Di cosa si occupa la Svizzera nel Consiglio di sicurezza dell'ONU?

Negli anni 2023 e 2024 la Svizzera sarà membro del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dove, con la sua esperienza, contribuirà alla pace e alla sicurezza globali in discussioni e dibattiti. Nel maggio 2023, la Svizzera ha assunto la presidenza del Consiglio. Nel newsfeed sono disponibili i retroscena sull’impegno e sugli interventi della Svizzera nel Consiglio di sicurezza.

Il consigliere federale Ignazio Cassis siede attorno a un tavolo presso il Consiglio di sicurezza dell'ONU. Davanti a lui c'è un cartello con la scritta «presidente».

Il consigliere federale Ignazio Cassis ha presieduto un dibattito del Consiglio di sicurezza dell’ONU il 3 maggio 2023. L’incontro si è incentrato sul tema del rafforzamento della fiducia. © DFAE

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite in breve

Composizione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2024

L’infografica mostra la composizione del Consiglio di sicurezza dell’ONU per l’anno 2023. Cinque membri permanenti: Francia, Stati Uniti, Russia, Regno Unito e Cina. Dieci membri non permanenti: Svizzera, Ecuador, Malta, Giappone, Mozambico, Algeria, Guyana, Sierra Leone, Slovenia e Repubblica di Corea.
Composizione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2024. © DFAE

Le priorità e i ruoli della Svizzera nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU

Le priorità

Il 31 agosto 2022 il Consiglio federale ha fissato quattro priorità per il seggio della Svizzera nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite:

  1. costruire una pace sostenibile
  2. proteggere la popolazione civile
  3. rafforzare l’efficienza
  4. affrontare la questione della sicurezza climatica

La Svizzera vuole impegnarsi in modo credibile in tutti gli ambiti tematici dell’agenda del Consiglio di sicurezza.

Le priorità della Svizzera in dettaglio

I ruoli della Svizzera

Lead / Penholderships:

  • Co-leadership per il dossier umanitario sulla Siria con il Brasile. 
  • Co-leadership per il Ufficio delle Nazioni Unite per l'Africa occidentale e il Sahel (UNOWAS) insieme al Ghana.

Presidenze di organi sussidiari:

  • Presidente del Comitato per le sanzioni contro la Repubblica Popolare Democratica di Corea 
  • Co-presidente del Gruppo di lavoro su donne, pace e sicurezza, insieme agli Emirati Arabi Uniti. 
  • Co-presidente del Gruppo di esperti su clima e la sicurezza, insieme agli Emirati Arabi Uniti e al Mozambico.
  • Punto focale su fame e conflitti, insieme al Brasile. 
  • Punto focale sulla Corte penale internazionale (CPI), insieme al Giappone.

20.02.2024 – Medio Oriente: bocciata al Consiglio di Sicurezza dell'ONU la risoluzione per un cessate il fuoco umanitario

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato oggi una risoluzione che chiedeva un immediato cessate il fuoco umanitario in Medio Oriente. La risoluzione, presentata dall'Algeria, è stata bocciata a causa del veto degli Stati Uniti. La situazione umanitaria drammatica per oltre due milioni di persone a Gaza continua a peggiorare: la carestia è alle porte, il settore sanitario è ormai a rischio e gran parte della popolazione è già stata sfollata più volte all'interno del territorio. Manca di tutto, soprattutto l'accesso umanitario. Inoltre, la minaccia di un’offensiva militare terrestre israeliana a Rafah, nel sud della Striscia di Gaza, costituisce una preoccupazione seria per più di un milione di persone. Nel frattempo, molti ostaggi attendono ancora di essere liberati.

Per affrontare questi sviluppi, la risoluzione ha chiesto, oltre a un cessate il fuoco immediato, il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi rimasti, il rispetto totale del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti, un accesso umanitario rapido, sicuro e senza ostacoli ai civili in difficoltà. Avrebbe inoltre condannato lo sfollamento forzato della popolazione palestinese. Nell'adottare la risoluzione, il Consiglio di Sicurezza avrebbe anche richiamato le misure preventive della Corte internazionale di giustizia del 26 gennaio 2024 per la prevenzione del genocidio in Medio Oriente e ribadito il suo appello per una soluzione a due Stati. Infine, la risoluzione esprimeva anche grande preoccupazione per la minaccia di un'ulteriore escalation nella regione in seguito alle violenze a Gaza.

La Svizzera ha sostenuto la risoluzione e si è immediatamente rammaricata dell'esito del voto. Nella sua dichiarazione di voto, ha ribadito la sua posizione sull'attuale escalation in Medio Oriente e ha sottolineato che la richiesta di un immediato cessate il fuoco umanitario a Gaza è in linea con l'impegno collettivo del Consiglio di sicurezza di rispettare e far rispettare le Convenzioni di Ginevra e il diritto umanitario internazionale in ogni circostanza. "Non possiamo permettere che centinaia di migliaia di civili assediati siano lasciati morire di fame e soffrire di epidemie senza adeguate garanzie di sicurezza per la fornitura di assistenza umanitaria e per la loro stessa protezione", ha dichiarato la Svizzera.

Durante i negoziati sulla risoluzione, la Svizzera ha svolto un ruolo decisivo nel garantire che la richiesta di rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi, il rispetto del diritto internazionale e la protezione della popolazione civile fossero inclusi nel testo della risoluzione. La Svizzera invita le parti in conflitto ad attuare senza indugio le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU adottate a dicembre e novembre 2023 relative alla situazione in loco. Sono urgenti il rilascio immediato degli ostaggi, un cessate il fuoco umanitario, l'accesso senza ostacoli degli aiuti umanitari a Gaza e il pieno rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani da parte di tutte le parti. Su questa base, va poi avviato un dialogo politico, con l'obiettivo di una soluzione a due Stati.

Dichiarazione della Svizzera dopo il voto, Consiglio di sicurezza dell’ONU, 20.02.2024 (fr, en)

Situazione in Medio Oriente

13.02.2024 – La prevenzione è la chiave per attenuare i rischi climatici nelle regioni in conflitto

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto un dibattito aperto, sotto la presidenza della Guyana, sul legame tra le conseguenze dei cambiamenti climatici, l'insicurezza alimentare e i conflitti armati. «Affrontare la sicurezza climatica» è una delle quattro priorità tematiche definite dal Consiglio federale in qualità di membro del Consiglio di sicurezza. La Svizzera, rappresentata dall'ambasciatrice Alexandra Baumann, capo della Divisione Prosperità e sostenibilità (DPS) del DFAE, ha sottolineato a New York la necessità della prevenzione: «I conflitti sono la causa principale della fame e il cambiamento climatico destabilizza ulteriormente la situazione.» L'insicurezza alimentare nel mondo è aumentata in modo significativo negli ultimi dieci anni. Nonostante gli obiettivi fissati dall'Agenda 2030, circa 800 milioni di persone soffrono ancora la fame cronica.

Alexandra Baumann parla al tavolo a ferro di cavallo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
L'ambasciatrice Alexandra Baumann ha rappresentato la Svizzera al dibattito aperto sui cambiamenti climatici, i conflitti e la sicurezza alimentare presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. © DFAE / UN Photo

In seno al Consiglio di sicurezza, la Svizzera ha presentato soluzioni volte in particolare a prevenire i rischi legati al clima e a ridurre le tensioni. Negli ultimi anni sono stati sviluppati sistemi di allarme rapido per l'insicurezza alimentare, i conflitti e gli eventi climatici estremi. Attualmente, questi sistemi operano ancora prevalentemente in modo separato l'uno dall'altro. È fondamentale che siano collegati in rete tra loro, in modo da evitare eventuali carenze nella prevenzione dei conflitti. I dati che ne derivano devono essere utilizzati per azioni preventive e mirate. Ad esempio, è possibile garantire la creazione di sistemi alimentari sostenibili a lungo termine. La Svizzera si impegna anche a livello bilaterale nell'ambito della sua cooperazione internazionale.

Al fine di garantire il successo, è necessaria una cooperazione coordinata tra gli attori ambientali, di pace e umanitari. Oltre al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, rientra a farne parte l'intero sistema delle Nazioni Unite, le organizzazioni regionali come l'Unione Africana, le istituzioni locali, ma anche il mondo accademico e il settore privato. La Svizzera promuove attivamente il dialogo tra questi attori e ha recentemente organizzato ad Addis Abeba alcuni dialoghi sull'impatto dei cambiamenti climatici e dei conflitti sulla sicurezza alimentare.

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU deve considerare l'impatto del cambiamento climatico sulla pace e sulla sicurezza.
Alexandra Baumann, responsabile della Divisione Prosperità e sostenibilità del DFAE

La spirale tra conflitti, insicurezza alimentare e conseguenze del cambiamento climatico è la stessa in molte regioni del mondo in conflitto: aumenta l'instabilità, l'insicurezza e la sofferenza della popolazione civile. «Per trovare risposte specifiche al contesto, il Consiglio deve considerare dell'impatto del cambiamento climatico sulla pace e sulla sicurezza», ha sottolineato Alexandra Baumann a New York. La Svizzera continuerà a dedicarsi alle implicazioni dei cambiamenti climatici per la politica di sicurezza e di pace in seno al Consiglio di sicurezza, a individuare possibili soluzioni e a contribuire alla creazione di un consenso tra i membri del Consiglio.

Dichiarazione della Svizzera sul cambiamento climatico e la sicurezza alimentare, Consiglio di sicurezza dell'ONU, 13.02.2024 (en)

Articolo: Perché le conseguenze del cambiamento climatico possono esacerbare i conflitti

09.02.2024 – Il Consiglio di sicurezza in Colombia per sostenere il processo di pace

Le delegazioni dei 15 Stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il presidente colombiano Gustavo Petro posano per una foto di gruppo.
Incontro tra i membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e il Presidente colombiano Gustavo Petro presso la Casa de Narino l'8 febbraio 2024 a Bogotà. © Missione ONU in Colombia

Dal 7 all'11 febbraio, la Svizzera sarà capofila di una visita in Colombia dei 15 membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, insieme alla Guyana e al Regno Unito. Il Consiglio intende farsi un'idea della situazione nel Paese, osservare come viene attuato l'accordo del 2016 e apportare il proprio sostegno all'instaurazione di una pace duratura. La Svizzera rimane fortemente coinvolta nel processo di pace in Colombia.

Articolo: Il Consiglio di sicurezza in Colombia per sostenere il processo di pace

05.02.2024 – Pericolo di un'ulteriore escalation regionale: la Svizzera invita alla moderazione

Nell'ambito di una riunione d'emergenza richiesta dalla Russia, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha discusso gli attacchi aerei in Siria e in Iraq effettuati dagli Stati Uniti dopo l'attacco a una base americana in Giordania. In seno al Consiglio, la Svizzera ha espresso la propria preoccupazione per il rischio di un'escalation regionale, che si è accentuato dopo gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre e la guerra a Gaza. Questo rischio è aumentato notevolmente negli ultimi dieci giorni. «Esiste un rischio reale per la pace e la sicurezza internazionale nella regione», ha sottolineato il Vice Rappresentante Permanente della Svizzera all'ONU, Adrian Hauri, a New York.

La Svizzera ha invitato le parti in conflitto e tutti coloro che ci esercitano un'influenza a porre la massima moderazione per evitare un'ulteriore escalation nella regione. «Un singolo errore di calcolo può avere conseguenze disastrose», ha dichiarato il rappresentante svizzero durante la riunione del Consiglio. La Svizzera ha ricordato che tutte le misure militari devono essere conformi al diritto internazionale e ha invitato tutte le parti a garantire il rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani. Soltanto soluzioni politiche possono garantire infine la pace e la sicurezza nella regione. Un cessate il fuoco umanitario è particolarmente necessario a Gaza. Per quanto riguarda la Siria, la Svizzera ha ricordato che la risoluzione 2254 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite richiede un cessate il fuoco nazionale.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Siria e in Iraq, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 05.02.2024 (fr)

31.01.2024 – Medio Oriente: i provvedimenti della Corte internazionale di giustizia sono validi per entrambe le parti

Il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha discusso oggi nuovamente della situazione attuale in Medio Oriente. La Svizzera ha ribadito la sua posizione, chiedendo in particolare il rispetto del diritto internazionale umanitario. Alla luce della situazione umanitaria catastrofica di Gaza, è urgente una tregua umanitaria per consentire l'accesso umanitario e il rilascio di tutti gli ostaggi. La Svizzera ha ribadito un sostegno assoluto alla Corte internazionale di giustizia e ha ricordato che le misure provvisorie del 26 gennaio sono valide per entrambe le parti. Si aspetta che Israele si conformi all'ordine della Corte e prenda le misure necessarie per prevenire la commissione di qualsiasi atto di genocidio e il relativo incitamento. Ciò richiede misure efficaci che devono essere adottate senza indugio, in modo che possano essere forniti anche i servizi di base e gli aiuti umanitari.

A New York, la Svizzera ha anche espresso la sua preoccupazione per le gravi accuse mosse ai dipendenti dell'UNRWA sospettati di essere coinvolti negli atti terroristici del 7 ottobre. La Svizzera applica una politica di tolleranza zero nei confronti di qualsiasi sostegno al terrorismo e di qualsiasi incitamento all'odio o alla violenza. La Svizzera ha preso atto delle misure immediate adottate dall'UNRWA nei confronti dei suoi collaboratori e si aspetta che l'indagine interna faccia piena luce su queste accuse.

Infine, la Svizzera ha messo in guardia dalla regionalizzazione del conflitto e ha ribadito che il rispetto del diritto internazionale, il cessate il fuoco umanitario, l'accesso a Gaza per la consegna degli aiuti e il rilascio degli ostaggi sono solo i primi passi verso una soluzione politica duratura del conflitto, che deve basarsi su una soluzione a due Stati.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Medio Oriente, Consiglio di sicurezza dell'ONU, 31.01.2024 (fr)

30.01.2024 – Stabilità e sicurezza a Cipro: prorogata di un anno la missione di pace delle Nazioni Unite

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato oggi all'unanimità mediante una risoluzione il mandato della missione di pace delle Nazioni Unite a Cipro (UNFICYP). L'UNFICYP opera nell'isola mediterranea da 60 anni, contribuendo in modo significativo alla stabilità del Paese e dell’Europa.

Nel 1964, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite inviò la missione di mantenimento della pace in seguito allo scoppio della violenza tra le comunità turco-cipriota e greco-cipriota. Si tratta di una delle più antiche missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite ancora in funzione. Sebbene sia stato firmato un cessate il fuoco tra le parti in conflitto, il Paese è rimasto diviso dall’invasione del nord dell'isola da parte delle forze turche nel 1974. In questo contesto, l'UNFICYP garantisce una zona cuscinetto tra le milizie di entrambi i campi.

Membri della forza di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (UNFICYP) camminano in un vicolo tra edifici fatiscenti nella zona cuscinetto.
L'UNFICYP contribuisce significativamente alla stabilità e alla sicurezza di Cipro e dell'Europa. © Keystone

Nell'adozione della risoluzione, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite plaude anche alla nomina di Maria Angela Holguin Cuellar come inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per Cipro. Si tratta di un passo importante nella ricerca di un terreno comune al fine di tornare ai negoziati formali e rilanciare un possibile processo negoziale. La Svizzera sostiene l'inviato e i buoni uffici del Segretario generale delle Nazioni Unite.

In seno al Consiglio, la Svizzera ha sostenuto l'estensione della missione di mantenimento della pace dell'ONU e ritiene di fondamentale importanza una soluzione politica accettabile per entrambe le parti. Sostiene una soluzione federalista che, in conformità con le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, si basi su due zone per entrambe le comunità con pari diritti politici. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario rafforzare la fiducia e il dialogo tra le parti. Per questo motivo, la Svizzera è coinvolta a livello bilaterale nel Comitato per le persone scomparse a Cipro, di cui fan parte greco-ciprioti e turco-ciprioti. La Svizzera continua a offrirsi di ospitare discussioni. Nel passato, l'ONU ha portato avanti il dialogo politico a Bürgenstock (2004), Mont Pèlerin (2016) e Crans-Montana (2017).

23.01.2024 – Consiglio di sicurezza dell'ONU: il consigliere federale Cassis sottolinea la necessità di una soluzione globale

Il 23 gennaio, il consigliere federale Ignazio Cassis ha partecipato a un dibattito ministeriale sulla situazione in Medio Oriente presso il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Sotto la presidenza francese, l'obiettivo del dibattito era quello di contribuire a far concreti passi in avanti verso una soluzione politica della crisi in Medio Oriente. Il capo del DFAE ha esposto al Consiglio un'analisi della situazione e ha presentato il suo punto di vista sulle possibili soluzioni al conflitto e per una pace duratura nella regione. 

Il consigliere federale Ignazio Cassis ha ribadito ieri la posizione del Consiglio federale sul conflitto in Medio Oriente durante un dibattito di alto livello al Consiglio di sicurezza dell'ONU. Il capo del DFAE ha condannato gli attacchi terroristici di Hamas contro Israele e ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi detenuti da Hamas. Ha inoltre sottolineato la precaria situazione umanitaria a Gaza: «Dal 7 ottobre, non sembra esserci limite alla violenza in Israele, a Gaza e nei Territori palestinesi occupati».

Il Consigliere federale Ignazio Cassis interviene al Consiglio di sicurezza dell'ONU.
Il Consigliere federale Ignazio Cassis al dibattito ministeriale sul Medio Oriente al Consiglio di sicurezza dell'ONU. © DFAE

Il capo del DFAE ha anche sottolineato l’impegno del Consiglio di sicurezza dell’ONU nel conflitto in Medio Oriente. Il Consiglio ha recentemente adottato risoluzioni essenziali che sono molto difficili da attuare. Solo una parte degli ostaggi è stata rilasciata, i civili sono vittime quotidiane dei combattimenti e il diritto internazionale umanitario viene continuamente violato. «Non possiamo cedere alla frustrazione. Non possiamo lasciarci scoraggiare», ha dichiarato Ignazio Cassis, evidenziando la necessità di un approccio globale per giungere a una soluzione che coinvolga in particolare gli Stati della regione., «Senza un consenso politico regionale, una pace duratura in Medio Oriente non potrà essere raggiunta», ha aggiunto il capo del DFAE. A livello diplomatico, gli ultimi anni hanno dimostrato che c'è spazio per un accordo politico e per interessi comuni tra Israele e gli Stati della regione. Questo margine di manovra deve essere utilizzato per lavorare a una pace duratura, che richiederà una soluzione a due Stati. «Questa è l'unica soluzione che darà a israeliani e palestinesi la prospettiva di vivere in pace e sicurezza», ha sottolineato il consigliere federale.

Il capo del DFAE ha invitato le parti in conflitto, gli Stati della regione e i membri del Consiglio di sicurezza ad agire per porre le basi di una cessazione duratura delle ostilità e di una soluzione politica alla crisi. Ciò richiederà l'immediato rilascio degli ostaggi, un cessate il fuoco umanitario, il libero accesso degli aiuti umanitari a Gaza e il pieno rispetto del diritto internazionale umanitario. La Svizzera è pronta a sostenere questi sforzi in collaborazione con Israele, l'Autorità Palestinese e gli Stati della regione.

Discorso del consigliere federale Ignazio Cassis sulla situazione in Medio Oriente, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 23.01.2024

Situazione in Medio Oriente

12.01.2024 – Riunione d'emergenza sulla situazione nel Mar Rosso

Dopo nuovi attacchi degli Houthi yemeniti contro navi mercantili nel Mar Rosso negli ultimi giorni, seguiti da attacchi militari da parte di Stati Uniti e Regno Unito, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto oggi una riunione d'emergenza. In seno al Consiglio di sicurezza, la Svizzera ha sottolineato che questi recenti sviluppi sono preoccupanti e aumentano il rischio di un'escalation regionale.

Due giorni fa, il Consiglio di Sicurezza ha adottato una risoluzione che chiede una maggiore sicurezza per le navi e un stretto rispetto dei diritti e delle libertà di navigazione, in conformità con il diritto internazionale. La Svizzera ha sostenuto questa risoluzione, poiché esprime la preoccupazione del Consiglio per la situazione nella regione e invita gli Houthi a cessare immediatamente gli attacchi nei confronti delle navi nel Mar Rosso.

Oggi a New York, come dopo il voto del 10 gennaio, la Svizzera ha sottolineato la sua valutazione giuridica della risoluzione: il diritto di intraprendere azioni militari menzionato nell'articolo corrispondente della risoluzione è limitato all'intercettazione di attacchi contro navi mercantili e navali. Riguarda quindi soltanto la protezione di una nave sotto attacco e del suo equipaggio. In questo contesto, qualsiasi operazione militare che vada oltre la necessità immediata di proteggere navi e persone sarebbe sproporzionata e non coperta dalla risoluzione.

La Svizzera è preoccupata per gli attacchi militari della coalizione anglo-americana. Gli incidenti nel Mar Rosso hanno già un impatto negativo sulla navigazione e sul commercio internazionale. Ma la situazione precaria dei civili in Yemen e nella regione, che dipendono da aiuti umanitari vitali consegnati via mare, potrebbe anche peggiorare se le ostilità dovessero perdurare. Alla luce di questa situazione, la Svizzera ha lanciato un appello al Consiglio di sicurezza affinché tutte le parti e gli attori presenti nel Mar Rosso e nelle regioni vicine dessero prova di prudenza e moderazione nonché di rispettare rigorosamente il diritto internazionale. Questo al fine di evitare un'escalation regionale. A lungo termine, solo una pace duratura nello Yemen, con la partecipazione di tutti gli attori coinvolti, permetterà di garantire la sicurezza nel Mar Rosso.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione nel Mar Rosso, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 12.01.2024

12.01.2024 – Medio Oriente: la Svizzera chiede la piena attuazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Nel corso di una riunione d'emergenza, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha di nuovo discusso la situazione in Medio Oriente, in particolare l'espulsione forzata della popolazione palestinese. La Svizzera ha espresso la sua preoccupazione per il costante aumento della violenza e delle sofferenze della popolazione civile. A fronte della situazione umanitaria drammatica, ha chiesto di agevolare l'accesso umanitario alla Striscia di Gaza e di liberare gli ostaggi ancora detenuti. A tal fine, la Svizzera ha sottolineato la necessità di un cessate il fuoco umanitario duraturo. In seno al Consiglio di Sicurezza, la Svizzera ha nuovamente condannato gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre, in particolare la violenza sessuale contro donne e ragazze.

Per alleviare le sofferenze della popolazione civile, è essenziale che le due risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sul Medio Oriente adottate a novembre e dicembre siano pienamente applicate. In particolare, queste risoluzioni chiedono di aumentare gli aiuti umanitari a Gaza garantendo un accesso rapido, sicuro e senza ostacoli, in conformità con il diritto umanitario internazionale. Si prospetta una grave carestia, di cui già soffre quasi mezzo milione di persone a Gaza.

A New York, la Svizzera ha anche sottolineato che le Convenzioni di Ginevra vietano gli spostamenti forzati di popolazione e che tali spostamenti possono costituire un crimine di guerra. Si oppone alle richieste di espulsione di civili dai territori palestinesi occupati, compresa Gaza, e ha invitato i leader di tutte le parti ad astenersi da qualsiasi dichiarazione provocatoria. Inoltre, tutte le violazioni del diritto internazionale commesse in Israele e nei Territori Palestinesi Occupati devono essere indagate e i responsabili devono essere chiamati a rispondere davanti alle autorità competenti. A tal fine, la Corte penale internazionale (CPI) sta attualmente svolgendo un'indagine sulla situazione nei Territori palestinesi occupati, che riguarda tanto gli eventi del 7 ottobre quanto quelli in corso a Gaza e in Cisgiordania.

