità.

Per trovare una soluzione bisogna avere la volontà di scendere a compromessi e capire che siamo ciò che siamo perché la nostra cultura ci ha plasmati. «La flessibilità e la comprensione della nostra storia e della nostra situazione attuale sono aspetti determinanti. Non si troverà mai una soluzione senza la volontà di riconoscere la storia della Svizzera. Siamo ciò che siamo e ci troviamo dove ci troviamo grazie ai nostri 700 anni di storia, e questo deve essere riconosciuto. È la nostra identità». 

«Subottimale»

Una parte dell’identità della Svizzera consiste nella sua diversità culturale e linguistica. Come consigliere federale ticinese, Ignazio Cassis sa cosa vuol dire essere «l’altro». «Essendo l’unico membro ticinese del Consiglio federale, culturalmente parlando sono a priori solo. Il fatto di conoscere perfettamente una lingua nazionale è praticamente irrilevante, perché non ha alcuna importanza a livello operativo». Il consigliere federale Ignazio Cassis è poliglotta e con le colleghe e i colleghi si esprime in tedesco o in francese. «Sono equilibri che hanno a che fare con i rapporti di forza. Gli Svizzeri tedeschi sono in una posizione di forza. Certo, provano molta simpatia per le altre regioni linguistiche, ma per interiorizzare una cultura serve qualcosa di più».

Sono le piccole cose a differenziare le varie regioni della Svizzera. E per Ignazio Cassis queste differenze vanno ben oltre la lingua: sono differenze culturali che plasmano il nostro Paese. Si tratta del modo in cui ci rapportiamo gli uni con gli altri, della nostra concezione del rapporto con le autorità e la classe politica, della maniera in cui ci esprimiamo. «Mi piace molto quando gli Svizzeri tedeschi dicono che qualcosa è «subottimale». Con questo intendono dire che è andata male e che, in pratica, non poteva andare peggio. Al posto di «male», dicono «subottimale», che per loro è lo stesso. In francese e in italiano, invece, questa parola significa «non ottimale», cioè non perfetto ma quasi. Sono queste le sfumature che amo nella diversità culturale della nostra Svizzera». 

Ottimismo

Possiamo osservare differenze tra le varie regioni anche per quanto riguarda la lotta contro la pandemia di COVID-19. Il numero di casi è in aumento da alcuni giorni, ma le misure variano da Cantone a Cantone. Per Ignazio Cassis, questo non è un segnale negativo. «Adottare regole diverse in Cantoni diversi non è di per sé qualcosa di sbagliato, perché non tutti sono colpiti allo stesso modo». Nell’attuazione delle misure è importante tenere conto delle differenze culturali tra la Svizzera tedesca, la Svizzera francese e la Svizzera italiana. «Ci comportiamo in modo diverso e abbiamo una diversa concezione del rapporto tra cittadini e Stato. I Cantoni lo sanno ed è per questo che il loro ruolo è importante nella Svizzera federalista».  

Discutiamo finché non troviamo una soluzione. Questa è la Svizzera.

Il consigliere federale Cassis non è preoccupato per l’aumento dei casi di COVID-19, ma afferma che la situazione viene monitorata con attenzione. «Il numero di nuovi casi è solo uno degli indicatori importanti. Altri sono l’occupazione dei posti letto in terapia intensiva e i decessi, entrambi vicini allo zero. Ciò significa che il virus si sta attualmente diffondendo tra i gruppi di popolazione più giovani, che sviluppano meno sintomi. Naturalmente è un problema, ma non dobbiamo drammatizzare. Dobbiamo attuare con coerenza le misure previste».

Critica onesta

La discussione ha riguardato anche gli attuali sviluppi internazionali. La Svizzera segue da vicino la situazione relativa alle elezioni in Bielorussia, dove il nostro Paese ha aperto un’ambasciata proprio nel febbraio di quest’anno: «Volevamo sostenere l’evoluzione positiva in atto», precisa il consigliere federale. Le elezioni sono però un passo indietro in questo senso, come Cassis ha fatto notare al ministro degli esteri bielorusso nel corso di una conversazione telefonica: «Gli ho detto chiaramente che siamo delusi dagli attuali sviluppi».

Vogliamo continuare ad avere un rapporto costruttivo con la Cina. Ma dobbiamo anche affrontare apertamente alcune questioni nell’ambito di un dialogo diretto.

Riguardo alle sue dichiarazioni critiche sul rispetto dei diritti umani in Cina, il consigliere federale Cassis ricorda che già in passato la Svizzera aveva preso una posizione chiara in merito, per esempio in riferimento alla situazione degli Uiguri o di Hong Kong. Questo è possibile grazie agli stretti contatti tra la Svizzera e la Cina: «Vogliamo continuare ad avere un rapporto costruttivo con la Cina. Ma dobbiamo anche affrontare apertamente alcune questioni nell’ambito di un dialogo diretto», sottolinea Ignazio Cassis, che ha confermato la propria volontà di portare avanti quest’anno, insieme al suo omologo cinese, il dialogo sui diritti umani tra i due Paesi.