La ricerca di una soluzione politica è urgente. Per questo motivo, la Svizzera continua a sostenere la soluzione a due Stati, in modo che Gaza possa essere ricostruita come parte di un futuro Stato palestinese, che possa esistere in pace e all'interno di confini sicuri e riconosciuti, fianco a fianco con Israele.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Medio Oriente, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 12.01.2024

11.01.2024 – UNOWAS: la prevenzione come strumento per garantire la pace e la sicurezza in Africa occidentale e nel Sahel

Il contributo dell'Ufficio regionale delle Nazioni Unite per l'Africa occidentale e il Sahel (UNOWAS) è stato oggi il fulcro di una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L'UNOWAS è attivo in 16 Paesi in cui milioni di persone devono far fronte a numerose e complesse sfide che compromettono la sicurezza della regione. A fine gennaio 2023, il Consiglio di Sicurezza ha rinnovato il mandato dell'UNOWAS, guidato da Svizzera e Ghana, per altri tre anni. Nonostante la tendenza positiva al rafforzamento della governance democratica in alcuni Paesi, la situazione della sicurezza rimane instabile in gran parte della regione e i bisogni umanitari sono in aumento. Durante la riunione odierna del Consiglio, la Svizzera ha sottolineato che la prevenzione è essenziale per evitare nuovi conflitti e l'escalation degli altri esistenti.

 Le schede elettorali con le scritte «Oui» e «Non» giacciono su un tavolo di legno.
L'UNOWAS sostiene elezioni inclusive in Africa occidentale e nel Sahel, rafforzando la governance democratica. © Keystone

In seno al Consiglio, la Svizzera ha espresso soddisfazione per i progressi nella governance democratica. L'anno scorso, ad esempio, diverse elezioni nella regione si sono svolte in modo decisamente pacifico. In Nigeria, la Svizzera ha sostenuto il «National Peace Committee» nei suoi sforzi per contenere la violenza prima e durante le elezioni.

Inoltre, la Svizzera ha accolto con favore l'assistenza fornita dall'UNOWAS a Ghana, Mauritania, Senegal e Togo per l'organizzazione di elezioni. La Svizzera ha inoltre sottolineato che la promozione di leggi volte a rafforzare il ruolo delle donne nei processi politici deve continuare e la loro attuazione deve essere garantita. Ciò contribuisce alla costruzione e al consolidamento delle istituzioni politiche, dei processi elettorali e della governance democratica in tutta la regione.

La situazione della sicurezza per i civili resta allarmante in alcune regioni del Sahel a causa degli attacchi dei gruppi armati. A New York, la Svizzera ha sottolineato che occorre seguire particolarmente da vicino gli sviluppi dopo il ritiro della missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite (MINUSMA) dal Mali alla fine del 2023. A tal proposito, ha anche sottolineato la necessità di rafforzare il lavoro degli Stati membri dell'ONU a livello bilaterale e multilaterale per limitare il rischio di una grave crisi regionale. Ciò dovrebbe svolgersi in stretta collaborazione con l'Unione Africana e le organizzazioni sub-regionali.

Altro fattore importante per la protezione delle popolazioni è il rafforzamento delle azioni umanitarie al fine di prevenire gravi crisi umanitarie e mitigare quelle già esistenti, causate da conflitti, instabilità, sfollamenti interni e conseguenze del cambiamento climatico. Circa 26 milioni di persone nella regione del Sahel hanno oggi bisogno di aiuti umanitari per sopravvivere. In questo contesto, la Svizzera ha sottolineato che tener conto dei rischi climatici è fondamentale per una prevenzione adeguata dei conflitti in Africa occidentale e nel Sahel. Gli effetti dei cambiamenti climatici, quali alluvioni e siccità, hanno conseguenze importanti per la sicurezza nella regione. In seno al Consiglio, la Svizzera ha sottolineato che l'analisi continua dei rischi climatici e una migliore comprensione del legame tra clima, pace e sicurezza restano importanti per aiutare i Paesi interessati ad adattarsi agli effetti del cambiamento climatico. La Svizzera ha inoltre letto una dichiarazione a nome di diversi Paesi per richiamare l'attenzione sugli effetti negativi dei cambiamenti climatici sulla pace e sulla sicurezza.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Africa occidentale e nel Sahel, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 11.01.2024 (fr)

Dichiarazione congiunta sulla sicurezza climatica, Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 11.01.2024 (en)

10.01.2024 – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite chiede maggiore sicurezza per le navi nel Mar Rosso

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato oggi una risoluzione che condanna gli attacchi degli Houthi yemeniti alle navi mercantili nel Mar Rosso. La risoluzione esorta gli Houthi a cessare immediatamente gli attacchi che ostacolano il commercio mondiale e minano la sicurezza nella regione. La Svizzera ha sostenuto la risoluzione.

Il 19 novembre 2023, gli Houthi hanno intercettato la nave cargo «Galaxy Leader» in rotta dalla Turchia all'India. È stato sequestrato l'equipaggio e la nave è stata dirottata verso la provincia yemenita di Hodeida. La risoluzione del Consiglio di sicurezza adottata oggi chiede l'immediato rilascio dell'equipaggio e la restituzione della «Galaxy Leader».

La nave da carico blu e bianca «Galaxy Leader» è ancorata in acque turchesi nel Mar Rosso, al largo della costa yemenita.
Il cargo «Galaxy Leader» intercettato dagli Houthi il 19 novembre 2023 al largo della costa yemenita. © Keystone

Con questa risoluzione, il Consiglio di sicurezza sottolinea che i diritti e le libertà di navigazione delle navi mercantili devono essere rispettati in conformità al diritto internazionale. Il Consiglio invita inoltre alla prudenza e alla moderazione per evitare un'ulteriore escalation nel Mar Rosso e nell'intera regione.

Dichiarazione della Svizzera dopo il voto, Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 10.01.2024 (fr)

29.12.2023 – La Svizzera ribadisce la necessità di una soluzione politica duratura in Medio Oriente

Su richiesta degli Emirati Arabi Uniti, venerdì 29 dicembre si è tenuta una riunione d'emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per discutere la situazione attuale in Medio Oriente. Il protrarsi delle ostilità a Gaza e l'aumento della violenza in Cisgiordania sono preoccupanti e rafforzano la minaccia di un'estensione regionale del conflitto. Tali sviluppi mettono a repentaglio la prospettiva politica di attuare una soluzione a due Stati, così come sostenuto dalla Svizzera.

A fronte degli eventi attuali, la Svizzera ha ribadito che il rispetto del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani, la protezione dei civili e il rilascio degli ostaggi devono rimanere una priorità per il Consiglio di sicurezza. La Svizzera ha inoltre insistito sulla necessità di una soluzione politica duratura in Medio Oriente.

A nome della Svizzera e del Brasile, in qualità di punti focali informali sui conflitti e la fame all'interno del Consiglio di Sicurezza, è stata resa anche una dichiarazione sulla grave insicurezza alimentare nella Striscia di Gaza, di cui soffre oltre il 90% della popolazione.

Dichiarazione della Svizzera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 29.12.2023 (fr, en)

Dichiarazione congiunta di Svizzera e Brasile al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 29.12.2023 (PDF, 1 Pagina, 107.0 kB, inglese)

22.12.2023 – Medio Oriente: il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite adotta una risoluzione a favore dell'aumento degli aiuti umanitari alla Striscia di Gaza

A fronte del drastico deterioramento della situazione nella Striscia di Gaza, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato oggi una risoluzione volta ad aumentare gli aiuti umanitari alla Striscia. La risoluzione intende rispondere ai bisogni umanitari urgenti della popolazione civile, poiché condanna tutti gli attacchi contro i civili, compresi gli atti di terrorismo - tra cui quelli di Hamas del 7 ottobre - e richiede:

  • il rispetto del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti in conflitto
  • l'accesso rapido e senza ostacoli per consentire l'invio di forniture umanitarie, compreso un meccanismo dell'ONU per gli aiuti umanitari e l'apertura di diversi valichi di frontiera
  • il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi rimasti
  • la protezione della popolazione civile da parte di entrambe le parti in conflitto
  • la necessità di una soluzione a due Stati
  • e la richiesta di istituire le condizioni per una cessazione permanente delle ostilità.

La Svizzera ha appoggiato la risoluzione presentata al Consiglio dagli Emirati Arabi Uniti. Contribuisce ad alleviare la situazione umanitaria drammatica nella Striscia di Gaza e comprende vari aspetti della posizione della Svizzera sul conflitto attuale. Questi includono il rispetto del diritto umanitario internazionale da parte di tutte le parti in conflitto, il rilascio di tutti gli ostaggi, la garanzia di un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli alla Striscia di Gaza e la necessità di una soluzione a due Stati.

Con l'obiettivo di facilitare un accesso umanitario rapido e senza ostacoli, la risoluzione adottata oggi sottolinea l'urgente necessità di prendere in considerazione misure per creare le condizioni per una cessazione permanente delle ostilità. Ciò non compromette il diritto di Israele di garantire la propria difesa e sicurezza, bensì dovrebbe facilitare l'accesso umanitario e consentire il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi. Nella sua dichiarazione dopo il voto, la Svizzera ha espresso soddisfazione in merito alla decisione del Consiglio e ha sottolineato che la risoluzione odierna deve essere complementare al diritto umanitario internazionale, secondo il quale tutte le parti in conflitto e gli altri Stati sono tenuti a consentire e agevolare le misure di aiuto per la popolazione in difficoltà.

Dichiarazione della Svizzera dopo il voto, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 22.12.2023

21.12.2023 – La Svizzera sostiene il finanziamento duraturo delle operazioni di pace dell’Unione africana

Il 21 dicembre 2023, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha votato a favore di un finanziamento duraturo delle operazioni di promozione della pace guidate dall’Unione africana (UA). La Svizzera ha sostenuto il testo presentato dai tre Paesi africani del Consiglio, ovvero Gabon, Ghana e Mozambico.

Le operazioni di pace condotte dall’Unione africana sono fondamentali per gestire le sfide della sicurezza nel continente africano. Negli ultimi 20 anni, le operazioni di pace guidate dall’UA hanno permesso di risolvere situazioni complesse, per esempio facendo fronte alle prese di potere illegittime in vari Paesi, accompagnando le elezioni oppure aiutando a osservare gli accordi di cessate il fuoco, a dimostrazione del ruolo chiave svolto dagli attori regionali nell’affrontare le sfide della sicurezza del continente. Le operazioni di pace guidate dall’UA sono generalmente meglio radicate a livello locale, si basano su una conoscenza più approfondita del contesto e sono caratterizzate da una maggiore predisposizione a esporsi a rischi in caso di minacce complesse.

Tuttavia, le risorse limitate dell’UA non le consentono di utilizzare sistematicamente i suoi punti di forza per sostenere gli sforzi di pace nel continente. L’UA ha bisogno di risorse stabili e finanziamenti duraturi. Una risoluzione in tal senso è stata adottata dal Consiglio di sicurezza dell’ONU il 21 dicembre su iniziativa di Gabon, Ghana e Mozambico. Fin dall’inizio delle discussioni, la Svizzera aveva sostenuto attivamente questa risoluzione, in quanto garantiva un finanziamento prevedibile, duraturo e flessibile da parte delle Nazioni Unite per le operazioni di promozione della pace guidate dall’UA.

Impulso lanciato sotto la presidenza svizzera

La questione del finanziamento delle operazioni di promozione della pace guidate dall’Unione africana era già stata sollevata nel maggio del 2023 al Consiglio di sicurezza, presieduto dalla Svizzera. 

Dichiarazione della consigliera federale Viola Amherd in occasione del briefing sulla pace e la sicurezza in Africa - Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 25 maggio 2023 (fr, en)

Già nel 2018 la Svizzera aveva partecipato alla sponsorizzazione di un progetto di risoluzione dei tre Paesi africani in seno al Consiglio, ritenendo che il finanziamento di queste operazioni fosse cruciale per la credibilità del sistema delle Nazioni Unite, progetto che però non si era concretizzato. Il principio della risoluzione, votata il 21 dicembre, è innanzitutto quello di formulare «soluzioni africane per le sfide africane». Promuovere soluzioni proposte da Paesi africani alle sfide che il continente deve affrontare significa promuovere soluzioni durature. In questo senso, la Svizzera ha sempre sostenuto il radicamento regionale delle operazioni di pace. Il discorso delle soluzioni regionali vale anche per altre parti del mondo, compresa l’Europa attraverso l’OSCE. Grazie a questa risoluzione, l’UA e le Nazioni Unite dispongono ora di un quadro di riferimento in caso di futuri dispiegamenti di missioni di pace guidate dall’UA su mandato del Consiglio di sicurezza, il che facilita la pianificazione finanziaria. In futuro, le autorizzazioni specifiche dovranno comunque essere concesse caso per caso dal Consiglio di sicurezza e dalla Commissione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite responsabile delle questioni finanziarie. La Svizzera riconosce e accoglie con favore anche i progressi compiuti dall’UA dal 2018 per definire un quadro per le operazioni di promozione della pace.

Rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario

La risoluzione adottata all’unanimità dal Consiglio il 21 dicembre ha sottolineato che tutte le forze di sicurezza devono rispettare i diritti umani e il diritto internazionale umanitario. Questo rispetto è una condizione essenziale per la concessione di fondi da parte delle Nazioni Unite. Si tratta di un requisito di dovuta diligenza (due diligence) delle Nazioni Unite in materia di diritti umani. «La Svizzera ha voluto dare il suo sostegno e svolgere un ruolo costruttivo nel processo negoziale, con l’obiettivo di promuovere la conciliazione tra le diverse posizioni», ha dichiarato Pascale Baeriswyl, che ha inoltre invitato tutte le parti a fare il possibile per contribuire all’attuazione di questa risoluzione quadro. «In particolare facciamo appello alla volontà, da parte di tutti, di trovare compromessi per i futuri negoziati, caso per caso. Si tratta di un passo decisivo per il futuro delle operazioni di promozione della pace guidate dall’UA per sostenere la pace e la sicurezza nel continente», ha concluso Pascale Baeriswyl.

Risoluzione del 21 dicembre 2023 a favore di un finanziamento duraturo delle operazioni di promozione della pace guidate dall’Unione africana (UA), Consiglio di sicurezza dell’ONU (fr)

Dichiarazione a seguito del voto svizzero, Consiglio di sicurezza dell’ONU, 21 dicembre 2023éclaration après le vote de la Suisse, Conseil de sécurité de l’ONU, 21 décembre 2023 (fr, en)

 

21.12.2023 – Il Consiglio di sicurezza dell'ONU proroga il mandato della Forza di disimpegno degli osservatori delle Nazioni Unite sulle alture del Golan

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato oggi all'unanimità di sei mesi il mandato della Forza di disimpegno degli osservatori delle Nazioni Unite (UNDOF). La UNDOF, il cui primo mandato è stato conferito dal Consiglio di Sicurezza nel maggio 1974, è una delle missioni più longeve delle Nazioni Unite. Il suo dispiegamento risale alla "guerra dello Yom Kippur" tra Israele e Siria, scatenatasi nell'ottobre 1973 e in parte condotta sulle alture del Golan. Nel maggio dell'anno successivo, le due parti in conflitto decisero a Ginevra un cessate il fuoco e la creazione di una zona demilitarizzata. La UNDOF monitora questa zona demilitarizzata e il rispetto del cessate il fuoco tra Israele e Siria.

Un veicolo bianco delle Nazioni Unite supera un Checkpoint in un paesaggio brullo e collinare.
Foto scattata nel 1990. La UNDOF monitora il cessate il fuoco tra Israele e Siria sulle alture del Golan da quasi 50 anni. © UN Photo

La Svizzera ha sostenuto la risoluzione in seno al Consiglio di Sicurezza, poiché la UNDOF contribuisce in modo significativo alla pace e alla stabilità in Medio Oriente. In un contesto di escalation della violenza in Medio Oriente dopo gli atti terroristici di Hamas del 7 ottobre e di forti tensioni regionali, questa missione riveste maggiore importanza al fine di evitare una regionalizzazione del conflitto attuale.

19.12.2023 – Bilancio e prospettive del mandato svizzero al Consiglio di sicurezza dell’ONU

Per il Consiglio di sicurezza dell’ONU, il 2023 è stato un anno segnato da diverse crisi. Nelle sue riunioni praticamente quotidiane sono stati all’ordine del giorno quasi tutti i focolai di conflitto esistenti, da Haiti al Sudan, dall’Ucraina al Medio Oriente. Sulla base delle quattro priorità definite dal Consiglio federale, la Svizzera ha posto l’accento su alcune tematiche che vuole ulteriormente sviluppare nel 2024, durante la seconda metà del suo mandato.

Bilancio e prospettive del mandato svizzero al Consiglio di sicurezza dell’ONU

08.12.2023 – La risoluzione a favore del cessate il fuoco umanitario fallisce nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU a causa del veto

Il 6 dicembre il Segretario generale delle Nazioni Unite ha scritto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. A fronte della situazione difficile nella Striscia di Gaza, António Guterres ha chiesto un cessate il fuoco umanitario. In questo contesto, gli Emirati Arabi Uniti hanno presentato al Consiglio di Sicurezza una risoluzione che chiede un immediato cessate il fuoco umanitario, il rispetto del diritto umanitario internazionale e la protezione dei civili israeliani e palestinesi da parte di entrambe le parti in conflitto, nonché l'immediato rilascio di tutti gli ostaggi rimasti. La Svizzera aveva sostenuto la risoluzione. La risoluzione è però fallita a causa del veto degli Stati Uniti. Durante i negoziati, la Svizzera raggiunse l'obiettivo di includere nel testo della risoluzione la protezione dei civili da parte di entrambe le parti e il rilascio degli ostaggi.

La risoluzione connotava un obiettivo umanitario e mirava a migliorare la situazione catastrofica della popolazione civile nella Striscia di Gaza. Dopo il voto, la Svizzera ha chiarito che il cessate il fuoco umanitario richiesto nella risoluzione sarebbe stato inteso come una pausa umanitaria limitata nel tempo che non avrebbe minato il diritto di Israele alla difesa e alla sicurezza. Il Consiglio federale ha discusso il progetto di risoluzione nella sua riunione di oggi.

La Svizzera si dispiace per la decisione odierna del Consiglio. Continuerà a fare pressioni sul Consiglio di Sicurezza affinché si adottino misure che vadano oltre l'aiuto umanitario. Gli aiuti umanitari sono necessari per la sopravvivenza, ma non risolveranno il conflitto. Una soluzione a due Stati negoziata da entrambe le parti è la base per la pace e la stabilità in Medio Oriente.

Dichiarazione della Svizzera dopo il voto (fr)

Dichiarazione della Svizzera, Briefing sulla situazione in Medio Oriente, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 08.12.2023 (fr)

06.12.2023 – Inizio dell'inverno in Ucraina: proteggere la popolazione civile è ora ancora più importante

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso oggi la situazione in Ucraina. L'aggressione militare della Russia contro il suo vicino continua senza sosta. L'inizio dell'inverno comporta un ulteriore onere per la popolazione civile sofferente. I continui attacchi russi alle infrastrutture critiche stanno aggravando la precaria situazione umanitaria. Stanno causando interruzioni di corrente, riscaldamento e acqua, che sono particolarmente vitali in inverno. Le organizzazioni umanitarie stanno lavorando instancabilmente per fornire aiuti. La mancanza di accesso umanitario alle aree ucraine sotto controllo russo rimane preoccupante.

Un ragazzo ucraino taglia la legna in giardino.
Molti ucraini si aspettano un inverno rigido e hanno trascorso mesi a prepararsi raccogliendo legna da ardere e acquistando generatori. © Keystone

In questo contesto, la Svizzera ha sottolineato al Consiglio di Sicurezza l'urgente necessità di intensificare le misure umanitarie da cui dipendono quasi 18 milioni di persone. Ciò dovrebbe garantire la fornitura di elettricità e riscaldamento. La Svizzera ha inoltre ribadito il suo appello al rispetto del diritto umanitario internazionale e alla protezione della popolazione civile. Ha anche sottolineato la particolare protezione del personale e delle strutture mediche. Dal 24 febbraio 2022, almeno 10'000 civili hanno perso la vita in Ucraina e più di 18'500 sono stati feriti. I continui attacchi aerei russi, che non si fermano agli edifici residenziali, alle scuole, agli ospedali e ad altre strutture civili in tutto il Paese, stanno ulteriormente aumentando questa cifra. Inoltre, la Svizzera ha sottolineato al Consiglio che la sicurezza alimentare in Ucraina deve essere rafforzata, poiché da essa dipende anche la sicurezza alimentare in molte parti del mondo. In questo contesto, la Svizzera ha ribadito il suo sostegno agli sforzi dell'ONU e di altri attori per facilitare le esportazioni di cereali dall'Ucraina.

La visita del Presidente Alain Berset a Kyiv (Kiev), dieci giorni fa, per partecipare a un vertice internazionale sulla sicurezza alimentare globale, ha sottolineato la continua solidarietà della Svizzera con i cittadini ucraini. Nell'ambito delle sue attività umanitarie, la Svizzera continuerà a fornire aiuti invernali alla popolazione civile ucraina e sarà fortemente impegnata nello sminamento umanitario nel Paese.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Ucraina, Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 06.12.2023 (fr)

01.12.2023 – La Svizzera deplora il ritiro della missione dell'ONU in Sudan

Su richiesta del governo sudanese, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha deciso oggi di porre fine alla missione politica delle Nazioni Unite in Sudan (UNITAMS). Le missioni politiche delle Nazioni Unite non possono adempiere al loro mandato senza il consenso e la volontà politica del Paese ospitante. Il 16 novembre, il governo ha ritirato il suo assenso all'UNITAMS in una lettera rivolta al Segretario generale. Nella dichiarazione successiva al voto, la Svizzera ha deplorato che la missione ONU in Sudan non sarà più operativa in futuro. Il mandato dell'UNITAMS era volto ad accompagnare la transizione del Paese, ma è stato interrotto dall'inizio del conflitto nell'aprile scorso. Diverse agenzie ONU rimarranno nel Paese. All'interno del Consiglio, la Svizzera ha ribadito il proprio sostegno all'inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sudan, di recente nomina, e agli sforzi di pace regionali. Ha inoltre rivolto un appello a tutte le parti in conflitto affinché rispettino gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, in particolare per quanto riguarda la protezione dei civili.

Donne e uomini salgono su un camion imballato a Khartoum.
Residenti della capitale sudanese Khartoum lasciano la casa durante una pausa nei conflitti. © Keystone

L'attuale conflitto ha un impatto notevole sulla popolazione civile. La situazione umanitaria nel Paese è drammatica. Secondo l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), più di cinque milioni di persone sono state sfollate all'interno del Sudan dall'inizio delle violenze e più di un milione sono fuggite dalle conseguenze del conflitto nei Paesi vicini. Il numero di sfollati è così diventato uno dei più alti al mondo. Poiché il conflitto continua a peggiorare la situazione umanitaria. I dati dell'Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari (OCHA) confermano che circa 25 milioni di persone – pari alla metà della popolazione del Sudan – hanno urgentemente bisogno di aiuti umanitari, quali cibo, acqua potabile, strutture igienico-sanitarie, ripari, cure mediche e protezione. Per far fronte a queste esigenze umanitarie in Sudan e nei Paesi limitrofi, la Svizzera ha finora stanziato circa 60 milioni di franchi nel 2023.

Alla luce delle continue violenze, dello sfollamento della popolazione e delle crescenti esigenze umanitarie, la Svizzera auspica che il Consiglio di Sicurezza continui ad assumersi le proprie responsabilità in termini di pace e sicurezza e che rimanga informato sulla situazione in Sudan. In tal senso, nel corso dei negoziati sulla risoluzione, la Svizzera si è impegnata a garantire che il Consiglio continui a ricevere rapporti sulla situazione nel Paese e sul ruolo dell'Inviato personale del Segretario generale delle Nazioni Unite per il Sudan. Quest'ultimo è chiamato a svolgere un ruolo importante nel sostenere gli sforzi di pace a livello regionale.

Dichiarazione della Svizzera dopo il voto, 01.12.2023 (fr)

29.11.2023 – Medio Oriente: la Svizzera plaude alla liberazione degli ostaggi al Consiglio di Sicurezza dell'ONU

In presenza di vari ministri, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha discusso oggi dell'urgenza della situazione in Medio Oriente. L'ambasciatore Thomas Gürber, capo della Divisione ONU del DFAE, ha rappresentato la Svizzera. All'inizio delle discussioni, il Segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha dichiarato al Consiglio di sicurezza che la situazione in Medio Oriente si sta deteriorando e ha esortato a invertire la tendenza.

L'Ambasciatore Thomas Gürber parla al tavolo a ferro di cavallo del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a New York.
L'Ambasciatore Thomas Gürber ha ribadito al Consiglio di Sicurezza dell'ONU la posizione della Svizzera sull'attuale conflitto in Medio Oriente. © UN Photo

Thomas Gürber ha fatto riferimento alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza sulla protezione dei bambini, adottata il 15 novembre. La risoluzione rappresenta un passo importante per il Consiglio nella gestione del conflitto attuale, poiché invita tutte le parti a rispettare i propri obblighi in materia di diritto internazionale e di diritto umanitario internazionale, in particolare per quanto riguarda la protezione dei civili.

La Svizzera plaude alla liberazione degli ostaggi e ringrazia gli Stati coinvolti per i propri sforzi di mediazione, nonché il CICR per il ruolo svolto nell'attuazione della liberazione degli ostaggi. L'ambasciatore Gürber ha ribadito la richiesta della Svizzera al rilascio di tutti gli ostaggi. Per raggiungere questo obiettivo, sono necessarie pause umanitarie, come richiesto dal Consiglio nella sua risoluzione. Thomas Gürber ha sottolineato che le pause umanitarie devono essere prorogate a questo scopo, ma anche per fornire assistenza umanitaria alla popolazione civile della Striscia di Gaza.

Gli aiuti umanitari sono fondamentali, ma non rappresentano una soluzione duratura al conflitto. La Svizzera continuerà a lavorare in seno al Consiglio di Sicurezza per promuovere il consenso e una soluzione politica al conflitto. Una soluzione a due Stati, in cui le popolazioni israeliane e palestinesi possano convivere in pace, sicurezza e dignità, è l'unica base per garantire pace e stabilità in Medio Oriente.

Thomas Gürber ha inoltre ribadito al Consiglio la posizione della Svizzera sull'attuale conflitto: la Svizzera condanna fermamente gli attacchi terroristici di Hamas del 7 ottobre, riconosce il legittimo diritto di Israele di garantire la propria sicurezza e difesa e chiede a tutte le parti di rispettare il diritto umanitario internazionale per proteggere la popolazione civile. Infine, chiede un accesso umanitario rapido e senza ostacoli alla Striscia di Gaza.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Medio Oriente, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 29.11.2023 (fr)

Situazione in Israele e nel territorio palestinese occupato

20.11.2023 – La cooperazione allo sviluppo e la promozione della pace al centro dell’attenzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU

Il 20 novembre 2023 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite discute, nell’ambito di un dibattito aperto, il legame esistente tra la cooperazione allo sviluppo e la promozione della pace, un’interrelazione che costituisce una priorità di lungo termine della cooperazione internazionale della Svizzera. In seno al Consiglio la Svizzera metterà a disposizione le proprie competenze per sottolineare che lo sviluppo economico di un Paese non porta automaticamente alla pace. È più importante infatti ridurre le disuguaglianze e rafforzare la resilienza delle comunità. Inoltre, il dialogo tra i diversi gruppi della popolazione e quello tra la popolazione e i responsabili delle decisioni è fondamentale ai fini di una convivenza pacifica. Questi risultati devono essere consolidati in un dialogo politico con i governi locali. Dal 2016 la Svizzera sostiene anche l’invio di «Peace and Development Advisors» da parte dell’ONU. Queste e questi consulenti sono il punto di contatto per le attività di pace e di sviluppo dell’ONU sul campo e il loro compito consiste nel sostenere gli attori locali nella prevenzione dei conflitti violenti. Gli esempi sono riportati nel seguente link di come la DSC stia fornendo un importante contributo alla pace e alla sicurezza nel Sahel e nel Corno d’Africa.

Articolo: La cooperazione allo sviluppo e la promozione della pace al centro dell’attenzione del Consiglio di sicurezza dell’ONU

15.11.2023 – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite adotta una risoluzione sulla protezione dei bambini in Medio Oriente

Dopo settimane di discussioni, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha adottato oggi una risoluzione sulla protezione dei bambini in Medio Oriente. Il testo della risoluzione, che è stato messo ai voti da Malta in qualità di presidente del gruppo di lavoro del Consiglio sulla protezione dei bambini nei conflitti armati, chiede la protezione dei bambini attraverso “pause umanitarie” temporanee.

Secondo la risoluzione, le pause devono servire, tra l’altro, a fornire aiuti umanitari alla popolazione civile, soprattutto ai bambini, ad evacuare i bambini malati e feriti dalla Striscia di Gaza e a salvare quelli dispersi. Per poter garantire queste azioni, la risoluzione chiede un accesso umanitario sicuro e senza ostacoli per le organizzazioni umanitarie dell'ONU, i suoi partner e il CICR durante le pause dei combattimenti.

La risoluzione adottata dal Consiglio di sicurezza chiede anche che tutte le parti rispettino il diritto umanitario internazionale e garantiscano la protezione della popolazione civile e dei bambini in particolare, una priorità della politica estera svizzera. Il testo chiede anche il rilascio di tutti gli ostaggi detenuti da Hamas dal 7 ottobre.

La Svizzera ha sostenuto la risoluzione perché tiene conto dell'urgente situazione umanitaria nella Striscia di Gaza. La risoluzione riflette quattro priorità svizzere: (1) pause e tregue umanitarie per un accesso umanitario rapido; (2) rispetto del diritto internazionale umanitario; (3) rilascio degli ostaggi e (4) prevenzione del prolungamento del conflitto. Il testo conciso riportato nella risoluzione, orientato alle esigenze operative, si astiene deliberatamente dal contestualizzare la situazione politica, soprattutto perché non è stato possibile raggiungere un consenso durante i negoziati. In quanto Paese con una lunga tradizione umanitaria e Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, la protezione dei bambini nei conflitti è di particolare interesse per la Svizzera. Secondo il diritto umanitario internazionale e le Convenzioni di Ginevra, i civili, compresi i bambini, devono essere protetti nei conflitti. Nella sua dichiarazione di voto, la Svizzera ha ribadito la posizione del Consiglio federale sull'attuale conflitto in Medio Oriente, in particolare la condanna degli atti di terrore di Hamas e il riconoscimento del diritto di Israele di garantire la propria difesa e sicurezza. La cosiddetta «Dichiarazione dopo il voto» offre agli Stati dell'ONU l'opportunità di presentare le loro posizioni e valutazioni dettagliate oltre al voto.

Dopo quattro tentativi falliti da parte del Consiglio di sicurezza di adottare una risoluzione sul Medio Oriente dal 7 ottobre, la risoluzione di oggi è una testimonianza della sua capacità di agire e prendere decisioni. Allo stesso tempo, la risoluzione invia un segnale importante a tutti gli attori e alla popolazione civile colpita sul posto. L'ultima volta che il Consiglio di sicurezza è riuscito ad adottare una risoluzione sul Medio Oriente è stato nel 2016. La Svizzera continuerà a sostenere in seno al Consiglio l'adozione di misure che vadano oltre la protezione della popolazione civile e che affrontino la situazione generale dell'attuale conflitto in Medio Oriente – in particolare una risoluzione che condanni gli attacchi terroristici di Hamas, che chieda il rilascio di tutti gli ostaggi, che riconosca il diritto di Israele di garantire la propria sicurezza e che richieda un accesso umanitario rapido, sicuro e senza ostacoli a Gaza.

Dichiarazione della Svizzera dopo il voto, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 15.11.2023 (fr)

Situazione in Israele e nel territorio palestinese occupato

15.11.2023 – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rinnova quattro risoluzioni

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato quattro risoluzioni il 14 e 15 novembre 2023. Queste includono i mandati delle missioni di pace dell'ONU nella Repubblica Centrafricana (MINUSCA), nella regione di confine di Abyei tra Sudan e Sud Sudan (UNISFA), la missione di transizione in Somalia dell’Unione Africana (ATMIS) e il regime di sanzioni per lo Yemen. La Svizzera ha sostenuto il rinnovo di tutte e quattro le risoluzioni in seno al Consiglio in quanto conforme con le sue priorità di membro svizzero del Consiglio di Sicurezza.

MINUSCA nella Repubblica Centrafricana

Sebbene la situazione della sicurezza in alcune aree della Repubblica Centrafricana sia migliorata, gli scontri armati in corso continuano di mettere in pericolo la popolazione civile. La MINUSCA contribuisce in modo significativo a far progredire gli sforzi di pace nel Paese e garantire una migliore protezione della popolazione civile. La Svizzera è rappresentata sul posto da un ufficio di cooperazione della DSC a Bangui. In collaborazione con il Governo e la MINUSCA, promuove il rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani.

UNISFA nella regione di Abyei, tra il Sudan e il Sud Sudan

La regione di Abyei, ricca di risorse, tra il Sudan e il Sud Sudan, è stata teatro di scontri mortali dopo la dichiarazione di indipendenza del Sud Sudan nel 2011, con lo sfollamento di oltre 100.000 persone. L'UNISFA assicura la protezione della popolazione civile sul posto e l'accesso degli attori umanitari.

ATMIS in Somalia

La missione di transizione dell'Unione africana in Somalia (ATMIS), guidata dall'Unione Africana e incaricata dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sostiene le autorità locali nel mantenimento delle operazioni di pace. L'obiettivo dell'ATMIS è di consentire alle forze di sicurezza somale di mantenere la sicurezza nel Paese in modo indipendente.

Regime di sanzioni in Yemen

Le sanzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in relazione al conflitto nello Yemen hanno lo scopo di sostenere gli sforzi politici in corso per raggiungere il cessate il fuoco e la pace nel Paese. Le sanzioni includono il congelamento dei beni, il divieto di viaggio e l'embargo sulle armi nei confronti di persone ed entità sanzionate.

14.11.2023 – Le forze di polizia delle Nazioni Unite aiutano a proteggere la popolazione civile nelle zone di conflitto

Gli agenti di polizia svolgono un ruolo importante nelle missioni di pace delle Nazioni Unite su mandato del Consiglio di Sicurezza. Lavorano talvolta in condizioni molto difficili per mantenere l'ordine pubblico e proteggere la popolazione civile nelle zone di conflitto. In occasione del dibattito aperto annuale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle forze di polizia nelle missioni di pace, la Svizzera ha ribadito la loro importanza ai fini di pace e sicurezza. Nel contempo, ha formulato diversi spunti al fine di consentire alle forze di polizia di svolgere il proprio lavoro in modo ancora più efficace.

Otto agenti di polizia delle Nazioni Unite siedono sul retro di un pick-up bianco. In primo piano, bambini africani posano per la foto.
Forze di polizia delle Nazioni Unite afferenti alla Missione di pace delle Nazioni Unite nel sud Sudan (UNMISS) di pattuglia in un campo per sfollati interni a Juba, nel sud Sudan. © UN Photo

Tra questi, il sostegno alla formazione delle forze di polizia locali nei Paesi che ospitano le missioni di pace delle Nazioni Unite. Le autorità locali devono essere in grado di garantire la sicurezza della propria popolazione. In concreto, ad esempio, occorre rafforzare la capacità della polizia locale nel mantenere l'ordine pubblico durante le elezioni. Inoltre, le forze di polizia delle Nazioni Unite fungono da sistema di allarme precoce, poiché dispongono di una vasta rete di contatti grazie alla loro presenza in loco. In questo contesto, è essenziale che il personale di polizia sia in grado di comunicare con la popolazione locale e riceva una formazione adeguata al contesto. In tal modo si garantisce che le informazioni ricevute possano essere utilizzate per prendere decisioni nella pianificazione delle missioni, ad esempio per proteggere la popolazione civile. Affinché queste importanti decisioni possano essere prese, è anche essenziale che i comandanti di polizia siano preparati alle numerose sfide che devono affrontare nelle zone di conflitto. Per questo motivo la Svizzera ospita ogni anno un corso di due settimane per comandanti di polizia nelle missioni di pace delle Nazioni Unite, svoltosi in questo momento a Stans, nel Cantone di Nidvaldo.

La Svizzera contribuisce attivamente alle attività di polizia in seno alle Nazioni Unite e mette a disposizione agenti di polizia per le missioni di pace, ad esempio nella Repubblica Democratica del Congo o in Sud Sudan. Oltre alle competenze tecniche, le conoscenze linguistiche del personale di polizia svizzero rivestono notevole importanza. Nell'ambito delle sue attività all'ONU, la Svizzera continuerà ad impegnarsi per aumentare l'impatto delle missioni di pace.

Dichiarazione della Svizzera, Dibattito aperto sulle forze di polizia dell'ONU, Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 14.11.2023 (fr)

10.11.2023 – Medio Oriente: gli interventi umanitari vanno garantiti in modo sicuro ed efficace

A fronte della situazione in Medio Oriente, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto oggi un'altra riunione d'emergenza. Tedros Ghebreyesus, Direttore generale dell'OMS, ha presentato al Consiglio un resoconto di prima mano della situazione umanitaria drammatica in cui versa la Striscia di Gaza.

In linea con la sua posizione, la Svizzera ha fermamente condannato gli attacchi terroristici di Hamas in seno al Consiglio, ha chiesto il rilascio immediato di tutti gli ostaggi di Hamas e ha riconosciuto il diritto di Israele di garantire la propria difesa e sicurezza. Ha inoltre ribadito che tutte le parti devono rispettare il diritto umanitario internazionale.

Il diritto internazionale umanitario regola la condotta della guerra e protegge le vittime dei conflitti armati. La sua portata è universale. In quanto Paese con una lunga tradizione umanitaria nonché depositario delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera considera la protezione dei civili uno dei pilastri centrali della sua politica estera e una priorità stabilita sin dalla sua adesione al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. In seno al Consiglio, la Svizzera ha espresso la sua profonda preoccupazione per la situazione umanitaria drammatica a Gaza. Ha sottolineato che la popolazione civile, rimasta priva di acqua, elettricità e servizi vitali, ha urgentemente bisogno di aiuti e protezione. Il diritto umanitario internazionale richiede anche la protezione delle strutture mediche e degli addetti umanitari. Quanto successo martedì scorso, quando è stato preso di mira un convoglio del CICR che trasportava forniture per l'ospedale Al-Quds di Gaza, illustra il clima di insicurezza in cui operano le organizzazioni umanitarie a Gaza.

Nell'ambito del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Svizzera continuerà a contribuire attivamente affinché il Consiglio adotti misure urgenti, quali la richiesta di pause o tregue umanitarie, per garantire un accesso rapido e senza ostacoli agli aiuti umanitari a Gaza. Ciò dovrebbe consentire al CICR e agli altri attori umanitari di alleviare l'aggravarsi della crisi sanitaria nel Paese. Alla conferenza umanitaria internazionale tenutasi ieri a Parigi, la Svizzera ha ribadito un finanziamento aggiuntivo di 90 milioni di franchi svizzeri per gli aiuti umanitari d'emergenza in tutta la regione. 

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Medio Oriente, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 10.11.2023

Situazione in Israele e nel territorio palestinese occupato

06.11.2023 – Riunione di emergenza sulla situazione a Gaza

In occasione di una riunione di emergenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, la Svizzera ha espresso profonda preoccupazione per le vittime civili a Gaza. Le preoccupazioni valgono anche per gli ospedali, gli edifici delle Nazioni Unite e altre installazioni civili nella Striscia di Gaza colpiti. La Svizzera ha sottolineato che gli obblighi del diritto internazionale umanitario sono chiari: la popolazione civile e le proprietà civili devono essere protette, sia in Israele che nella Striscia di Gaza.

Nel contempo, la Svizzera ha condannato ancora una volta in modo inequivocabile gli atti di terrorismo e i lanci di razzi da parte di Hamas contro la popolazione israeliana, in linea con la sua posizione. Ha chiesto il rilascio immediato e incondizionato di tutti gli ostaggi detenuti da Hamas a Gaza. La Svizzera riconosce il diritto di Israele a garantire la propria difesa e sicurezza e ricorda che tutte le parti sono tenute a rispettare il diritto umanitario internazionale. A fronte della situazione umanitaria drammatica a Gaza, la Svizzera ha sollecitato la consegna rapida e senza ostacoli di beni e servizi di base a tutti i civili che ne hanno bisogno.

Situazione in Israele e nel territorio palestinese occupato

02.11.2023 – Bosnia-Erzegovina: voto all'unanimità per la proroga del mandato di EUFOR ALTHEA

Il 2 novembre 2023, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso all'unanimità mediante una risoluzione di autorizzare la proroga della missione EUFOR ALTHEA per un ulteriore anno. La missione ha il compito principale di aiutare le autorità a garantire un clima di sicurezza nel Paese. Quest'anno i negoziati sono stati svolti sotto la tutela della Svizzera. In questo ruolo, ha agevolato il dialogo tra tutte le parti coinvolte. La Svizzera ha espresso soddisfazione per il rinnovo all'unanimità dell'autorizzazione, poiché rappresenta un forte segnale di sostegno alla stabilità e alla sicurezza in Bosnia-Erzegovina.

Un membro dell'Esercito svizzero osserva con un binocolo una valle in Bosnia ed Erzegovina.
Dal 2004, il personale dell'Esercito svizzero contribuisce al mantenimento della pace nell'ambito di EUFOR Althea in Bosnia-Erzegovina. © DDPS

La presenza di EUFOR ALTHEA contribuisce in modo significativo al mantenimento della pace in Bosnia-Erzegovina e alla stabilizzazione della regione dei Balcani occidentali. Oltre a mantenere un ambiente sicuro, il mandato della missione include anche l'attuazione e l'applicazione dell'Accordo di pace di Dayton nonché la cooperazione con le autorità bosniache per raggiungere gli obiettivi. Come da sempre impegnata nella promozione della pace, la Svizzera continuerà a sostenere la missione mettendo a disposizione i propri esperti.

La politica di sicurezza nel Paese è rimasta fragile dalla guerra del 1992-1995. Dal 2004, fino a 20 militari svizzeri partecipano alla missione EUFOR ALTHEA nei Balcani. Sono schierati in siti di conflitto noti o potenziali e intrattengono rapporti con la popolazione e le autorità locali. L'accesso alle informazioni consente all'EUFOR di valutare la situazione della politica di sicurezza nel Paese.

Nell'ambito della cooperazione internazionale, la Svizzera sostiene la Bosnia-Erzegovina al fine di far progredire le riforme e creare nuove prospettive per la popolazione. In seno al Consiglio di sicurezza, la Svizzera ha assicurato alla Bosnia-Erzegovina che continuerà a sostenerla sulla via di un futuro unificato e pacifico.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Bosnia-Erzegovina, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 02.11.2023 (fr)

31.10.2023 – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rinnova quattro missioni di pace

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato ieri e oggi quattro risoluzioni che rinnovano le missioni di pace dell'ONU. Si tratta delle missioni ONU in Colombia, Libia, Sahara Occidentale e Somalia. La Svizzera ha sostenuto le quattro risoluzioni in seno al Consiglio.

Vista sulla sala del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato le missioni ONU in Colombia, Libia, Sahara Occidentale e Somalia alla fine di ottobre 2023. © DFAE

UNVMC in Colombia

La Missione di verifica delle Nazioni Unite in Colombia (UNVMC) ha il compito di monitorare e verificare l'accordo di pace tra le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia) e il Governo colombiano. Nell'ambito della sua politica di pace di lunga data in Colombia, la Svizzera ha assunto un mandato ufficiale come Stato garante per i negoziati di pace, su richiesta del Governo colombiano e del gruppo ribelle EMC FARC-EP (Estado Mayor Central de las FARC-EP).

UNSMIL in Libia

La Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) è attiva nel Paese dalla caduta del regime autoritario di Muammar Gheddafi nel 2011. I compiti dell'UNSMIL includono il sostegno al governo libico nell'instaurazione dello Stato di diritto e nell'organizzazione di elezioni democratiche.

MINURSO nel Sahara Occidentale

La missione di pace delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale (MINURSO) monitora il cessate il fuoco tra il governo marocchino e il movimento indipendentista Polisario. La MINURSO sostiene anche la riduzione della minaccia rappresentata dalle mine. Membri dell'Esercito svizzero sono attivi nel Sahara occidentale nell'ambito del Servizio di azione antimine delle Nazioni Unite (UNMAS) per lo sminamento umanitario.

UNSOM in Somalia

La Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Somalia (UNSOM) sostiene il governo somalo nel garantire la pace e nell'instaurare lo Stato di diritto. L'UNSOM aiuta anche il governo a stabilire meccanismi per rafforzare i diritti umani e a coinvolgere le donne nei processi politici. Inoltre, la missione monitora le violazioni dei diritti umani o le violazioni del diritto umanitario internazionale in Somalia e assiste nelle indagini.

30.10.2023 – Riunione d'emergenza sulla situazione in Medio Oriente

A fronte di un'intensificazione delle ostilità in Medio Oriente nel corso del fine settimana, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto oggi una riunione d'emergenza. La Svizzera ha ribadito che la necessità di proteggere la popolazione civile è e deve rimanere un compito centrale del Consiglio di sicurezza dell'ONU. La popolazione civile deve essere protetta in Israele, nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania.

La Svizzera condanna esplicitamente gli attacchi terroristici e la presa di ostaggi da parte di Hamas. Chiede il rilascio immediato e incondizionato degli ostaggi ed esprime la sua solidarietà alla popolazione israeliana. A tre settimane dall'inizio delle ostilità, la situazione umanitaria a Gaza è drammatica. La popolazione soffre la mancanza di beni di prima necessità, quali acqua ed elettricità. A fronte di questa situazione, la Svizzera invita tutte le parti ad adempiere agli obblighi previsti dal diritto umanitario internazionale e a consentire un accesso umanitario rapido, sicuro e senza ostacoli agli aiuti umanitari a Gaza.

Vista sulla sala del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
A fronte di un'intensificazione delle ostilità in Medio Oriente nel corso del fine settimana, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto oggi una riunione d'emergenza. © DFAE

Il diritto umanitario internazionale, comprese le Convenzioni di Ginevra, ha validità universale. Fornisce il quadro giuridico per la protezione delle popolazioni civili nei conflitti. La Svizzera riconosce il legittimo desiderio di Israele di garantire la propria difesa e sicurezza nazionale. Ricorda che il diritto internazionale umanitario tiene conto di esigenze legittime come la sicurezza e la necessità militare, motivo per cui deve essere rispettato senza eccezioni. Le violazioni del diritto umanitario internazionale e del diritto dei diritti umani in Medio Oriente devono essere indagate e i responsabili chiamati a risponderne.

Nelle ultime settimane, nell'ambito del Consiglio di Sicurezza e dell'Assemblea Generale dell'ONU, la Svizzera si è schierata a favore di misure quali le pause umanitarie e il cessate il fuoco umanitario. Ha di nuovo invitato il Consiglio di Sicurezza a collaborare al fine di porre fine alle violenze. Nelle ultime due settimane, quattro risoluzioni sul Medio Oriente sono state bocciate dal Consiglio. La Svizzera continua a impegnarsi attivamente a favore di un'azione comune del Consiglio di Sicurezza e di una soluzione pacifica.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Medio Oriente, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 30.10.2023 (fr)

Situazione in Israele e nel territorio palestinese occupato

25.10.2023 – Nessun accordo sulla risoluzione relativa alla situazione in Medio Oriente

Il 25 ottobre 2023, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una bozza di risoluzione degli Stati Uniti sulla situazione in Medio Oriente. L'adozione della risoluzione è fallita a causa del veto di Russia e Cina. La Svizzera ha sostenuto la risoluzione poiché avrebbe rappresentato un passo avanti da parte del Consiglio di Sicurezza per proteggere la popolazione civile in Medio Oriente. La risoluzione sottolineava anche le pause umanitarie come misura di accesso umanitario. La Svizzera ha partecipato attivamente ai negoziati che hanno preceduto il voto, al fin di garantire che il diritto umanitario internazionale e le pause umanitarie venissero sancite nel testo della risoluzione.

Il Consiglio ha votato anche su una bozza di risoluzione russa che non ha ottenuto una maggioranza. La Svizzera si è astenuta dal voto. La proposta russa chiedeva un cessate il fuoco umanitario, a cui la Svizzera aderiscein linea di principio, ma nel testo della risoluzione, peraltro non consultato preventivamente dai membri del Consiglio, presentava elementi che non corrispondevano alla posizione e alle valutazioni della Svizzera.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunisce a New York.
Il 25 ottobre 2023, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una bozza di risoluzione sulla situazione in Medio Oriente. © UN Photo

Il giorno prima, in un dibattito aperto al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Svizzera ha ribadito la propria condanna gli attacchi di terroristici, il lancio indiscriminato di razzi contro la popolazione israeliana e la presa di ostaggi da parte di Hamas. Ha inoltre ribadito il legittimo desiderio di Israele di difesa e sicurezza nazionale e ha esortato tutte le parti a rispettare il diritto internazionale, in particolare il diritto umanitario internazionale. Ha inoltre invitato ad adottare misure di de-escalation. Poiché, la Svizzera ha sollecitato tutte le parti a eliminare gli ostacoli alla consegna rapida, sicura e libera degli aiuti a Gaza.

In quanto Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra, la Svizzera considera la protezione dei civili una priorità assoluta al Consiglio di Sicurezza. «È essenziale proteggere la popolazione civile in Israele e a Gaza. Ci impegniamo a favore di un Consiglio di Sicurezza che consideri il rispetto del diritto umanitario internazionale una priorità, soprattutto nei casi urgenti», ha dichiarato l'Ambasciatrice svizzera Maya Tissafi, capa della Divisione Medio Oriente e Nord Africa (MENA) e responsabile della Task Force Medio Oriente, a New York.

Nel suo intervento, la Svizzera ha sottolineato il suo impegno dalla scorsa settimana affinché il Consiglio adotti una risoluzione che consenta pause umanitarie e un accesso rapido, sicuro e senza ostacoli alle forniture di soccorso a Gaza. La scorsa settimana, due risoluzioni sono fallite per mancanza di voti e per il veto degli Stati Uniti.

La Svizzera rimane convinta che le pause umanitarie siano urgenti e necessarie, affinché la popolazione civile possano ricevere di beni essenziali nonché le organizzazioni umanitarie possano accedere alla Striscia di Gaza in conformità con il diritto umanitario internazionale. Per raggiungere questo obiettivo, il Consiglio di Sicurezza dovrà individuare una soluzione. La Svizzera mantiene il suo impegno in tal senso.

La Svizzera ha sollecitato il Consiglio di Sicurezza dell'ONU a intensificare gli sforzi per adempiere alla sua responsabilità di proteggere i civili. Le misure umanitarie di emergenza sono essenziali nell'attuale contesto di escalation del conflitto. L'obiettivo di una pace sostenibile in Medio Oriente, basata su una soluzione a due Stati, non va perso di vista.

Dichiarazione dopo il voto: Situazione in Medio Oriente, 25.10.2023 (fr) 

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Medio Oriente, Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, 24.10.2023

Situazione in Israele e nel territorio palestinese occupato

25.10.2023 – I diritti delle donne devono essere protetti affinché possano contribuire ad una pace sostenibile

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso le sfide legate alla partecipazione delle donne ai processi di pace durante un dibattito aperto su «Donne, pace e sicurezza». La Svizzera ha dichiarato in Consiglio di voler rafforzare la voce delle donne rappresentanti della società civile. Le loro raccomandazioni dovrebbero essere prese maggiormente considerate nei dibattiti e nelle decisioni del Consiglio. Durante il dibattito, la Svizzera ha quindi ribadito le importanti raccomandazioni elaborate dalle donne della società civile quando sono state invitate come informatrici durante la presidenza svizzera a maggio. Le donne di tutto il mondo devono avere il diritto alla libertà di partecipare pienamente ai processi decisionali politici. Per una pace duratura, le donne devono essere in grado di partecipare in modo paritario ai negoziati e al mantenimento della pace. Per raggiungere questo obiettivo, è indispensabile che le donne e le ragazze siano protette dalla violenza e dalle violazioni dei diritti umani. In seno al Consiglio, la Svizzera ha invitato tutti gli Stati a prevenire le violazioni dei diritti delle donne, incluse anche quelle commesse nello spazio digitale. I diritti umani appartengono a tutti gli esseri umani, indipendentemente dall'appartenenza a una minoranza nazionale, etica, religiosa o linguistica.

Da anni, la Svizzera si impegna sul tema «Donne, pace e sicurezza» come parte del Piano d'azione nazionale per l'attuazione della Risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La Divisione Pace e Diritti Umani del DFAE (DPDU) si impegna nella partecipazione paritaria delle donne alla prevenzione e alla risoluzione dei conflitti in diversi Paesi. Ciò include, ad esempio, la creazione di una rete nazionale di donne mediatrici e attiviste per la pace in Libano. Attraverso l'iniziativa della società civile "donne al tavolo della pace «Women’s Peace Tables» (WPT), le donne in Colombia, Nepal e Filippine sono sostenute nella partecipazione ai processi di pace ufficiali nei loro Paesi.

La DSC sostiene anche il programma «Mujeres Resilientes» (Donne Resilienti) in El Salvador, ad esempio, come parte della sua cooperazione internazionale. Nel video, Camille Flückiger, che lavora presso l'Ufficio di Cooperazione di Managua (Nicaragua), spiega in che modo la Svizzera dà potere alle donne sul posto per affrontare i conflitti locali e contribuire così alla pace. 

23.10.2023 – Kosovo: la Svizzera invita entrambe le parti a tornare al dialogo

La situazione in Kosovo è stata oggi al centro di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, alla quale hanno partecipato la Presidente del Kosovo Vjosa Osmani e la Premier serba Ana Brnabić. Le tensioni e l'insicurezza in Kosovo sono aumentate dopo l'ultima riunione del Consiglio di Sicurezza. Lo scorso settembre, Un poliziotto kosovaro ha perso la vita in un attacco contro la polizia.  Diverse altre persone vi sono rimaste ferite. La distensione è quindi essenziale affinché si possa ristabilire il processo di normalizzazione.

In questo contesto, la Svizzera ha condannato i recenti atti di violenza in Kosovo in seno al Consiglio di Sicurezza e ha invitato tutte le parti a cooperare. Al fine di attuare soluzioni politiche, occorre evitare la retorica incendiaria o l'aumento dello stazionamento di truppe vicino al confine. La Svizzera ha invitato le parti ad impegnarsi nel dialogo diretto dall'UE e ad adempiere agli obblighi previsti dall'accordo di normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia.

Un uomo e una donna dell'Esercito svizzero nella KFOR discutono accanto a un veicolo operativo bianco in Kosovo.
L'Esercito svizzero partecipa alla Kosovo Force (KFOR) con SWISSCOY dal 1999. Le squadre di collegamento e di monitoraggio servono alla KFOR come sistema di allerta precoce per i potenziali cambiamenti di situazione. © DDPS

Da oltre trent'anni la Svizzera intrattiene strette relazioni con il Kosovo, Paese che conta una numerosa diaspora. La Svizzera sostiene attivamente il dialogo tra Serbia e Kosovo e contribuisce a rafforzare la fiducia. Poiché affrontare il passato è un pilastro centrale del processo di riconciliazione. In particolare, la Svizzera sostiene attivamente entrambi gli Stati nella ricerca e nell'identificazione delle persone scomparse. Nell'ambito della sua cooperazione internazionale, la Svizzera promuove una governance inclusiva e democratica in Kosovo e crea posti di lavoro dignitosi. In questo modo, contribuisce alle prospettive future dell'intera società.

Inoltre, il contingente svizzero nella Kosovo Force (KFOR), con un massimo 195 membri delle forze armate, è il più grande contingente svizzero in una missione di pace. La KFOR è stata creata nel 1999 da una risoluzione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. L’obiettivo della KFOR è di garantire la libertà di movimento della popolazione e di assicurare un ambiente stabile. Il personale dell'Esercito svizzero sta fornendo un contributo concreto sul campo, affinché la KFOR possa raggiungere questo obiettivo. Alla riunione odierna del Consiglio di Sicurezza, la Svizzera ha sottolineato il suo sostegno alla KFOR come garante della sicurezza.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Kosovo (en, fr)

18.10.2023 – Nessun accordo sulla risoluzione sulla situazione umanitaria in Medio Oriente al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Le popolazioni civili di Israele e della Striscia di Gaza sono le prime vittime del nuovo conflitto in Medio Oriente. Migliaia di persone in Israele e a Gaza, tra cui centinaia di bambini, hanno già perso la vita. A fronte della situazione, il 18 ottobre 2023 il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione presentata dal Brasile, che condanna gli attacchi di Hamas e esorta le parti a rispettare il diritto umanitario internazionale, a proteggere la popolazione civile e a permettere agli aiuti umanitari di raggiungere Gaza. La Svizzera ha sostenuto la risoluzione. L'adozione della risoluzione è fallita a causa di un veto americano. Il progetto di risoluzione presentato dal Brasile mirava a raggiungere un consenso all'interno del Consiglio di Sicurezza e presentava punti essenziali a parere della Svizzera. La Svizzera esprime quindi rammarico per il rifiuto odierno di questa importante risoluzione.

Lunedì sera, una risoluzione presentata dalla Russia è stata bocciata per mancanza di maggioranza. Il testo non presentava un riferimento chiaro al diritto internazionale umanitario, una delle priorità della Svizzera in seno al Consiglio di Sicurezza. La Svizzera si è astenuta durante il voto.

All'interno del Consiglio di Sicurezza, la Svizzera continua ad impegnarsi per trovare soluzioni che garantiscano che il Consiglio si assuma la responsabilità di proteggere le popolazioni civili in Medio Oriente. Ma rimane attiva anche al di fuori del Consiglio di Sicurezza, a livello multilaterale e bilaterale, per migliorare la situazione umanitaria nella regione.

Riunione di emergenza dopo l'esplosione all'ospedale Al-Ahli di Gaza

Subito dopo il voto sulla risoluzione, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una riunione d'emergenza per discutere dell'esplosione all'ospedale Al-Ahli di Gaza. Secondo le Nazioni Unite, centinaia di persone sono state uccise e numerose ferite. La Svizzera ribadisce la necessità di proteggere gli ospedali e i civili in conformità con il diritto internazionale umanitario. Occorre condurre un'indagine approfondita.

L'impegno della Svizzera in seno al Consiglio di sicurezza per migliorare la situazione in Medio Oriente

Negli ultimi giorni, la Svizzera ha preso posizione sull'escalation della situazione in Medio Oriente in seno al Consiglio di sicurezza dell'ONU, durante diverse riunioni a porte chiuse. Venerdì scorso ha condannato ancora una volta gli atti terroristici di Hamas e ha riconosciuto il legittimo desiderio di Israele di garantire la propria difesa e sicurezza nazionale. Ha invitato entrambe le parti a rispettare il diritto internazionale e ha sottolineato che gli aiuti umanitari e medici devono essere forniti rapidamente e senza ostacoli. Durante i negoziati sulla risoluzione, la Svizzera si è impegnata a perseguire due obiettivi: tra questi, la condanna degli atti terroristici e la protezione della popolazione civile, nonché il rispetto del diritto internazionale, in particolare del diritto umanitario internazionale e dei diritti umani.

La Svizzera rimane convinta che una soluzione duratura al conflitto mediorientale possa essere raggiunta solo con mezzi pacifici. Questa deve basarsi su una soluzione a due Stati negoziata da entrambe le parti, in conformità con il diritto internazionale e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.

Situazione in Israele e nel territorio palestinese occupato

12.10.2023 – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite punta sulla cooperazione tra l'ONU e le organizzazioni regionali e subregionali

Sei giorni dopo essersi recato ad Addis Abeba (Etiopia) per l'incontro annuale con i membri del Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione africana (UA), il Consiglio di sicurezza ha tenuto una riunione sulla stretta cooperazione tra l'ONU e le organizzazioni regionali e subregionali nei settori della prevenzione dei conflitti, della mediazione, del mantenimento della pace e della costruzione della pace. "Il partenariato strategico e gli scambi regolari tra l'ONU e l'UA sono necessari ed essenziali per un multilateralismo efficiente ed efficace", ha dichiarato Adrian Hauri a New York a nome della Svizzera.

Le Nazioni Unite e le organizzazioni regionali come l'UA portano forze e prospettive diverse, oltre ad approcci unici a questioni di interesse comune. Nel corso della loro riunione annuale, i membri del Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione africana e del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per l'evoluzione della situazione di sicurezza nel continente africano e per la molteplicità delle minacce alla pace, alla sicurezza e alla stabilità. Ad Addis Abeba, la Svizzera si è ad esempio unita ad altri Paesi per esprimere il proprio punto di vista sull'attuale situazione nella regione del Sahel.

A New York, la Svizzera ha promesso che continuerà a sostenere l'architettura africana di pace e sicurezza. "È nostra intenzione promuovere ulteriormente gli scambi e la comprensione reciproca tra l'ONU e l'UA", ha dichiarato Adrian Hauri.

Il Consiglio di pace e sicurezza dell'Unione africana si recherà a New York nell'ottobre 2024. L'incontro si svolgerà quindi sotto la prossima presidenza svizzera del Consiglio di sicurezza.

08.10.2023 – Incontro sul Medio Oriente: La Svizzera chiede il rispetto del diritto internazionale

Il Consiglio di sicurezza si è riunito oggi in consultazioni a porte chiuse sulla situazione in Medio Oriente. La Svizzera ha condannato gli attacchi particolarmente scioccanti, compresi gli atti di terrore e il lancio indiscriminato di razzi da parte di Hamas contro Israele. Ha chiesto il rilascio immediato delle persone prese in ostaggio e attualmente detenute a Gaza. Ha inoltre deplorato tutte le vittime civili e ha invitato tutte le parti a proteggere la popolazione civile e a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario. Per la Svizzera, la priorità deve essere la de-escalation. Ha invitato i responsabili a fare tutto il possibile per stabilire un cessate il fuoco ed evitare un'escalation regionale. Ha rivolto questo appello a tutti gli Stati che possono esercitare un'influenza sulle parti.

07.10.2023 – Riunione di emergenza sull'escalation di violenza in Israele

A fronte dell'escalation di violenza in Israele, il Consiglio di sicurezza dell'ONU si riunirà per una sessione d'emergenza l'8 ottobre 2023. La Svizzera sostiene che il Consiglio affronti rapidamente l’attuale situazione in Medio Oriente. La Svizzera condanna l'odierno lancio indiscriminato di razzi da parte di Hamas e gli attacchi da Gaza verso Israele. I civili devono essere protetti e il diritto internazionale deve essere sempre rispettato. La Svizzera chiede la cessazione immediata della violenza per evitare un'ulteriore escalation.

 Presa di posizione della Svizzera

02.10.2023 – Sicurezza precaria ad Haiti: il Consiglio di sicurezza dell’ONU autorizza una missione internazionale di polizia

Nella sua seduta odierna, il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha autorizzato l’invio di forze di polizia ad Haiti da parte di Stati terzi. Ad Haiti, a causa della dilagante violenza tra gang, la sicurezza è in netto peggioramento. Solo nel periodo tra gennaio e giugno 2023 le bande hanno commesso oltre 2000 omicidi. Le violenze sessuali e i rapimenti sono all’ordine del giorno. La polizia nazionale haitiana non dispone di risorse sufficienti per contenere l’escalation di questi atti. Inoltre, la situazione umanitaria in loco è preoccupante: secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO), la sicurezza alimentare non è garantita a circa cinque milioni di persone, ossia quasi la metà della popolazione haitiana, con un conseguente rischio di carestia. Le gravi inondazioni seguite alle forti piogge e un terremoto a giugno hanno inasprito ulteriormente la situazione.

Due membri di una banda armati di revolver e fucile in uno stretto vicolo di Port-au-Prince, la capitale di Haiti.
Due membri di una gang nelle strade di Port-au-Prince. A causa della massiccia violenza delle gang, Haiti versa in una precaria crisi di sicurezza. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite reagisce inviando forze di polizia da Paesi terzi. © Keystone

Con la sua risoluzione del 2 ottobre 2023 il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha risposto a un appello del Governo haitiano. Anche il segretario generale dell’ONU ha raccomandato al Consiglio di sicurezza, nell’ambito di un rapporto, l’adozione di una serie di misure per ripristinare la sicurezza della popolazione nel Paese caraibico. Tra queste anche l’invio di una missione internazionale di sostegno composta da forze di polizia. Il Kenia ha espresso la propria disponibilità a guidare questa task force. Nei negoziati che hanno condotto alla risoluzione, la Svizzera si è impegnata in particolare a favore del rispetto del diritto internazionale e dei diritti umani, della prevenzione delle violenze sessuali, così come della creazione di un meccanismo di monitoraggio interno alla missione.

Il 6 settembre 2023 il Consiglio federale ha fondamentalmente approvato l’autorizzazione di una missione a sostegno della sicurezza ad Haiti. Inoltre ha emanato direttive per i negoziati a New York. Per adempiere il proprio mandato, ossia sostenere la polizia locale a ripristinare l’ordine pubblico e la sicurezza, in casi eccezionali e a determinate condizioni la missione potrà ricorrere anche alla forza. I presidenti delle Commissioni della politica estera (CPE) del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati sono stati consultati sul tema secondo le modalità concordate tra il Consiglio federale e le CPE per coinvolgere le Camere durante il seggio svizzero nel Consiglio di sicurezza dell’ONU, conformemente all’articolo 152 capoverso 4 della legge sul Parlamento.

Dichiarazione della Svizzera (fr)

29.09.2023 – Il consiglio di sicurezza dell’ONU combatte il traffico di esseri umani al largo delle coste libiche

Il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato la risoluzione sulla lotta al contrabbando e al traffico di esseri umani al largo delle coste libiche. Gli Stati membri dell'ONU e le organizzazioni regionali attive sul posto saranno quindi autorizzati a ispezionare e sequestrare le imbarcazioni in mare aperto sospettate di venir utilizzate per il traffico di migranti o per la tratta di esseri umani dalla Libia verso l'Europa. In seno al Consiglio, la Svizzera ha sostenuto il rinnovo annuale della risoluzione, introdotta per la prima volta nel 2015, in quanto strumento importante per combattere il traffico di esseri umani e proteggere le vite umane.

Uomini e donne africani siedono stretti in un gommone in mare.
Con la decisione del 28 settembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite rafforza la lotta contro la migrazione illegale dalla Libia attraverso il Mediterraneo. © Keystone

La Libia è un Paese di destinazione e di transito per i migranti provenienti da tutta l'Africa. Si prevede che il conflitto in Sudan, scoppiato nell'aprile 2023, aggraverà la situazione. Il numero di rifugiati che tentano di attraversare il Mediterraneo dalla Libia è in costante aumento. Secondo un rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite Guterres, quasi 8500 persone, tra cui donne e bambini, sono state intercettate e riportate in Libia nella prima metà del 2023. Circa 750 persone sono annegate in mare e circa 950 risultano disperse.

21.09.2023 – Riunione di emergenza sulla situazione in Nagorno-Karabakh

In relazione alla situazione nel Nagorno-Karabakh, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha tenuto una riunione di emergenza. La Svizzera è profondamente preoccupata per le operazioni militari lanciate dall'Azerbaigian all'inizio della settimana. In seno al Consiglio, il nostro Paese ha sottolineato l'importanza dell'accesso umanitario ed è pronto con i suoi Buoni Uffici a contribuire al dialogo e alla pace duratura, se l'Armenia e l'Azerbaigian lo desiderano.

20.09.2023 – Il Presidente Berset rappresenta la Svizzera nel dibattito sull'Ucraina

Il Presidente Berset ha partecipato a un dibattito sull'Ucraina nel Consiglio di sicurezza. Il dibattito si è svolto sotto la presidenza albanese durante la settimana di apertura dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in presenza del Presidente ucraino Volodymyr Selenskyj. Il Presidente ha sottolineato l'importanza centrale della Carta delle Nazioni Unite per la pace e la sicurezza nel mondo. Tuttavia, il numero dei conflitti sta aumentando e con esso la sofferenza della popolazione civile. Alain Berset ha condannato l'aggressione militare della Russia contro l'Ucraina. Si tratta di un esempio eclatante di violazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite. Il Presidente della Confederazione Svizzera ha invitato la Russia a cessare tutte le ostilità e a ritirare immediatamente le sue truppe dal territorio ucraino.

Il Presidente della Confederazione Svizzera Alain Berset parla al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.
Il Presidente Alain Berset ha sottolineato l'importanza del multilateralismo per una pace sostenibile al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. © DFAE

Le conseguenze dell'aggressione militare della Russia contro l'Ucraina si fanno sentire in tutto il mondo. La sicurezza alimentare è a rischio, il settore energetico è colpito e i rischi nucleari sono in aumento. Ecco perché un forte multilateralismo e la fiducia reciproca sono più importanti che mai per raggiungere la pace in Ucraina.

Il compito di ricostruire l'Ucraina in linea con i principi di Lugano è immenso. La Svizzera è solidale con il popolo ucraino in molti modi. Tra le altre cose, sostiene lo sminamento umanitario con conoscenze specialistiche e forniture di materiali e prevede di ampliare ulteriormente questo impegno. Il Presidente ha anche auspicato un ritorno all'Iniziativa sul grano del Mar Nero.

Dichiarazione del Presidente Alain Berset al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 20.09.2023

20.09.2023 – La coesione tra i membri non permanenti è fondamentale per un Consiglio efficace

Il consigliere federale Ignazio Cassis ha rappresentato la Svizzera durante una sessione di informazione alla stampa dei dieci membri non permanenti del Consiglio di sicurezza dell’ONU (Elected Ten, E10). La Svizzera è stata eletta membro del Consiglio di sicurezza per il 2023 e 2024. I membri eletti (E10) rappresentano due terzi del Consiglio. Dato che una decisione, per esempio su una risoluzione, richiede nove voti favorevoli, gli E10 sono fondamentali affinché il Consiglio possa svolgere il suo compito, che consiste nel mantenere la pace e la sicurezza nel mondo. 

I dieci membri eletti del Consiglio di sicurezza. Il consigliere federale Ignazio Cassis ha rappresentato la Svizzera.
I dieci membri eletti del Consiglio di sicurezza. Il consigliere federale Ignazio Cassis ha rappresentato la Svizzera. © DFAE
Un Consiglio di sicurezza efficiente, trasparente ed efficace è più importante che mai al giorno d’oggi.
Il consigliere federale Ignazio Cassis

Nella dichiarazione stampa congiunta, gli E10 hanno sottolineato la loro coesione e si sono impegnati a sostenere il multilateralismo: «Continueremo a svolgere un ruolo costruttivo con l’obiettivo di costruire ponti e trovare compromessi ragionevoli su tutti i temi trattati dal Consiglio. Come abbiamo visto, se vi è un consenso il Consiglio di sicurezza può adottare importanti misure di mantenimento della pace». Durante un incontro lo scorso agosto sul lago Lemano gli E10 hanno potuto approfondire la loro cooperazione. «Un Consiglio di sicurezza efficiente, trasparente ed efficace è più importante che mai al giorno d’oggi. Sono quindi molto soddisfatto della coesione dei membri eletti del Consiglio, che stanno perseguendo questo obiettivo insieme», ha dichiarato il consigliere federale al termine dell’evento svoltosi a New York.

Dichiarazione stampa congiunta (en)

19.09.2023 – Prima consegna di aiuti umanitari alla Siria attraverso Bab-al-Hawa da luglio

Il 19 settembre quasi venti camion carichi di aiuti umanitari hanno attraversato per la prima volta dal luglio scorso il valico di frontiera di Bab-al-Hawa tra Turchia e Siria. La Svizzera accoglie con favore il fatto che gli aiuti umanitari continuino a essere consegnati dal nord-ovest della Siria attraverso Bab-al-Hawa. Oltre quattro milioni di persone fanno affidamento su queste forniture di vitale importanza.

Il prolungamento del meccanismo per la fornitura di aiuti umanitari transfrontalieri attraverso Bab-al-Hawa non si è concretizzato l'11 luglio 2023 in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU a causa del veto della Russia. La situazione umanitaria in Siria rimane precaria ed è importante che alle agenzie ONU venga garantito un accesso umanitario a tutte le regioni della Siria. In qualità di membro del Consiglio di sicurezza, la Svizzera continua a sostenere l'attuazione dell'accordo tra le Nazioni Unite e il governo siriano sull'uso regolare del valico di frontiera di Bab-al-Hawa.

14.09.2023 – Partenariati con il settore privato per rendere più efficaci gli aiuti umanitari

Più di 100 conflitti armati nel mondo caratterizzano l'epoca attuale. La popolazione civile è quella che soffre di più. Il numero di sfollati è più che raddoppiato negli ultimi dieci anni. Il numero di persone bisognose è più che quintuplicato. Mentre il bisogno cresce, i finanziamenti per gli aiuti umanitari, che sono urgentemente necessari, diminuiscono. Oggi, sotto la Presidenza albanese, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso come affrontare questa sfida. Perché i bisogni umanitari sono in aumento. Ciò è dovuto agli effetti negativi del cambiamento climatico, alla debolezza della governance e ai conflitti armati, nonché alle conseguenze del Covid-19. D'altra parte, ogni conflitto risolto pacificamente contribuisce alla riduzione dei bisogni umanitari. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e anche una maggiore cooperazione con il settore privato giocano un ruolo importante in questo senso.

Un uomo africano siede dietro un computer e legge un giornale online.
I bisogni umanitari possono essere ridotti in collaborazione con il settore privato locale. Un prerequisito per questo è una rete internet stabile, in modo che le persone colpite nelle regioni di crisi possano ottenere informazioni. © Keystone

La Svizzera ha sottolineato al Consiglio di sicurezza che la comunità internazionale deve agire e investire con lungimiranza per meglio identificare i rischi di conflitto e fornire aiuti umanitari. Le nuove tecnologie possono essere di supporto. «Rendono più efficienti i sistemi di allerta precoce. L'importanza di una connessione internet stabile e sicura non deve essere sottovalutata. Ciò consente alle persone colpite di ottenere informazioni e di portare rapidamente gli aiuti necessari a chi ne ha bisogno», ha dichiarato l'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl a New York. Ecco perché è fondamentale rafforzare i partenariati tra Stati e attori privati nel settore umanitario, in quanto il loro potenziale non è ancora stato sfruttato appieno.

La Svizzera sostiene diversi progetti in quest'area nell'ambito della sua cooperazione internazionale. Questi includono, ad esempio, programmi di pagamento in contanti per le vittime di eventi naturali o disastri. In collaborazione con istituzioni finanziarie private locali, queste ricevono contanti per acquistare beni di cui hanno urgente bisogno. Questi vengono acquistati localmente, in modo che i negozianti o gli agricoltori locali possano continuare la loro attività nonostante le circostanze difficili. In questo modo, la Svizzera contribuisce anche a limitare lo sfollamento delle persone colpite.

L'esperienza e le reti di aziende e organizzazioni private con sede in aree di conflitto possono dare un contributo importante alla risposta umanitaria degli Stati e delle organizzazioni internazionali. «Tuttavia, non dobbiamo mai dimenticare che tutte le misure relative all'impegno del settore privato devono essere basate sui principi umanitari e sui diritti umani», ha sottolineato Baeriswyl al Consiglio di sicurezza.

Dichiarazione della Svizzera sui partenariati pubblico-privati, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 14.09.2023 (fr)

07.09.2023 – Rafforzare le missioni di pace delle Nazioni Unite per la costruzione di una pace efficace ed efficiente

75 anni fa, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite inviò la prima missione di mantenimento della pace, l'UNTSO, per mantenere il cessate il fuoco in Medio Oriente. Da allora, oltre un milione di persone hanno prestato servizio in più di 70 missioni di pace delle Nazioni Unite. Di conseguenza, sono state salvate milioni di vite civili in tutto il mondo. Oggi sono attive dodici missioni e la natura dei conflitti è cambiata radicalmente dal 1948. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite oggi ha scambiato opinioni su come le missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite devono adattarsi per adempiere ai loro compiti in un ambiente sempre più complesso. I Caschi Blu svolgono un lavoro prezioso in molte regioni di conflitto in condizioni difficili. Tra le altre cose, monitorano i cessate il fuoco, garantiscono l'accesso agli attori umanitari grazie alla loro presenza e sostengono i processi di stabilizzazione politica in modo da garantire una pace sostenibile.

Mappa del mondo che mostra le dodici missioni di pace delle Nazioni Unite.
Nel 2023, l'ONU condurrà dodici missioni di pace in tutto il mondo, con il ritiro della MINUSMA in Mali entro la fine del 2023. In totale saranno schierate fino a 90.000 persone, tra cui 31 membri del personale svizzero in uniforme e fino a 20 agenti di polizia svizzeri. © DFAE

Durante la riunione del Consiglio, la Svizzera ha sottolineato la necessità di rafforzare i partenariati con le organizzazioni regionali, in particolare con l'Unione Africana (UA). Le missioni di pace guidate dall'UA dovrebbero anche essere in grado di reagire in modo più flessibile a eventi imprevisti. Inoltre, la protezione della popolazione civile dovrebbe essere sempre al centro di una missione di pace. «La Svizzera è desiderosa di portare avanti la discussione sulle riforme necessarie alle missioni di pace», ha dichiarato Pascale Baeriswyl, Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite a New York. Inoltre, la Svizzera ha sottolineato l'importanza dell'efficacia delle missioni di pace delle Nazioni Unite. In questo contesto, la Svizzera ha chiesto al Consiglio un coordinamento ancora più forte della pianificazione, del bilancio e della valutazione delle prestazioni, affinché le missioni di pace dell'ONU possano dare un contributo efficace ed efficiente alla costruzione della pace.

Dichiarazione della Svizzera sulle missioni di pace delle Nazioni Unite, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 07.09.2023 (fr)

05.09.2023 – Buoni metodi di lavoro sono importanti per il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite per adempiere al suo mandato

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto oggi un dibattito aperto sul miglioramento dei suoi metodi di lavoro. Si tratta di un argomento importante per la Svizzera: «Rafforzare l'efficienza» è una delle quattro priorità tematiche che il Consiglio federale ha stabilito per l'appartenenza al Consiglio. Durante il dibattito, la Svizzera ha partecipato a dichiarazioni congiunte a nome dei dieci membri eletti del Consiglio (E10) e a nome del Gruppo ACT, che sostiene un Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite trasparente, efficace, efficiente e inclusivo.

I voti degli E10 sono decisivi anche per una risoluzione in seno al Consiglio. Una risoluzione richiede nove voti a favore. Nella loro dichiarazione congiunta, gli E10 hanno sottolineato la necessità di buoni metodi di lavoro del Consiglio di sicurezza, per consentirgli di rispondere in modo efficiente e trasparente alle sfide attuali in un ambiente geopolitico sempre più complesso. Per raggiungere questo obiettivo, gli E10 hanno sottolineato, tra le altre cose, la disponibilità al compromesso, l'uso responsabile del veto e l'inclusione sistematica della società civile nelle discussioni. La dichiarazione congiunta è stata preceduta da un incontro degli attuali e futuri membri del Consiglio in Svizzera, dove hanno approfondito la loro collaborazione per promuovere l'efficacia del Consiglio.

La Svizzera coordina l’interregionale Gruppo ACT a New York, che quest'anno celebra il suo 10° anniversario. La Dichiarazione al Consiglio di ACT sottolinea la necessità che il Consiglio di sicurezza agisca con fiducia e sicurezza nei confronti di tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite e dei miliardi di persone colpite per conto delle quali opera. «Niente potrebbe essere un segnale migliore da parte del Consiglio che l'attuazione coscienziosa dei suoi stessi impegni». In questo contesto, l'ACT ha sottolineato una maggiore condivisione del carico di lavoro tra tutti i membri del Consiglio, ad esempio attraverso la co-leadership sui dossier tematici e geografici, nonché gli scambi con i Paesi colpiti da conflitti. 

Dichiarazione congiunta dei membri non permanenti del Consiglio sui metodi di lavoro del Consiglio di sicurezza, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 05.09.2023 (en)

31.08.2023 – Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite rinnova il mandato della missione ONU in Libano

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha rinnovato oggi il mandato della missione di mantenimento della pace in Libano (UNIFIL) per 12 mesi. L'UNIFIL è stata avviata dal Consiglio nel 1978, diventando così una delle missioni operative più longeve delle Nazioni Unite.

I caschi blu delle Nazioni Unite sono visti da un filo spinato che rappresenta la cosiddetta Linea Blu tra Libano e Israele.
Le forze di pace delle Nazioni Unite in servizio presso la Linea Blu tra il Libano e Israele. Stanno dando un contributo concreto alla pace sostenibile e alla protezione dei civili nella regione. © Keystone

La regione lungo la cosiddetta Linea Blu tra Libano e Israele è soggetta a ripetuti conflitti armati. La missione vigila sul cessate il fuoco lungo la Linea Blu e contribuisce a ridurre le tensioni. In questo modo, offre un contributo concreto alla promozione di una pace sostenibile, una priorità definita dal Consiglio federale per l'adesione della Svizzera al Consiglio di Sicurezza. La Svizzera ha inoltre sostenuto il rafforzamento del mandato nel campo delle energie rinnovabili, riducendo i rischi legati al clima. La Svizzera ha sostenuto la risoluzione al Consiglio.

28.08.2023 – Riunione del Consiglio di sicurezza sul ritiro della missione di pace delle Nazioni Unite dal Mali

Il 30 giugno 2023, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di ritirare la missione di mantenimento della pace MINUSMA (fr) dal Mali entro la fine dell'anno, su richiesta del governo di transizione maliano. Ora il Consiglio si è riunito nuovamente per discutere i progressi compiuti finora e le sfide del ritiro. Il ritiro solleva la questione di come alcuni compiti importanti della missione possano essere portati avanti e i suoi risultati mantenuti. Questi includono l'accordo di pace esistente e la protezione della popolazione civile. Dal 2012, una crisi di sicurezza, socio-economica e umanitaria si è intensificata costantemente in Mali. Soprattutto nel nord e nel centro del Paese, ci sono attacchi quasi quotidiani contro la popolazione civile, le forze di sicurezza maliane o conflitti tra gruppi armati, a volte con sfondo jihadista. Nel giugno 2015, i movimenti del nord e il governo maliano hanno firmato un accordo di pace ad Algeri, la cui attuazione è stata accompagnata dalla MINUSMA, un impegno che però sta giungendo al termine. 

I caschi blu della missione di pace MINUSMA delle Nazioni Unite si trovano accanto a un veicolo blindato bianco in un paesaggio arido e sabbioso in Mali.
Con il ritiro della missione di pace MINUSMA delle Nazioni Unite entro la fine del 2023, la popolazione civile del Mali diventerà ancora più vulnerabile. © UN Photo

La riunione del Consiglio si è concentrata sulla garanzia di un ritiro ordinato della MINUSMA e sul futuro incerto del Mali a partire da gennaio 2024. Di conseguenza, la Svizzera ha sottolineato nella sua dichiarazione che l'attuazione dell'accordo di pace e le misure di costruzione della fiducia sono fondamentali. «Nove anni di lavoro, di dialogo e di sforzi verso la riconciliazione nazionale sono in gioco – prima di tutto per il popolo maliano, ma anche per l'intera regione del Sahel», ha sottolineato Adrian Hauri, vice capo della missione Svizzera presso l'ONU a New York.

La Svizzera ha anche sottolineato la necessità che i compiti importanti della MINUSMA siano portati avanti in modo adeguato dal governo di transizione maliano e da altri attori regionali. A tal fine, sono necessari colloqui approfonditi e inclusivi, affinché siano disponibili proposte di soluzioni concrete e attuabili entro la fine dell'anno. Nel suo ruolo in seno al Consiglio di sicurezza come co-leader dell'Ufficio Regionale delle Nazioni Unite per l'Africa Occidentale e il Sahel UNOWAS (fr) – che copre anche il Mali – la Svizzera è pronta a sostenere attivamente questo processo. «Accogliamo con favore tutte le misure che sono già state adottate per attutire l'impatto del ritiro della MINUSMA sulla popolazione civile e per rispondere meglio alle esigenze umanitarie», ha detto Hauri. Le sfide sono e restano estremamente complesse, motivo per cui è fondamentale la stretta collaborazione di tutti gli attori interessati con l'ONU e la MINUSMA. Da un lato, per assicurare il ritiro programmato della missione e, dall'altro, per garantire la sicurezza del personale MINUSMA in Mali fino al completamento del ritiro.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Mali, Consiglio di sicurezza dell'ONU, 28.08.2023 (fr)

22.08.2023 – Elezioni libere ed eque e l'inclusione delle donne sono fondamentali per il futuro della Libia

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite discute la situazione in Libia ogni due mesi. La Missione di Supporto delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL) è attiva nel Paese dalla caduta del regime autoritario di Muammar Gheddafi nel 2011. I compiti dell'UNSMIL includono il sostegno al governo libico nell'istituzione dello Stato di diritto e nell'organizzazione di elezioni democratiche.

Le ultime elezioni, previste per dicembre 2021, sono state rinviate a tempo indeterminato. Questo perché non è stato possibile raggiungere un consenso tra i vari attori libici sulle leggi elettorali. «È indispensabile affrontare le questioni in sospeso. Per creare l'ambiente necessario per elezioni libere ed eque, gli attori coinvolti devono trovare un accordo nel periodo precedente alle elezioni», ha spiegato Riccarda Chanda, vice capo missione della Svizzera presso l'ONU a New York. A tal fine, la Svizzera sostiene l'UNSMIL, anche nel suo ruolo di co-presidente del gruppo di lavoro del Processo di Berlino sul diritto internazionale umanitario e sui diritti umani. Il Processo di Berlino è stato lanciato nel gennaio 2020 per raggiungere un cessate il fuoco duraturo in Libia.

Una giovane donna libica che indossa un velo viola siede ad un tavolo di legno per prendere appunti.
Una studentessa libica partecipa ad un workshop sui diritti umani organizzato dall'UNSMIL presso l'Università di Tripoli. © UN Photo

Secondo il Segretario Generale delle Nazioni Unite Guterres, la situazione dei diritti umani in Libia si sta sempre più deteriorando. I controlli eccessivi e le restrizioni burocratiche imposte alla società civile dalle autorità e dagli attori di sicurezza sono in aumento. «La Svizzera sostiene l'invito del Segretario Generale a revocare queste misure», ha sottolineato la rappresentante della Svizzera al Consiglio di sicurezza. Inoltre, la Svizzera è preoccupata per le violazioni dei diritti e gli abusi su donne e ragazze; tali abusi non devono rimanere impuniti. Rivolgendosi alle autorità libiche, la Svizzera ha sottolineato al Consiglio di sicurezza dell'ONU che la partecipazione delle donne ai processi politici deve essere sicura e senza intimidazioni. A tal fine, devono essere garantiti anche la loro libertà di movimento e il rispetto dei loro diritti fondamentali. La Svizzera ha anche espresso la sua preoccupazione per i recenti scontri violenti a Tripoli, in cui hanno perso la vita alcune persone. Ha anche invitato tutte le parti a rispettare sempre il diritto umanitario internazionale e i diritti umani.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Libia, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 22.08.2023 (fr)

17.08.2023 – Prima riunione del Consiglio di sicurezza sulla situazione dei diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea dopo sei anni

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso oggi la situazione relativa ai diritti umani nella Repubblica Popolare Democratica di Corea (RPDC) in un briefing formale e pubblico. È la prima volta dal 2017 che una discussione in questo formato è possibile in seno al Consiglio di sicurezza. Le armi nucleari e i programmi missilistici della RPDC, vietati da numerose risoluzioni del Consiglio di sicurezza, rappresentano una minaccia per la pace e la sicurezza internazionale. Anche la grave situazione dei diritti umani dei nordcoreani si collega a questo.

Una strada a Pyongyang, la capitale della Repubblica Popolare Democratica di Corea.
Una strada a Pyongyang, la capitale della Repubblica Popolare Democratica di Corea. © Keystone

Secondo la Commissione d'inchiesta sui diritti umani istituita nel 2013 dal Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite per la RPDC, nel Paese continuano a verificarsi violazioni sistematiche e gravi dei diritti umani. In seno al Consiglio di sicurezza, la Svizzera ha ricordato alla RPDC di rispettare i diritti umani universalmente applicabili. Ha inoltre sottolineato che i responsabili delle violazioni dei diritti umani devono essere chiamati a rispondere delle loro azioni. La Commissione ha sottolineato che, considerato il governo autoritario della RPDC, il Consiglio di sicurezza deve considerare tutte le opzioni per garantire che queste violazioni non rimangano impunite.

Le violazioni dei diritti umani nella RPDC sono molteplici. «La tortura, la detenzione arbitraria e le sparizioni nei campi per prigionieri politici sono solo alcuni esempi di violazioni gravi e sistematiche. Ricordiamo l’importanza dell'impegno della RPDC a cessare immediatamente tutte le violazioni», ha dichiarato Adrian Hauri, Vice Capo Missione della Svizzera presso le Nazioni Unite a New York.

«La grave situazione dei diritti umani nella Repubblica Democratica Popolare di Corea minaccia la stabilità e la pace nella regione e oltre», ha affermato Hauri a New York. Il Consiglio di sicurezza deve quindi lavorare per un cambiamento positivo e sostenibile per il popolo nordcoreano. Inoltre, la Svizzera ha invitato la RPDC a impegnarsi nel dialogo e nella cooperazione con gli attori internazionali, al fine di porre fine alle gravi violazioni dei diritti umani e alle loro conseguenze umanitarie.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione dei diritti umani nella RPDC, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 17.08.2023 (fr, en)

03.08.2023 – Non c'è pace duratura a stomaco vuoto

Secondo le stime dell'ONU, nel 2022 la fame ha colpito 783 milioni di persone nel mondo. Si tratta di 122 milioni di persone in più rispetto a prima della pandemia da Covid-19. Ad esempio, i civili in Siria, Somalia, Sudan, Afghanistan e Yemen – per citare solo alcuni contesti – rischiano di patire la fame. La decisione della Russia di sospendere l'Iniziativa sui cereali del Mar Nero (Black Sea Grain Initiative) aggraverà la già precaria insicurezza alimentare in molte parti del mondo. Inoltre, il cambiamento climatico ha conseguenze imprevedibili e a lungo termine, che colpiscono innanzitutto i più poveri e coloro che sono già stati colpiti da guerre.

La guerra causa la fame e la fame causa la guerra.
Adrian Hauri, Vice Capo Missione della Svizzera presso le Nazioni Unite a New York

«La guerra provoca la fame e la fame provoca la guerra», ha dichiarato Adrian Hauri, Vice Capo Missione della Svizzera presso le Nazioni Unite a New York e incaricato d'affari, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 3 agosto. La Svizzera ha messo a tema l'interazione tra i conflitti armati, le relative violazioni del diritto internazionale e la sicurezza alimentare durante la propria Presidenza a maggio, in occasione del dibattito di alto livello sulla protezione dei civili presieduto dal presidente della Confederazione Alain Berset in seno al Consiglio. In quell'occasione, l'attenzione si è concentrata sull'accesso dei civili ai beni essenziali e ai servizi di base, come cibo, acqua o cure mediche.

Una donna yemenita tiene in mano delle lenticchie arancioni.
Yemen: l'ONU classifica la situazione in Yemen come una delle peggiori crisi umanitarie al mondo. Centinaia di migliaia di persone sono colpite dalla carestia a causa della guerra civile in corso dal 2015. © Keystone

Adottando una risoluzione nel 2018, il Consiglio di sicurezza ha riconosciuto la necessità di interrompere il circolo vizioso del conflitto armato e dell'insicurezza alimentare. In occasione del briefing odierno del Consiglio sulla sicurezza alimentare, organizzato dagli Stati Uniti, la Svizzera ha sottolineato tre aree di intervento per prevenire la carestia nel contesto dei conflitti armati e della violenza.

Da un lato, le parti in conflitto devono obbligatoriamente rispettare il diritto internazionale umanitario. Ciò significa, ad esempio, che devono assicurare la protezione delle infrastrutture civili, come i mercati o le catene di approvvigionamento, astenersi dall'estrarre terreni agricoli, fornire alla popolazione civile l'accesso all'acqua potabile e garantire aiuti umanitari senza ostacoli a chi ne ha bisogno.

D'altra parte, è necessario promuovere la lotta contro l'impunità delle parti in conflitto che utilizzano la morte per fame della popolazione civile come metodo di guerra. Questo ha anche un effetto preventivo. La Svizzera chiede che i responsabili di tali crimini siano maggiormente responsabilizzati e che sia fatta giustizia per le vittime di questi crimini disumani. Adrian Hauri ha anche colto l'occasione per promuovere l'emendamento allo Statuto di Roma avviato e promosso dalla Svizzera, secondo il quale la fame può essere punita come crimine di guerra.

Inoltre, le crisi alimentari nelle situazioni di conflitto hanno spesso un volto femminile. Le donne e le ragazze sono quelle che mangiano per ultime e troppo poco. Allo stesso tempo, cercano attivamente strategie di sopravvivenza e quindi contribuiscono a trovare soluzioni. Per questo motivo, la Svizzera ha sottolineato in Consiglio che le misure per migliorare la sicurezza alimentare devono tenere conto anche della prospettiva di genere.

Uno stomaco vuoto non può essere la base per una pace sostenibile. «Le soluzioni politiche ai conflitti devono far parte del nostro approccio globale per eliminare la fame, garantire l'accesso a un'alimentazione sufficiente e adeguata per tutti e promuovere sistemi alimentari resilienti, inclusivi e sostenibili», ha sottolineato Hauri a New York.

Dichiarazione della Svizzera su fame e conflitti, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 03.08.2023 (fr)

28.07.2023 – Protezione dei civili nelle missioni di pace delle Nazioni Unite

La protezione dei civili è uno dei compiti principali delle missioni di pace delle Nazioni Unite. Queste operano solitamente in un ambiente difficile, dove si trovano ad affrontare diverse sfide di politica di sicurezza. Queste includono, ad esempio, dinamiche di conflitto instabili, gravi violazioni del diritto internazionale, libertà di movimento limitata, disinformazione o risorse limitate. Il 28 luglio, il Consiglio di sicurezza si è riunito con i comandanti delle missioni di mantenimento della pace in Sud Sudan (UNMISS), Libano (UNIFIL) e Repubblica Democratica del Congo (MONUSCO) per discutere su come le missioni possano affrontare queste sfide e migliorare la protezione dei civili sul terreno. «Purtroppo, i civili rappresentano ancora la stragrande maggioranza delle vittime dei conflitti armati e la loro protezione è quindi più che mai necessaria», ha sottolineato l'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl al Consiglio di sicurezza. La protezione dei civili è anche una priorità per l'appartenenza della Svizzera al Consiglio di sicurezza.

Un osservatore militare svizzero siede in mezzo a una folla di persone in un villaggio della regione del Kashmir e ascolta ciò che hanno da dire.
Un osservatore militare svizzero presso la missione ONU UNMOGIP in Kashmir parla con la popolazione locale per avere indicazioni sull'umore e sui problemi quotidiani. © DDPS

La Svizzera ha sottolineato al Consiglio che le missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite sono meno reattive per quanto riguarda la protezione dei civili e si concentrano invece sulla prevenzione dei reati contro i civili. Inoltre, ha chiarito che questa protezione deve essere garantita anche nelle fasi di transizione, come nel caso dell'imminente ritiro della missione di pace delle Nazioni Unite in Mali (MINUSMA). «Il ritiro della MINUSMA non deve in nessun caso portare ad un deterioramento della situazione dei civili: Il Governo del Mali deve assumere immediatamente i compiti che la missione svolgeva in precedenza in quest'area», ha detto Baeriswyl a New York.

L'Esercito svizzero è coinvolto nelle missioni di pace, così come numerosi altri Paesi. Circa 280 cittadini svizzeri sono impiegati. Tra l'altro, l'Esercito svizzero sostiene il Servizio di Azione Antimine delle Nazioni Unite (UNMAS) in Africa occidentale nello sminamento umanitario. In Kosovo, i membri dell'Esercito contribuiscono a creare un ambiente sicuro e stabile e alla libertà di movimento della popolazione. Gli osservatori militari svizzeri sono schierati nella regione del Kashmir, tra India e Pakistan. Monitorano le regioni colpite dal conflitto e scambiano informazioni con le autorità e la popolazione, al fine di ottenere informazioni rilevanti per valutare la situazione di sicurezza. La Svizzera ha anche un contingente di fino a 20 agenti di polizia che vengono impiegati nelle missioni ONU. Nel 2022, ne ha schierati 16. Il loro compito è quello di sostenere e formare il personale di polizia locale nelle fasi di ricostruzione post-conflitto. In questo modo, la Svizzera fornisce un contributo concreto sul campo al mantenimento della pace, al rispetto del diritto internazionale e quindi alla protezione della popolazione civile.

Dichiarazione della Svizzera sulla protezione dei civili nelle missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 28.07.2023 (fr)

18.7.2023 – In occasione del 25° anniversario dello Statuto di Roma, la Svizzera ha presieduto un incontro del Consiglio di sicurezza dell’ONU a New York sulla Corte penale internazionale

Il 17 luglio gli Stati Parte allo Statuto di Roma si sono riuniti per celebrare il 25° anniversario della sua adozione, partecipando a una tavola rotonda ministeriale sulla visione strategica della CPI per il prossimo decennio. «Con l’istituzione della Corte penale internazionale è nato un elemento imprescindibile dell’architettura multilaterale volta a tutelare lo Stato di diritto. La Corte merita il sostegno incondizionato della comunità internazionale, oggi così come nel prossimo decennio e oltre», ha affermato l’ambasciatrice Corinne Cicéron Bühler.

Corinne Cicéron-Bühler appare su uno schermo nella sala del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a New York.
L’incontro informale del 18 luglio, svoltosi in formula «Arria», è stato presieduto dall’ambasciatrice Corinne Cicéron Bühler, con il titolo per tale occasione di segretaria di Stato del DFAE. © DFAE

I 25 anni dello Statuto di Roma sono un’occasione per celebrare il raggiungimento di un importante traguardo da parte della comunità internazionale in materia di lotta contro l’impunità. Questo testo ha dato vita alla CPI in quanto organo giudiziario indipendente incaricato di indagare sui crimini più gravi, come il genocidio, i crimini di guerra, i crimini contro l’umanità e il crimine di aggressione. Le commemorazioni consentono alla CPI di guadagnare visibilità e contribuiscono a rafforzare il sostegno politico di cui necessita per adempiere il suo mandato. L’incontro aveva anche l’obiettivo di incoraggiare i Paesi che non lo hanno ancora fatto ad aderire allo Statuto di Roma e a riflettere sul suo futuro.

Con l’istituzione della Corte penale internazionale è nato un elemento imprescindibile dell’architettura multilaterale volta a tutelare lo Stato di diritto.
Corinne Cicéron Bühler

Il giorno successivo, gli Stati membri dell’ONU hanno discusso del contributo della CPI al mantenimento della pace e della sicurezza internazionale. L’incontro informale del 18 luglio, svoltosi in formula «Arria», è stato presieduto dall’ambasciatrice Corinne Cicéron Bühler, con il titolo per tale occasione di segretaria di Stato del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE), e dall’ambasciatore Kimihiro Ishikane, rappresentante permanente del Giappone presso le Nazioni Unite. La riunione ha fornito un quadro per lo scambio di opinioni sul ruolo e sull’importanza della CPI nella lotta all’impunità nel mondo e ha dato agli Stati partecipanti l’occasione di rinnovare il proprio impegno nei confronti dello Statuto di Roma. La presidente dell’Assemblea degli Stati Parte Silvia Fernández de Gurmendi, la direttrice del Fondo di garanzia della CPI per le vittime Deborah Ruiz Verduzco, così come vari rappresentanti del mondo accademico e della società civile hanno presentato la loro visione per il futuro della Corte in materia di pace e sicurezza.

Dichiarazione della Svizzera, 18.07.2023

Comunicato stampa, 19.07.2023

18.07.2023 – Il Consiglio di sicurezza dell’ONU affronta il tema delle opportunità e dei rischi dell’intelligenza artificiale per la pace e la sicurezza internazionali

L’attuale evoluzione dell’intelligenza artificiale (IA) ha il potenziale di trasformare la nostra società. Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha tenuto una riunione di alto livello volta a esaminare le possibili implicazioni dell’IA per la pace e la sicurezza internazionali. Su questa base, la Svizzera incoraggia un utilizzo sicuro e responsabile di tali sistemi.

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU è tenuto a considerare l’impatto delle nuove tecnologie sul mondo di oggi. Secondo la Svizzera, l’IA può per esempio ottimizzare l’analisi dei conflitti, garantire un’allerta precoce e agevolare gli sforzi nell’ambito della prevenzione, oltre a offrire un sostegno nelle attività di mediazione e consolidamento della pace. Se usata in modo improprio, tuttavia, comporta rischi aggiuntivi in materia di pace e sicurezza. «Sebbene possa rappresentare una sfida a causa della sua rapidità e apparente onniscienza, l'intelligenza artificiale può e deve servire la pace», ha affermato Pascale Baeriswyl, ambasciatrice svizzera presso l’ONU a New York.

Sebbene possa rappresentare una sfida a causa della sua rapidità e apparente onniscienza, l'intelligenza artificiale può e deve servire la pace.
Pascale Baeriswyl, ambasciatrice svizzera presso l’ONU a New York

Alla luce dello sviluppo tecnologiche, la Svizzera ha ricordato che il diritto internazionale pubblico in vigore si applica anche all’IA e deve essere rispettato. Inoltre, ha formulato tre strategie plausibili per mitigare i rischi legati a un uso improprio dell’IA. Ha innanzitutto evocato la necessità di istituire un quadro comune, condiviso da tutti gli attori coinvolti nello sviluppo e nell’impiego di tali sistemi. In seguito ha ricordato che ogni forma di IA deve essere incentrata sull’umano e garantire la massima trasparenza per quel che concerne il suo funzionamento e i dati di cui si serve. Infine ha fatto appello alla responsabilità degli sviluppatori e degli utenti, statali e non, affinché si assicurino che l’IA favorisca l’uguaglianza e l’inclusione e contrasti qualsiasi tipo di discriminazione.

La ricerca d'avanguardia può contribuire a spianare la strada all'uso dell'intelligenza artificiale per la pace, come dimostra un prototipo di uno strumento di analisi assistita dall’IA sviluppato dal Politecnico federale di Zurigo. Anche la Svizzera si impegna a trovare soluzioni, in particolare tramite lo «Swiss Call for Trust & Transparency», un’iniziativa che vede il settore privato, il mondo accademico e quello della diplomazia unire le forze per cercare soluzioni pratiche e immediate per far fronte ai rischi dell’IA.

Dichiarazione della Svizzera, 18.07.2023

17.07.2023 – La Svizzera manifesta il proprio sostegno al processo di ricostruzione dell’Ucraina durante il Consiglio di Sicurezza dell’ONU

In occasione di una riunione di alto livello che ha visto la presidenza del ministro degli affari esteri del Regno Unito e la presenza del suo omologo ucraino, la Svizzera ha ribadito il proprio sostegno alla sovranità e all’integrità territoriale dell’Ucraina, in conformità con il diritto internazionale, nonché l’obbligo di tutte le parti di rispettare il diritto internazionale umanitario.

La Svizzera chiede il rinnovo dell’accordo sui cereali del Mar Nero

La Svizzera ha colto l’occasione per ribadire quanto sia importante lavorare fin d’ora sui temi della ricostruzione, il cui processo è stato avviato nel luglio 2022, quando si è tenuta a Lugano la prima Ukraine Recovery Conference (URC), organizzata congiuntamente da Svizzera e Ucraina. La conferenza ha portato all’adozione dei principi di Lugano, a cui hanno aderito tutti i Paesi partecipanti. Il 22 giugno, in occasione dell’URC2023 tenutasi a Londra, il padrone di casa dell’URC dello scorso anno, il consigliere federale Ignazio Cassis, ha dichiarato che il popolo ucraino può continuare a contare sul sostegno della Svizzera per la ricostruzione del Paese.

In vista del rinnovo dell’accordo sui cereali del Mar Nero, la Svizzera ha lanciato un appello urgente per la sicurezza alimentare globale, altro tema chiave dell’incontro. La Svizzera deplora la decisione della Russia sull’accordo sui cereali del Mar Nero e spera che vengano rinnovati nel prossimo futuro. Dalla sua adozione nel luglio 2022, l’accordo ha permesso di esportare oltre 32 milioni di tonnellate di derrate alimentari in 45 Paesi ripartiti su tre continenti. La Svizzera accoglie con favore e sostiene attraverso i suoi buoni uffici gli instancabili sforzi del segretario generale dell’ONU e della Turchia per trovare un’intesa tra le parti e portare avanti questo importante accordo.

Un uomo porta un drone lungo il pendio di una piccola collina.
La Svizzera ha espresso la propria preoccupazione per l'uso di mine antiuomo e munizioni a grappolo in Ucraina. © Keystone

La Carta delle Nazioni Unite come punto di partenza per una pace globale, giusta e duratura

Ambasciatrice della Svizzera presso l’ONU a New York, Pascale Baeriswyl ha esortato a difendere i principi della Carta delle Nazioni Unite, che costituiscono la base per costruire una pace globale, giusta e duratura in Ucraina. «La Svizzera segue da vicino le varie attività a favore della pace, sottolineando che la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina devono essere rispettate», ha aggiunto l’ambasciatrice in relazione alle varie iniziative della comunità internazionale.

La Svizzera ha dato così nuovamente il suo sostegno alla Corte penale internazionale e alle misure e ai meccanismi volti a rendere giustizia alle vittime e a favorire la ricostruzione dell’Ucraina, tra cui il registro dei danni istituito dal Consiglio d’Europa. Ha inoltre ribadito tale imperativo di giustizia anche durante il dibattito annuale sulla situazione nei territori ucraini temporaneamente occupati, tenutosi all’Assemblea generale il 18 luglio.

In qualità di Stato parte delle Convenzioni di Ottawa e Oslo, la Svizzera invita tutti gli Stati e le parti in conflitto a non utilizzare queste armi.
Pascale Baeriswyl, Ambasciatrice della Svizzera presso l’ONU a New York

La Svizzera sempre attiva nello sminamento umanitario

Pascale Baeriswyl ha inoltre espresso la preoccupazione della Svizzera per l'uso di mine antiuomo e munizioni a grappolo in Ucraina. "In qualità di Stato parte delle Convenzioni di Ottawa e Oslo, la Svizzera invita tutti gli Stati e le parti in conflitto a non utilizzare queste armi", ha dichiarato al Consiglio. La Svizzera punta sulla propria esperienza per il sostegno allo sminamento umanitario in Ucraina. Con un credito aggiuntivo approvato dal Parlamento nella sessione estiva del 2023, la Confederazione sta avviando ulteriori misure nel campo dello sminamento umanitario. Nel 2023 la Svizzera fornirà all’Ucraina prestazioni di supporto allo sminamento umanitario per un importo di almeno 15 milioni di franchi.

Dichiarazione della Svizzera, 17.07.2023

14.07.2023 – Dibattito aperto sulla violenza sessuale nei conflitti

Il 14 luglio, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto un dibattito aperto sul tema «Violenza sessuale nei conflitti». Nel 2023 ricorre il quindicesimo anniversario della Risoluzione 1820 del Consiglio di Sicurezza, che chiede la completa cessazione della violenza sessuale nei conflitti e sottolinea l'importanza di porre fine all'impunità per tali violenze. Nonostante i progressi compiuti nell'attuazione di questa risoluzione, la violenza sessuale colpisce ancora migliaia di persone nei conflitti ogni anno, in particolare le donne.

Una donna di origine africana di spalle si mette la mano davanti alla bocca.
La violenza sessuale nei conflitti colpisce soprattutto le donne. © Keystone

Il Rapporto annuale 2022 del Segretario generale delle Nazioni Unite evidenzia 20 Paesi in cui si perpetrano violenze sessuali. «Quindici anni dopo l’adozione della Risoluzione 1820, la violenza sessuale e di genere nei conflitti persiste, così come l'impunità. Dobbiamo attuare in modo completo e duraturo i requisiti che il Consiglio si è posto in questa risoluzione», ha dichiarato Simon Geissbühler, responsabile della Divisione Pace e Diritti umani del DFAE, in occasione del dibattito organizzato dal Regno Unito.

Approccio incentrato sulle vittime

Durante il dibattito aperto, la Svizzera ha sottolineato che il rafforzamento delle capacità e delle competenze delle missioni ONU e delle istituzioni nazionali è essenziale per prevenire tali crimini in futuro. La Svizzera ha inoltre sottolineato che la prevenzione della violenza sessuale richiede anche l'inclusione delle donne nei processi di controllo delle armi e di disarmo. La proliferazione illecita di armi leggere e di piccolo calibro aumenta il rischio di violenza sessuale legata ai conflitti.

La Svizzera è inoltre favorevole a un approccio che si concentri sulle vittime e tenga conto delle loro esigenze. «Senza protezione contro la violenza sessuale, non può esistere una partecipazione paritaria. E, come ben sappiamo, l’impegno delle donne è una conditio sine qua non per una pace duratura», ha concluso Simon Geissbühler.

Dichiarazione della Svizzera al dibattito aperto su «Violenza sessuale nei conflitti», Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 14.07.2023

14.07.2023 – La Svizzera sostiene il rinnovo del mandato del BINUH a Haiti

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità il rinnovo del mandato dell'Ufficio integrato delle Nazioni Unite ad Haiti (BINUH) per 12 mesi. La Svizzera è a favore di questo rinnovo in base alla situazione sempre più precaria della sicurezza nel Paese.

Haiti è in preda a una grave crisi politica, di sicurezza e umanitaria. Numerose gang controllano la maggior parte della capitale Port-au-Prince e seminano terrore tra la popolazione con omicidi, rapimenti e stupri. Le autorità, da parte loro, non sono in grado di far fronte al crescente numero di crimini commessi. La riunione del Consiglio si è svolta due anni dopo l'assassinio del presidente haitiano Jovenel Moïse nel luglio 2021.

Una donna appare in controluce in fondo a un corridoio.
Le donne sono costantemente vittime di violenza sessuale ad Haiti e hanno poche possibilità di ricorrere alla legge. © Keystone

L'ultimo rapporto del Segretario generale delle Nazioni Unite, pubblicato questo mese, attesta l'entità della crisi. In queste difficili circostanze, "questo Consiglio deve mostrare unità nel rinnovare il mandato del BINUH per consentirgli di svolgere efficacemente la sua missione", ha chiesto Pascale Baeriswyl, ambasciatrice svizzera presso le Nazioni Unite a New York. Il lavoro del BINUH sul campo è essenziale, in quanto si sforza di sostenere efficacemente le autorità haitiane contro l'impunità e di porre le basi per una pace duratura".

Dichiarazione della Svizzera, 06.07.2023

11.07.2023 – Consiglio di sicurezza dell’ONU: veto al prolungamento degli aiuti umanitari transfrontalieri in Siria

Il 11 luglio 2023 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (ONU) ha bloccato, per il momento, il prolungamento del meccanismo per la fornitura di aiuti umanitari transfrontalieri in Siria. La risoluzione non si è concretizzata a causa del veto della Russia.

Dal 2013, la cosiddetta risoluzione transfrontaliera del Consiglio di sicurezza garantisce alle agenzie dell’ONU un accesso umanitario alla Siria nord-occidentale attraverso il valico di frontiera di Bab al-Hawa, al confine con la Turchia. In questa regione oltre quattro milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari.

La Svizzera è corresponsabile insieme al Brasile («co-penholdership») del dossier umanitario sulla Siria in seno al Consiglio di sicurezza. Il progetto di risoluzione presentato dai due co-penholder chiedeva un prolungamento di 9 mesi del meccanismo sulla base dell'analisi e delle raccomandazioni urgenti del Segretario generale delle Nazioni Unite, del Sottosegretario generale per gli aiuti umanitari e delle agenzie e organizzazioni specializzate attive sul terreno. Sul progetto è stato posto il veto della Russia.

In vista del voto, la Svizzera si è schierata a favore di una proroga di dodici mesi, una proposta ancora più ampia dell'attuale risoluzione sugli aiuti transfrontalieri. A causa delle posizioni divergenti in Consiglio, la proroga di nove mesi è sembrata la migliore soluzione possibile per poter continuare a garantire un sostegno vitale alle persone in difficoltà.

Numerosi camion sono allineati in un convoglio su una strada in Siria.
Un convoglio internazionale carico di aiuti umanitari si trova nel nord-ovest della Siria. Più di quattro milioni di persone in questa regione dipendono da questo sostegno vitale. © Keystone

L'Assemblea Generale delle Nazioni Unite affronterà la questione entro 10 giorni, sulla base di una risoluzione dell'Assemblea Generale dell'aprile 2022, secondo la quale, dopo che uno o più membri permanenti del Consiglio di Sicurezza avranno esercitato il loro diritto di veto, verrà convocata una riunione per affrontare la situazione.

La Svizzera deplora l'incertezza in cui versa la popolazione locale. La Svizzera rimane pertanto in contatto con tutti i membri del Consiglio di sicurezza e gli attori umanitari al fine di trovare rapidamente, in modo trasparente e inclusivo, un compromesso e continuare ad assicurare l’accesso umanitario transfrontaliero alla regione.

05.07.2023 – Bisogna fare di più per il benessere dei bambini nei conflitti armati

Il 5 luglio, il tema «Bambini e conflitti armati» è stato al centro di un dibattito aperto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. È stata presentata la relazione annuale del Segretario Generale dell’ONU su questo tema. Il Consiglio ha adottato finora 13 risoluzioni che forniscono un quadro e strumenti importanti per la protezione dei bambini. Dal 2005, più di 150.000 bambini sono stati liberati da gruppi o forze armate. Ma occorre fare di più. Nel 2022, sono state verificate oltre 27.000 gravi violazioni dei diritti dei bambini in vari conflitti armati. Queste includono uccisioni e mutilazioni, attacchi a scuole e ospedali e negazione dell'accesso umanitario. Il rapporto include un elenco di parti belligeranti che commettono sistematicamente queste gravi violazioni dei diritti dei bambini.

Bambini congolesi giocano a calcio su un prato in una zona rurale.
Bambini congolesi giocano a calcio nel mezzo di una zona di conflitto, davanti agli alloggi delle forze di pace delle Nazioni Unite. © Keystone

Nel corso del dibattito aperto, la Svizzera ha sottolineato le aree in cui è necessario fare progressi per proteggere meglio i bambini nei conflitti armati. In primo luogo, gli strumenti sviluppati dal Consiglio di sicurezza per rafforzare la responsabilità per le gravi violazioni dei diritti dei bambini devono essere applicati in modo credibile, indipendente e trasparente. In questo contesto, è importante, ad esempio, la menzione delle forze armate del Myanmar e l'inclusione delle forze armate della Russia nell'elenco dell'ultimo rapporto. La Svizzera ha anche invocato maggiori misure per monitorare e prevenire le gravi violazioni dei diritti dei bambini. In secondo luogo, la Svizzera ha condannato gli attacchi e l'uso militare di scuole e ospedali. Dopo tutto, l'accesso all'istruzione è una pietra miliare di una pace sostenibile. In terzo luogo, la Svizzera ha sottolineato l'importanza a lungo termine dei programmi di reintegrazione per i bambini precedentemente associati a gruppi armati o forze armate. Tali programmi dovrebbero anche offrire prospettive economiche e rispondere alle esigenze delle ragazze, per consentire un'integrazione sostenibile dei bambini colpiti nella vita civile ed evitare un nuovo reclutamento.

I bambini possono cambiare il mondo con la loro creatività, la loro ambizione e le loro raccomandazioni, che abbiamo ascoltato con attenzione.
Pascale Baeriswyl, Ambasciatrice svizzera delle Nazioni Unite a New York

«I bambini possono cambiare il mondo con la loro creatività, la loro ambizione e le loro raccomandazioni, che abbiamo ascoltato con attenzione. O, nelle parole di Graça Machel: I bambini sono una forza unificante e possono aiutarci a trovare un accordo su principi etici comuni», ha sottolineato l'Ambasciatrice svizzera presso le Nazioni Unite Pascale Baeriswyl, concludendo il dibattito aperto a New York.

Dichiarazione della Svizzera su «Bambini e conflitti armati», Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 05.07.2023 (fr)

20.06.2023 – La MINUSCA è fondamentale per la protezione dei civili nella Repubblica Centrafricana

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso oggi la missione di mantenimento della pace delle Nazioni Unite nella Repubblica Centrafricana (MINUSCA). Nonostante diversi accordi di pace, nel Paese è in corso un conflitto armato che causa regolarmente numerosi morti e feriti, anche tra la popolazione civile, la cui protezione è la priorità della MINUSCA. Oltre 3 milioni di persone dipendono dagli aiuti umanitari nel Paese. 

Una comandante della MINUSCA parla con una civile in un villaggio della Repubblica Centrafricana.
I compiti quotidiani della MINUSCA includono la protezione dei civili, il sostegno al processo di pace e l'accesso umanitario. © UN Photo

Durante la riunione del Consiglio, la Svizzera ha sottolineato che il ruolo delle donne nei processi politici è fondamentale per costruire una pace sostenibile nella Repubblica Centrafricana. Nonostante il miglioramento della situazione della sicurezza in alcune regioni, i gruppi armati continuano a praticare atti di violenza. Questo ostacola l'accesso umanitario e aumenta la sofferenza della popolazione civile. La loro protezione deve essere garantita. Inoltre, la lotta contro l'impunità deve essere intensificata.

La promozione di una pace sostenibile e la protezione dei civili sono priorità per la Svizzera in seno al Consiglio di sicurezza e preoccupazioni fondamentali della sua politica estera. «Non possiamo consolidare la pace nella Repubblica Centrafricana finché una parte della popolazione continuerà ad essere colpita dalla violenza quotidianamente. La risposta all'insicurezza nel Paese sta nei processi politici inclusivi, basati sul diritto internazionale, garantendo i diritti delle donne e creando un ambiente sicuro e rispettoso per la loro partecipazione», ha dichiarato l'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl a New York.

La Svizzera è rappresentata con un ufficio di cooperazione nella capitale Bangui dall'agosto 2022. L'impegno della Svizzera sul campo si concentra sulla protezione della popolazione civile e sul rispetto del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani. Eric Marclay, capo della rappresentanza svizzera, spiega in un'intervista la cooperazione della Svizzera con la MINUSCA e la sua importanza per la popolazione della Repubblica Centrafricana.

13.06.2023 – Il cambiamento climatico può aumentare il circolo vizioso di tensioni e conflitti

La Segretaria di Stato del DFAE Livia Leu ha rappresentato oggi la Svizzera in un dibattito aperto del Consiglio di sicurezza dell'ONU organizzato dagli Emirati Arabi Uniti. Il dibattito si è concentrato sul tema «Clima, pace e sicurezza». Affrontare il tema della «sicurezza climatica» è una priorità per la Svizzera in vista della sua partecipazione al Consiglio nel 2023 e nel 2024. In seno al Consiglio di sicurezza, la Svizzera co-presiede informalmente il Gruppo di esperti su clima e sicurezza, insieme agli Emirati Arabi Uniti e al Mozambico.

Gli effetti del cambiamento climatico come siccità, inondazioni e altri disastri naturali minacciano i mezzi di sussistenza delle persone in tutto il mondo. Questo mina la stabilità e la sicurezza in molti Paesi e regioni. I conflitti armati sono diffusi in più della metà degli Stati più colpiti dal cambiamento climatico. Sono i più vulnerabili alle sue conseguenze. «La più grande minaccia sistemica per l'umanità rimane il cambiamento climatico», ha sottolineato la Segretaria di Stato Leu al Consiglio di sicurezza.

La Segretaria di Stato del DFAE Livia Leu parla al tavolo a ferro di cavallo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a New York.
La Segretaria di Stato Livia Leu ha sottolineato al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che il cambiamento climatico rimane la più grande minaccia sistemica per l'umanità. © DFAE

Il cambiamento climatico può esacerbare il circolo vizioso di tensioni, fragilità e conflitti. «La sicurezza climatica è uno dei fondamenti della stabilità. È quindi indispensabile riconoscere l'innegabile legame tra il cambiamento climatico e la sicurezza. La nostra risposta deve essere innovativa», ha detto la Segretaria di Stato Leu al Consiglio.

La sicurezza climatica è uno dei fondamenti della stabilità. È quindi indispensabile riconoscere l'innegabile legame tra il cambiamento climatico e la sicurezza.
Livia Leu, Segretaria di Stato del DFAE

Per compiere progressi concreti nel campo della sicurezza climatica, Livia Leu ha in primo luogo sottolineato al Consiglio la considerazione degli effetti del cambiamento climatico nella prevenzione dei conflitti. La scienza e le nuove tecnologie hanno un ruolo centrale da svolgere in questo ambito. Ad esempio, l'uso di sistemi di allerta precoce può essere utilizzato per meglio anticipare i rischi legati al clima. Questi combinano i migliori dati disponibili sul cambiamento climatico e sui fattori socio-economici per prevedere, ad esempio, la futura insicurezza alimentare, gli spostamenti e le dinamiche dei conflitti. Inoltre Leu ha detto che le misure di costruzione della pace del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite devono diventare più sensibili al clima. Ad esempio, i consulenti climatici possono sostenere le missioni ONU direttamente sul terreno.

«L'inazione non è un'opzione. Ecco perché il Consiglio deve affrontare i complessi ingranaggi tra clima, pace e sicurezza. Questo è l'unico modo per adempiere al suo mandato: il mantenimento della pace e della sicurezza internazionale», ha sottolineato la Segretaria di Stato Leu a New York.

Dichiarazione di Livia Leu su clima, pace e sicurezza, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 13.06.2023

06.06.2023 – Consiglio di sicurezza dell'ONU: riunione di emergenza sulla distruzione della diga di Nova Kakhovka

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito il 6 giugno per una sessione di emergenza per discutere della distruzione della diga di Nova Kakhovka in Ucraina. La Svizzera ha espresso profonda preoccupazione per questi nuovi sviluppi, che rappresentano un ulteriore onere per la popolazione civile colpita dalla continua aggressione militare della Russia. Anche il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres si è espresso ieri attraverso un comunicato stampa, affermando che stiamo affrontando una catastrofe umanitaria, economica e ambientale. 

Enormi masse d'acqua scorrono attraverso la falla nella diga di Nova-Kakhovka, in Ucraina.
La rottura della diga di Nova Kakhovka minaccia un'inondazione massiccia che potrebbe sfollare centinaia di migliaia di persone nell'oblast' di Kherson, in Ucraina. © Keystone

Migliaia di persone saranno colpite da questo disastro. Oltre alle devastanti conseguenze a breve termine nel sud dell'Ucraina, bisogna aspettarsi anche gravi conseguenze a lungo termine. «La Svizzera è preoccupata per i rischi che le inondazioni massicce potrebbero comportare per l'ambiente e per la sicurezza energetica e alimentare, compreso l'approvvigionamento idrico», ha dichiarato Adrian Dominik Hauri al Consiglio di sicurezza di New York.

Questo evento è un triste esempio del legame tra l'acqua e la protezione dei civili, che il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, su suggerimento della Svizzera e del Mozambico, ha già affrontato in dettaglio nel marzo 2023. In particolare, l'approvvigionamento di acqua dolce della Crimea dipende in larga misura dalla diga di Nova Kakhovka. In questa situazione di crisi, la protezione della popolazione civile deve essere una priorità, come richiesto dal diritto internazionale umanitario. Anche la protezione dell'ambiente nei conflitti armati è di importanza centrale. La Svizzera è pronta a sostenere pienamente la risposta immediata delle Nazioni Unite e dei partner umanitari che, in coordinamento con il Governo ucraino, stanno facendo tutto il possibile per fornire assistenza vitale e, tra le altre cose, per garantire la fornitura di acqua potabile. Tutte le parti in conflitto si impegnano a garantire l'accesso umanitario a tutti coloro che hanno bisogno di assistenza.

La diga di Nova Kakhovka è anche centrale per il sistema di raffreddamento della centrale nucleare ucraina di Zaporizhzhia, che è stata recentemente discussa dal Consiglio di sicurezza durante la presidenza svizzera sotto la guida del Consigliere federale Ignazio Cassis. I 'sette pilastri' definiti da Rafael Grossi, Direttore Generale dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica, affermano, tra l'altro, che l'integrità dell'impianto e le forniture logistiche devono essere garantite in ogni momento.   

In considerazione dell'urgenza e della gravità della situazione, la Svizzera ha sottolineato nel Consiglio che gli attacchi alle infrastrutture civili sono inaccettabili. Il diritto internazionale umanitario vieta gli attacchi agli oggetti civili e fornisce una protezione speciale alle dighe. La Svizzera invita tutte le parti a rispettare il diritto internazionale umanitario. Ancora una volta, la Svizzera ha condannato l'aggressione militare della Russia contro l'Ucraina e ha invitato la Russia a de-escalare immediatamente la situazione, a cessare tutte le ostilità e a ritirare senza indugio le sue truppe dal territorio ucraino.

30.05.2023 – La Svizzera si impegna per la protezione della centrale nucleare di Zaporizhzhya

Il 30 maggio 2023 durante l’incontro guidato del consigliere federale Ignazio Cassis e alla presenza dell’Ucraina, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha discusso della protezione della centrale nucleare di Zaporizhzhya. «Siamo consapevoli dei rischi che incorrono quando una centrale nucleare si trova in una zona di guerra. È nostro dovere proteggere la popolazione civile», ha dichiarato il consigliere federale Cassis a New York.

Siamo consapevoli dei rischi che incorrono quando una centrale nucleare si trova in una zona di guerra. È nostro dovere proteggere la popolazione civile.
Consigliere federale Ignazio Cassis

Durante l’incontro, il Direttore generale dell'AIEA Grossi ha presentato al Consiglio cinque principi per la protezione della centrale nucleare nel sud-est dell'Ucraina:

  1. nessun attacco di alcun tipo da o contro la centrale nucleare;
  2. nessun deposito o stazionamento di armi pesanti o truppe presso la centrale;
  3. nessuna minaccia alla fornitura di energia esterna;
  4. protezione di tutti i sistemi necessari per il funzionamento sicuro della centrale da attacchi o atti di sabotaggio;
  5. nessuna azione che comprometta questi principi.

Durante l'incontro, la Svizzera ha ribadito la condanna dell'aggressione militare della Russia contro l'Ucraina e di qualsiasi attacco contro le infrastrutture civili. La Svizzera ha nuovamente chiesto alla Russia di ritirare le proprie truppe dal territorio ucraino. Ha accolto inoltre con favore l'impegno dell'AIEA a proteggere le centrali nucleari civili in Ucraina e ha invitato tutti i membri del Consiglio a sostenere i cinque principi proposti dall'AIEA per proteggere la centrale nucleare di Zaporizhzhya. Il consigliere federale Cassis ha invitato in particolare la Russia e l'Ucraina ad attuare pienamente questi cinque principi.

In consultazione con l'AIEA e con gli altri membri del Consiglio, la diplomazia svizzera ha lavorato nelle ultime settimane per garantire lo svolgimento dell'incontro odierno. La Svizzera ha ricordato che la protezione della centrale nucleare di Zaporizhzhya è una questione di rispetto del diritto umanitario internazionale. Il rispetto e la promozione di questo diritto sono una priorità per la Svizzera e un pilastro dei suoi buoni uffici.

Proteggere la popolazione civile: è questo l’impegno che ci ha guidati nel corso della presidenza del Consiglio.
Consigliere federale Ignazio Cassis

L'incontro di oggi è tematicamente legato alle priorità del Consiglio federale per il seggio della Svizzera al Consiglio di sicurezza. Durante il mese di presidenza, diversi incontri sono stati infatti presieduti da membri del Consiglio federale. Il 3 e 4 maggio, il consigliere federale Ignazio Cassis ha presieduto un dibattito sulla fiducia reciproca e una riunione sulla cooperazione tra l'ONU e l'Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE). Il 23 maggio, il presidente della Confederazione Alain Berset ha sottolineato in Consiglio che la protezione dei civili nei conflitti armati non deve essere solo discussa, ma deve venir sempre più attuata nella pratica. La consigliera federale Viola Amherd ha invece presieduto il 25 maggio una sessione sul finanziamento di missioni di pace in Africa.

La sessione del 30 maggio si concentra sulla protezione dei civili dai disastri nucleari. Con questi e altri incontri tematici, il Consiglio federale è sulla buona strada per attuare le sue priorità. Nel complesso, la Svizzera trae una conclusione positiva da questa prima presidenza del Consiglio.

Cinque principi per garantire la sicurezza nucleare nella centrale nucleare di Zaporizhzhya, AIEA (Direttore generale dell'AIEA Rafael Grossi) (EN) 

Discorso del Consigliere federale Ignazio Cassis 

Newsfeed: L'impegno della Svizzera per l'Ucraina 

30.05.2023 – Il Consiglio di sicurezza dell'ONU estende il mandato della Missione ONU per l'Iraq e le misure di sanzioni in Sud Sudan

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato oggi all'unanimità la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq (UNAMI). Essa consiglia e sostiene il governo e il popolo iracheno nella promozione del dialogo politico inclusivo e della riconciliazione a livello nazionale e locale, nel processo elettorale, nel dialogo con i Paesi vicini, nella protezione dei diritti umani e nelle riforme giudiziarie e legali.

Oggi, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha anche prorogato le misure di sanzioni in Sud Sudan e il mandato del gruppo di esperti associato. La Svizzera ha sostenuto l'estensione di entrambi i mandati in seno al Consiglio di sicurezza.

30.05.2023 – Protezione dei civili nella Repubblica Democratica del Congo

La popolazione civile paga un prezzo alto nei conflitti armati. La lunga tradizione umanitaria e l’impegno della Svizzera per il rispetto del diritto internazionale umanitario sono riconosciuti in tutto il mondo. La protezione della popolazione civile e delle persone che non partecipano più alle ostilità è una questione centrale in molte situazioni di conflitto all’ordine del giorno del Consiglio di sicurezza. Nel video, Laura Reymond-Joubin, Human Security Advisor, racconta il suo impegno per la protezione dei civili nella Repubblica Democratica del Congo.

25.05.2023 – La Consigliera federale Amherd presiede una riunione del Consiglio sul finanziamento sostenibile delle missioni di sostegno alla pace dell'Unione Africana

La Consigliera federale Viola Amherd ha presieduto una riunione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 25 maggio, in occasione dell’«Africa Day» e del 75° anniversario delle missioni di sostegno alla pace delle Nazioni Unite. Nel 1948, il Consiglio di sicurezza dell'ONU ha incaricato la prima missione di mantenimento della pace, l'UNTSO, di monitorare il cessate il fuoco in Medio Oriente. Oltre alle missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, il Consiglio di sicurezza autorizza anche le operazioni delle organizzazioni regionali. L'incontro di oggi si è concentrato sui finanziamenti prevedibili, sostenibili e flessibili per le missioni di sostegno alla pace dell'Unione Africana (UA).

La Consigliera federale Viola Amherd parla al tavolo a ferro di cavallo del Consiglio di sicurezza dell'ONU a New York.
La Consigliera federale Viola Amherd ha sottolineato al Consiglio di sicurezza dell'ONU la stretta collaborazione con l'Africa e l'Unione Africana per la pace e la sicurezza nel continente. © DFAE

Nel continente africano si combattono numerosi conflitti. L'UA, in quanto organizzazione regionale degli Stati del continente, riveste quindi una particolare importanza. È l'organizzazione chiave per le questioni di pace e sicurezza in Africa e quindi è anche un partner importante dell'ONU. «La Svizzera accoglie con favore questo importante contributo. Intendiamo utilizzare il nostro mandato in seno al Consiglio per collaborare ancora più strettamente con l'Africa e l'UA e continuare a sostenere il nostro sostegno di lunga data all'architettura di pace e sicurezza di questo continente», ha dichiarato la Consigliera federale Viola Amherd in seno al Consiglio di sicurezza.

La Svizzera sostiene l'iniziativa dei membri africani del Consiglio di sicurezza dell'ONU per una nuova decisione del Consiglio che miri a un finanziamento prevedibile, sostenibile e flessibile delle missioni dell'UA. Questo sarebbe un passo decisivo per il futuro delle operazioni di pace. La Svizzera darà un contributo costruttivo a questo proposito in seno al Consiglio di sicurezza.

Discorso della Consigliera federale Viola Amherd, Consiglio di sicurezza dell'ONU, 25.05.2023 (fr)

23.05.2023 – Dibattito sulla protezione dei civili nei conflitti armati guidato dal presidente della Confederazione Alain Berset

Il 23 maggio 2023, nel quadro della presidenza svizzera del Consiglio di sicurezza dell’ONU, il presidente della Confederazione Alain Berset ha presieduto un dibattito aperto dedicato alla protezione della popolazione civile nei conflitti armati. Rifacendosi alle risoluzioni sulla sicurezza alimentare e sulla protezione delle infrastrutture civili, adottate all’unanimità nel 2018 e nel 2021, il presidente della Confederazione ha dichiarato che la comunità internazionale dispone degli strumenti giuridici, politici e operativi per proteggere i civili nei conflitti armati. Il Consiglio di sicurezza e tutti gli Stati membri dell’ONU devono adoperarsi in futuro per un’applicazione più efficiente di tali strumenti. A nome della Svizzera, ha quindi proposto cinque approcci per raggiungere questo obiettivo, sottolineando l’importanza della volontà politica.

Il presidente della Confederazione Alain Berset parla seduto a un tavolo disposto a ferro di cavallo al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a New York.
Il presidente della Confederazione Alain Berset ha presieduto un dibattito al Consiglio di sicurezza dell’ONU sulla protezione dei civili e ha sottolineato l'importanza del diritto internazionale umanitario nei conflitti armati. © DFAE

I cinque punti includono, in primo luogo, l’esortazione a porre fine agli attacchi contro i beni essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile. In secondo luogo, a tutta la popolazione bisognosa dev’essere garantito un accesso umanitario completo, rapido, sicuro e senza ostacoli. In terzo luogo, le parti in conflitto che utilizzano la fame dei civili come metodo di guerra devono rendere conto del loro agire. In quarto luogo, la Svizzera chiede il pieno coinvolgimento delle donne in tutti i processi di protezione dei civili. In quinto luogo, occorre garantire che la popolazione civile rimanga ben protetta laddove le missioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite si ritirano.

La mancanza di beni e servizi di base come l’acqua, il cibo e l’accesso all’assistenza sanitaria costa più vite nei conflitti armati che non gli effetti diretti delle ostilità. Oltre ai membri del Consiglio di sicurezza dell’ONU e ai rappresentanti di altri Stati, hanno partecipato al dibattito aperto anche il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres, la presidente del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), Mirjana Spoljaric Egger, e una rappresentante della società civile dell’Africa occidentale. Ribadendo l’importanza del diritto internazionale umanitario nei conflitti armati, il dibattito ha affrontato una tematica in favore della quale la Svizzera, in qualità di Stato depositario delle Convenzioni di Ginevra e in cui ha sede il CICR, si adopera da tempo con vigore. 

Discorso del presidente della Confederazione Alain Berset sulla protezione dei civili nei conflitti armati, Consiglio di sicurezza dell’ONU, 23.05.2023

18.05.2023 – Iraq: mitigare gli effetti del cambiamento climatico per promuovere la sicurezza

Alla fine di maggio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite voterà sull'estensione del mandato della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite per l'Iraq (UNAMI). Dopo decenni di insicurezza, la lenta ricostruzione dopo la Guerra del Golfo e la presenza dello Stato Islamico, che è stato respinto nel 2017, negli ultimi anni si sono visti sviluppi positivi in Iraq. Dal 2018, la ricostruzione è in corso. Il numero di sfollati interni è sceso da 5 a 1,2 milioni. Tuttavia, l'Iraq rimane politicamente e settariamente diviso. L'UNAMI sta svolgendo un lavoro importante per garantire il futuro dell'Iraq come Stato stabile in cui tutta la società - soprattutto le donne e le ragazze - partecipino in modo paritario senza discriminazioni.

Una donna prepara il pane nelle strade di Baghdad.
La Svizzera sta lavorando per garantire che le donne e le ragazze in Iraq possano partecipare alla vita pubblica in modo paritario, senza essere discriminate. © Keystone

La Svizzera accoglie con favore gli sforzi e le riforme del Governo iracheno per combattere la corruzione, proteggere i diritti umani e mitigare gli effetti del cambiamento climatico. «Il cambiamento climatico è davvero un fattore destabilizzante in Iraq. Contribuisce alla siccità e alla scarsità d'acqua, con gravi conseguenze per l'agricoltura e i mezzi di sussistenza, e aumenta il rischio di disordini sociali e di sfollamenti interni. Qualsiasi misura per mitigare le conseguenze del cambiamento climatico serve anche alla prevenzione», ha dichiarato l'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 18 maggio. La Svizzera si impegna a mantenere o rafforzare gli aspetti del cambiamento climatico nel mandato dell'UNAMI. Inoltre, la Svizzera ha sottolineato che la protezione delle minoranze e delle persone bisognose di protezione è fondamentale per la coesione sociale e la riconciliazione nazionale tra i diversi gruppi etnici.

L'UNAMI è una missione di assistenza civile creata nel 2003 su richiesta dell'Iraq con una decisione del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Nel 2007, il ruolo della missione è stato rafforzato. Consiglia e sostiene il governo e il popolo iracheno nella promozione del dialogo politico inclusivo e della riconciliazione a livello nazionale e locale, nel processo elettorale, nel dialogo con i Paesi vicini, nella protezione dei diritti umani e nelle riforme giudiziarie e legali.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Iraq, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 18.05.2023 (fr)

17.05.2023 – Video: Affrontare la sicurezza climatica nel Corno d'Africa

Questa settimana poniamo l'accento sulla priorità «affrontare la sicurezza climatica» per l'adesione della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU. Il cambiamento climatico minaccia anche la pace e la sicurezza internazionale. L’aumento delle temperature e la siccità possono provocare fluttuazioni dei prezzi dei prodotti alimentari, accrescere la competizione per le risorse naturali o rendere più precari i mezzi di sussistenza e costringere le persone a emigrare. Il cambiamento climatico agisce come moltiplicatore di rischi, esacerbando i fattori di stress politico, sociale, economico ed ecologico già esistenti. Le fasce più vulnerabili della popolazione sono di solito le più esposte ai rischi climatici. Anche la Svizzera dispone di competenze e know-how in questo settore, utili per mitigare i rischi legati al clima.

Il Corno d'Africa è una delle regioni più fragili del mondo. I conflitti armati, ma anche le conseguenze del cambiamento climatico, hanno ripercussioni di vasta portata per la popolazione civile, tra cui la sicurezza alimentare e l'accesso ai servizi di base, come quelli sanitari. Scoprite cosa fa la Svizzera in loco nel video.

11.05.2023 – 129 Stati danno l'esempio di un'azione responsabile in caso di crimini di guerra

Durante la presidenza svizzera del Consiglio di sicurezza dell'ONU, il Gruppo ACT, che si batte per un'ONU efficace, ha celebrato il suo decimo anniversario.

All'interno del gruppo, la Svizzera ha promosso un codice di condotta con cui gli Stati si impegnano volontariamente a non votare contro le risoluzioni del Consiglio di sicurezza dell'ONU volte a prevenire o a porre fine ai crimini di guerra e ai crimini contro l'umanità. Ad oggi, 129 membri o osservatori delle Nazioni Unite lo hanno firmato. Si tratta di un segnale forte per il Consiglio e dovrebbe rafforzarne l'efficacia – una priorità per la Svizzera per la sua appartenenza al Consiglio.

Articolo: 129 Stati danno l'esempio di un'azione responsabile in caso di crimini di guerra

10.05.2023 – Promuovere l'unità in Bosnia ed Erzegovina è fondamentale per una pace e una sicurezza sostenibili

In un dibattito del 10 maggio 2023, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha affrontato la situazione in Bosnia ed Erzegovina. La Svizzera è impegnata sul campo da oltre 30 anni. Più di 60.000 persone provenienti dalla Bosnia-Erzegovina vivono oggi in Svizzera. «I nostri Paesi sono fortemente interconnessi. Contribuiamo alla pace sostenibile, alla sicurezza, alla prosperità e al buon governo del Paese», ha dichiarato l'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl al Consiglio di sicurezza. Ha anche ricordato l'importante lavoro della missione di mantenimento della pace EUFOR Althea in Bosnia ed Erzegovina, che sta dando un contributo significativo al mantenimento della pace in una regione in cui le tensioni sono di nuovo in aumento.

Un membro dell'Esercito svizzero si trova accanto a un veicolo operativo e osserva una valle in Bosnia ed Erzegovina.
L'Esercito svizzero sostiene la missione EUFOR in Bosnia ed Erzegovina con due squadre di collegamento e osservazione (LOT) di stanza a Mostar e Trebinje. I loro compiti includono anche il pattugliamento di aree remote. © DDPS

A quasi 30 anni dalla guerra, la società in Bosnia ed Erzegovina deve ancora affrontare sfide che hanno radici profonde e richiedono soluzioni durature. Nonostante alcuni sviluppi positivi nel campo dei diritti umani, i discorsi di odio e la reinterpretazione degli eventi storici persistono. «Chiediamo di astenersi da qualsiasi retorica di discordia», ha sottolineato Baeriswyl a New York. Per superare queste sfide, la priorità è promuovere l'unità del Paese, rispettando la diversità e le libertà fondamentali delle persone. A tal fine, tutti gli attori politici devono lavorare insieme nell'interesse dell'intera popolazione. In questo contesto, la partecipazione delle donne e dei giovani ai processi decisionali politici è centrale e giova al processo di riconciliazione e alla società in generale. Inoltre, i diritti delle minoranze devono essere protetti e la libertà dei media e di riunione deve essere garantita e rafforzata.

Lo Stato balcanico è ufficialmente candidato all'adesione all'UE dal dicembre 2022. «La Svizzera continuerà a sostenere la Bosnia ed Erzegovina nella sua integrazione europea. Sosteniamo la sovranità e l'integrità territoriale della Bosnia ed Erzegovina e il suo futuro pacifico e multietnico», ha dichiarato Pascale Baeriswyl al Consiglio.

Dichiarazione della Svizzera sulla situazione in Bosnia ed Erzegovina (fr)

04.05.2023 – Il Consigliere federale Cassis presiede il briefing sulla cooperazione ONU-OSCE

Il 4 maggio 2023, il Consigliere federale Ignazio Cassis ha presieduto il briefing annuale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla cooperazione delle Nazioni Unite con l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE). Durante questo incontro, il Presidente dell'OSCE di quest'anno, Bujar Osmani, Ministro degli Esteri della Macedonia del Nord, ha informato il Consiglio sulle sue priorità e attività. La Carta delle Nazioni Unite riconosce l'importanza della cooperazione tra l'ONU e le varie organizzazioni regionali, tra cui l'Unione Africana, la Lega degli Stati Arabi e l'Unione Europea. A maggio, l'ONU e l'OSCE celebrano il 30° anniversario della loro cooperazione, suggellata dalla firma di un accordo nel 1993. L'aggressione militare della Russia contro l'Ucraina rappresenta la sfida più grande nella storia dell'OSCE. In questo contesto, il leitmotiv scelto dall'attuale Presidenza dell'OSCE, «It’s About People», è più che mai attuale. «La nostra responsabilità principale è quella di proteggere la popolazione civile. Questa responsabilità forma l'essenza stessa del legame tra l'OSCE e le Nazioni Unite", ha sottolineato il Consigliere federale Cassis al Consiglio di sicurezza.

Spetta a tutti noi preservare la capacità di azione dell'OSCE.
Consigliere federale Ignazio Cassis

L'OSCE è la più grande organizzazione di sicurezza regionale al mondo. La sua presenza in 13 Paesi ha un effetto stabilizzante in regioni come i Balcani occidentali, il Caucaso o l'Asia centrale. L'OSCE dispone di meccanismi per documentare le violazioni dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale. Svolge anche un lavoro importante contro gli effetti negativi del cambiamento climatico nella regione, ad esempio nella gestione sostenibile delle risorse idriche. «Non dobbiamo permettere che il futuro dell'Europa sia deciso dalla legge della forza. La Svizzera si impegna ad opporsi a questo con la forza del diritto. Spetta a tutti noi preservare la capacità di azione dell'OSCE», ha sottolineato il Consigliere federale Cassis a New York. Perché l'OSCE deve rimanere centrale nella promozione del dialogo e nella risoluzione pacifica dei conflitti in Europa".

Discorso di Ignazio Cassis - Briefing OSCE, Consiglio di sicurezza ONU, 04.05.2023

03.05.2023 – Il consigliere federale Cassis esorta a rafforzare la fiducia reciproca per mantenere pace e sicurezza

Il 3 maggio la Svizzera, che presiede il Consiglio di sicurezza dell'ONU, ha organizzato un dibattito per mettere in evidenza una delle sue priorità all’interno del Consiglio: costruire una pace sostenibile. La fiducia reciproca e un multilateralismo forte e mirato sono fondamentali per trovare soluzioni alle sfide globali come il cambiamento climatico, le pandemie, le crisi economiche mondiali e, non da ultimo, la pace e la sicurezza. «Il sistema multilaterale è sotto stress, ma non è in declino. È tempo di affinare i nostri strumenti per rafforzare la fiducia e costruire così una pace duratura» ha affermato il consigliere federale Ignazio Cassis.

Il capo del DFAE ha evidenziato il valore aggiunto che il multilateralismo può portare. In primo luogo, un quadro normativo condiviso e rispettato può rafforzare la prevedibilità che, contrariamente all'arbitrarietà, favorisce la fiducia reciproca. In secondo luogo, per la promozione della pace va adottato un approccio inclusivo. Infine, la fiducia deve venir supportata da evidenze scientifiche. «La scienza e le nuove tecnologie ci offrono l'opportunità di anticipare e comprendere meglio i rischi di oggi e le opportunità di domani. Dobbiamo reagire alle sfide del XXI secolo con soluzioni al passo con i tempi» ha sottolineato Ignazio Cassis. Queste informazioni sono infatti utili per prevenire i conflitti e garantire la pace. «Il dibattito di oggi è un’opportunità per raccogliere idee e proposte degli Stati membri e per coltivare le sinergie che ci uniscono. La fiducia si guadagna con le azioni, non con le intenzioni» ha inoltre aggiunto il consigliere federale.

Comunicato stampa

Discorso del consigliere federale Ignazio Cassis – «Futureproofing Trust for Sustaining Peace», Consiglio di sicurezza dell'ONU, 03.05.2023

Presidenza svizzera del Consiglio di sicurezza dell’ONU

01.05.2023 – Una pace duratura basata sulla fiducia

Il 3 maggio, sotto la presidenza del consigliere federale Ignazio Cassis, si terrà il primo evento organizzato dalla Svizzera in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU. Il dibattito dal titolo «Rafforzare la fiducia nel futuro per mantenere la pace» metterà in evidenza una delle priorità della Svizzera al Consiglio, quella di «costruire una pace sostenibile».

Il dibattito mira a rivedere e a consolidare gli approcci e gli strumenti del Consiglio di sicurezza per creare un clima di fiducia al fine di costruire una pace duratura alla luce delle sfide attuali e future.

Comunicato stampa

27.04.2023 – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite condanna il divieto per le donne di lavorare per le Nazioni Unite in Afghanistan

Oggi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato all'unanimità una risoluzione che condanna la decisione dei Talebani di vietare alle donne afghane di lavorare per le Nazioni Unite in Afghanistan. Queste decisioni hanno un impatto devastante su gran parte della popolazione e costituiscono un serio ostacolo per un Afghanistan unito, pacifico, prospero e inclusivo. Questo nuovo divieto di lavoro influisce sulla capacità della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) di compiere il suo mandato, che è stato esteso dal Consiglio di sicurezza per 12 mesi il 16 marzo 2023.

Un combattente talebano fa la guardia mentre una donna gli passa accanto a Kabul.
I Talebani hanno limitato in modo massiccio la partecipazione di donne e ragazze alla vita pubblica in Afghanistan. © Keystone

La Svizzera ha votato a favore della risoluzione nel Consiglio di sicurezza. La risoluzione è un chiaro segnale del Consiglio di sicurezza in questa situazione allarmante e invita i Talebani a revocare i loro decreti. Il divieto è una violazione della Carta delle Nazioni Unite e dei diritti delle donne, ostacola gli aiuti umanitari e lo sviluppo sociale ed economico del Paese.

L'intera società afghana, in particolare le donne e le ragazze e le minoranze etniche, devono poter partecipare alla vita pubblica senza temere rappresaglie. Questo è indispensabile per l’urgente e necessario sviluppo, nonché per una pace duratura in Afghanistan.

In Afghanistan le donne non possono più lavorare nelle ONG: il DFAE è preoccupato

27.04.2023 – Il futuro del Kosovo sta a cuore alla Svizzera

Nell'ambito della sua appartenenza al Consiglio, la Svizzera si è espressa oggi per la prima volta sul rapporto della missione ONU UNMIK e sulla situazione in Kosovo. Le persone che sono arrivate in Svizzera dai Balcani occidentali oltre 20 anni fa sono oggi una parte importante della società svizzera. «Il futuro del Kosovo, del suo popolo e di una pace duratura nei Balcani occidentali ci sta a cuore», ha dichiarato l'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl al Consiglio di sicurezza di New York.

La Svizzera si impegna a favore di società pacifiche e multietniche in Kosovo e in tutti i Balcani occidentali, che rispettino i diritti umani e lo Stato di diritto. «La coesistenza pacifica può essere raggiunta solo attraverso un dialogo onesto, costruttivo e inclusivo», ha sottolineato Baeriswyl. Questo include anche la partecipazione equa ed efficace delle donne. La cooperazione tra il Kosovo e gli attori internazionali sul campo ha dato i suoi frutti. Il Kosovo è per esempio stato in grado di ottenere successi nella lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata.

Due donne dell'Esercito svizzero guardano una mappa sul cofano di una jeep.
L'Esercito svizzero partecipa alla Kosovo Force (KFOR) con SWISSCOY dal 1999 e dal 2010 ha schierato i cosiddetti Liaison and Monitoring Teams (LMT). Queste squadre di osservazione servono alla KFOR come sistema di allerta precoce per i potenziali cambiamenti della situazione. © DDPS

L'accordo sul percorso di normalizzazione delle relazioni tra Kosovo e Serbia è un passo positivo. Il compito ora è quello di costruire su questo slancio positivo e di attuare pienamente gli impegni presi. La situazione della sicurezza, soprattutto nel nord del Kosovo, rimane tesa. La Svizzera deplora le azioni e le dichiarazioni che portano a ulteriori tensioni e invita le varie parti a impegnarsi per la riconciliazione e una pace duratura. La Svizzera condanna anche gli incidenti interetnici in Kosovo, che rappresentano un ostacolo alla costruzione della fiducia. In questo contesto, la Kosovo Force (KFOR), alla quale la Svizzera contribuisce anche con un contingente militare, continua a svolgere un ruolo importante come garante di un ambiente stabile e sicuro in Kosovo. 

Dichiarazione della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU sulla situazione in Kosovo

24.04.2024 – Dibattito aperto nella giornata del multilateralismo

In occasione del dibattito aperto del 24 aprile, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso dell'efficacia del multilateralismo. Soprattutto in un periodo di crisi multiple, il multilateralismo deve essere rafforzato e focalizzato. La comunità internazionale deve concentrare i suoi sforzi sulle questioni principali che non possono essere risolte in modo isolato, come il cambiamento climatico, le pandemie o la povertà estrema, le crisi economiche mondiali o la minaccia di guerra.

Le bandiere dei Paesi sventolano nel vento davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York.
La fiducia nel e all'interno del sistema delle Nazioni Unite è fondamentale per l'attuazione dei principi della Carta delle Nazioni Unite. © UN Photo

La base del sistema multilaterale è la Carta delle Nazioni Unite, adottata poco dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel giugno 1945. L'espansione territoriale con la forza – un tempo privilegio delle grandi potenze militari e mezzo legittimo di politica estera – è stata vietata dalla Carta. «La Svizzera è convinta che un multilateralismo efficace sia l'unico modo per realizzare la visione di un mondo pacifico e giusto. Un mondo in cui si applica la forza della legge e non la legge del più forte e in cui la dignità umana è sempre rispettata. Un mondo in cui l'intera popolazione beneficia del progresso sociale ed economico», ha dichiarato l'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl a New York.

Tuttavia, l'impatto della Carta delle Nazioni Unite è tanto grande quanto la volontà della comunità di Stati di attuarla. E questa volontà troppo spesso manca. I principi della Carta non sono un menu a scelta. «Chiediamo il rispetto incondizionato del diritto internazionale da parte di tutti gli attori, in tutte le circostanze. E chiediamo il coraggio di riformare il sistema multilaterale, compreso questo Consiglio, per ripristinare la fiducia nel sistema delle Nazioni Unite e al suo interno», ha sottolineato Baeriswyl al Consiglio di sicurezza.

18.04.2023 – Presidenza svizzera del Consiglio di Sicurezza dell'ONU

Nel maggio del 2023 la Svizzera assume la presidenza del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Questo ruolo è associato a regole precise. La sua funzione principale è garantire il regolare svolgimento delle attività del Consiglio per consentirgli di prendere decisioni. I membri del Consiglio di sicurezza ricoprono la carica a rotazione secondo l’ordine alfabetico delle denominazioni degli Stati in inglese. 

In questa veste, lo Stato incaricato presiede le riunioni e, se necessario, rappresenta il Consiglio di sicurezza all’esterno e nei confronti di altri organi delle Nazioni Unite, come l’Assemblea generale. Il mese di presidenza offre alla Svizzera la possibilità di concentrarsi sulle priorità tematiche fissate per il suo biennio come membro non permanente (2023-2024) e di dare impulso all’azione del Consiglio.

Articolo: Presidenza svizzera del Consiglio di sicurezza dell’ONU

30.03.2023 – Iniziativa «Silencing the Guns in Africa»: meno armi, istituzioni forti, dialogo e inclusione delle conseguenze del cambiamento climatico

Il 30 marzo, in un dibattito aperto, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha discusso l'iniziativa «Silencing the Guns in Africa» dell'Unione Africana (UA) – un'associazione di Stati africani. L'obiettivo è quello di porre fine a tutte le guerre, i conflitti e la violenza di genere nel continente africano.

La Svizzera sostiene gli sforzi per raggiungere una pace sostenibile in Africa. L'iniziativa è ambiziosa e deve affrontare numerose sfide. «Purtroppo, le armi non sono ancora silenziose in Africa, come in altre parti del mondo. La proliferazione illecita di armi leggere e di piccolo calibro e delle relative munizioni continua a portare alla violenza, a minacciare la pace, a lacerare il tessuto sociale e a ostacolare lo sviluppo», ha dichiarato il Vice Ambasciatore svizzero alle Nazioni Unite Adrian Hauri al Consiglio di sicurezza dell'ONU.

Una scultura in ferro a forma di pistola con un nodo in canna si trova davanti alla sede delle Nazioni Unite a New York.
Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha esaminato l'iniziativa dell'Unione Africana «Silencing the Guns», che mira a porre fine a tutte le guerre e i conflitti nel continente africano. © UN Photo/Rick Bajornas

In questo contesto, la Svizzera ha sottolineato quattro aree del Consiglio che possono contribuire al successo di «Silencing the Guns». In primo luogo, è necessario ridurre l'offerta e la domanda di armi. Per la prevenzione della violenza e dei conflitti è fondamentale considerare i fattori politici, economici e sociali, oltre al rispetto del diritto internazionale. In secondo luogo, le istituzioni locali devono essere rafforzate in modo che possano fornire servizi pubblici sostenibili, il che rafforza la fiducia della popolazione nelle strutture statali. In terzo luogo, il legame tra cambiamento climatico e conflitti deve essere preso in considerazione nelle attività umanitarie e di politica di pace, nonché nella cooperazione allo sviluppo. È urgente che gli Stati colpiti riducano la loro vulnerabilità agli shock climatici per contribuire alla pace e alla sicurezza. In quarto luogo, il dialogo tra le varie parti del conflitto è fondamentale per allentare le tensioni prima che scoppi la violenza e per risolvere conflitti esistenti. Tale dialogo dovrebbe coinvolgere sistematicamente le donne e i giovani. In linea con la sua tradizione di mediazione e di buoni uffici, la Svizzera rimane impegnata a fornire piattaforme di dialogo.

«Le armi non taceranno finché saranno più facilmente accessibili di un lavoro o di un apprendistato.
Adrian Hauri, Vice Ambasciatore della Svizzera presso l'ONU a New York

«Le armi non taceranno finché saranno più facilmente accessibili di un lavoro o di un apprendistato. I nostri sforzi per la pace devono andare di pari passo con misure di costruzione della fiducia, il rafforzamento delle istituzioni e dello Stato di diritto, la promozione della coesione sociale, il rispetto dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario e la creazione di prospettive economiche, soprattutto per i giovani», ha sottolineato Hauri a New York.

Dichiarazione della Svizzera al Consiglio di sicurezza dell'ONU: «Silencing the Guns in Africa», 30.03.2023 (fr)

27.03.2023 – Indagini su Nord Stream

Il 26 settembre 2022, i gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 sono stati danneggiati da diversi ordigni esplosivi. Il motivo e la responsabilità degli atti di sabotaggio rimangono ignoti. Il 27 marzo 2023, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha respinto una risoluzione presentata dalla Russia che richiedeva un'indagine delle Nazioni Unite sulla responsabilità degli atti di sabotaggio. 

Mappa del Mar Baltico e del Mare del Nord che mostra il percorso dei gasdotti Nord Stream.
Il motivo e la responsabilità degli atti di sabotaggio ai gasdotti Nord Stream 1 e Nord Stream 2 rimangono ignoti. © DFAE

In linea di principio, le indagini dell'ONU possono costituire un valore aggiunto ad esempio quando non sono in corso indagini nazionali attendibili da parte delle autorità competenti. In questo caso specifico, sono già in corso indagini da parte di Danimarca, Germania e Svezia. La Svizzera ritiene più opportuno attendere i risultati di queste indagini, pur sostenendo un rapido chiarimento in merito agli atti di sabotaggio. La Svizzera si è quindi astenuta dal voto.

22.03.2023 – L'accesso all'acqua deve essere garantito sempre, anche in tempo di guerra

Su iniziativa della Svizzera e del Mozambico – entrambi membri eletti del Consiglio – il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha tenuto una riunione informale in occasione della Giornata Mondiale dell'Acqua, il 22 marzo, per discutere della protezione dell'accesso alle infrastrutture idriche e igienico-sanitarie nei conflitti armati. Questa protezione è un pilastro centrale per la protezione dei civili nei conflitti armati. 

«L'acqua è essenziale per la vita sulla terra e l'accesso all'acqua è un diritto fondamentale. Deve essere garantito in ogni momento, anche in tempo di guerra», ha sottolineato Christian Frutiger, Direttore aggiunto e Capo della Divisione tematica Cooperazione della DSC, in rappresentanza del Consigliere federale Cassis, al Consiglio di sicurezza. Nonostante gli obblighi esistenti in base al diritto internazionale umanitario, che si riflettono anche in diverse risoluzioni del Consiglio di sicurezza, le strutture idriche continuano ad essere distrutte o danneggiate nei conflitti armati.

Donne e bambini yemeniti aspettano di riempire delle taniche con l'acqua di una sorgente.
Come in altre regioni di conflitto in tutto il mondo, gran parte della popolazione civile dello Yemen soffre per la mancanza di servizi e risorse di base, compresa la mancanza di accesso all'acqua potabile. © Keystone

Oggi, circa due miliardi di persone sono a rischio di scarsità d'acqua a causa di conflitti. Ciò significa non solo la mancanza di acqua per le persone e l'agricoltura, ma anche la diffusione di malattie infettive come il colera a causa della scarsa igiene. Ecco perché la Svizzera ha sottolineato in seno al Consiglio che il diritto internazionale umanitario deve essere rispettato e applicato ovunque e senza errori. Questo perché il diritto internazionale umanitario protegge fondamentalmente l'infrastruttura idrica come oggetto civile. Inoltre, vieta di attaccare, distruggere e rendere inutilizzabili i beni essenziali per la sopravvivenza della popolazione civile, come le strutture e le forniture di acqua potabile e i sistemi di irrigazione.

Un'infrastruttura idrica funzionante è anche fondamentale per il consolidamento di una pace sostenibile dopo le ostilità. L'assenza di tali strutture impedisce la ripresa delle attività economiche e sociali in aree già gravemente colpite dalla guerra. L'instabilità permane e c'è un alto rischio che le vecchie tensioni si riaccendano. L'incontro ha anche evidenziato l'impatto negativo del cambiamento climatico come fattore aggravante per la protezione dei servizi e delle infrastrutture idriche nei conflitti armati. Per questo motivo, nella sua dichiarazione al Consiglio di sicurezza, la Svizzera si è concentrata anche sulla funzione centrale della prevenzione, della ricostruzione e del sostegno della comunità internazionale agli Stati e alle regioni colpiti dai conflitti.

«Le sfide odierne nell'ambito dell'accesso, della gestione e dell'amministrazione dell'acqua sono molteplici e richiedono soluzioni multilaterali», ha sottolineato Frutiger a New York. Per questo motivo, la Svizzera si impegna a includere in modo permanente questo tema nelle priorità dell'ONU.

Dichiarazione della Svizzera sulla protezione dell'accesso all'acqua e ai servizi igienici nei conflitti armati (fr)

Newsticker: Partecipazione della Svizzera alla Conferenza sull'acqua delle Nazioni Unite, 22-24 marzo 2023

Blue Peace: l’acqua come strumento per la pace, DSC

16.03.2023 – Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prolunga la Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan

Il 16 marzo, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prolungato all'unanimità il mandato della Missione di Assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (UNAMA) per 12 mesi. Come membro eletto del Consiglio, la Svizzera ha sostenuto questa risoluzione. L'UNAMA fornisce assistenza umanitaria e buoni uffici in Afghanistan, protegge e promuove i diritti umani, sostiene l'uguaglianza di genere e protegge i bambini colpiti da conflitti armati. La missione ha anche il mandato di promuovere lo sviluppo e la governance in Afghanistan, in particolare lo Stato di diritto. Sono tutti temi che occupano un posto centrale nella politica estera svizzera. Sul terreno, la Svizzera sta lavorando con organizzazioni partner come l'ONU, il CICR e varie ONG per ridurre la sofferenza umana.

Il Consiglio di sicurezza ha anche adottato all'unanimità una risoluzione che richiede una valutazione indipendente della situazione in Afghanistan per garantire un approccio coerente da parte degli attori politici, umanitari e dello sviluppo. Una strategia politica comune è particolarmente importante data la gravità della situazione. La Svizzera si aspetta che le voci delle donne e della società civile siano prese in considerazione durante questa valutazione.

In un arido paesaggio montuoso in Afghanistan, quattro ragazze e un ragazzo camminano lungo un crinale.
Il futuro della società afghana è nelle mani delle donne e delle ragazze. In seno al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Svizzera chiede la loro partecipazione alla vita pubblica e ai processi politici. © Keystone

L'Afghanistan deve affrontare numerose crisi che si alimentano a vicenda e che hanno gettato il Paese in una profonda insicurezza. La caduta del governo nell'estate del 2021 ha ulteriormente peggiorato la situazione, soprattutto per le ragazze e le donne. L'elenco degli episodi di violenza contro donne e ragazze è infatti lungo. Include, tra gli altri, omicidi, matrimoni forzati e delitti d'onore. L’accesso all'istruzione e al lavoro è per loro praticamente inesistente, soprattutto dopo i decreti imposti dai Talebani alla fine del 2022, che limitano ulteriormente i diritti di donne e ragazze. La Svizzera chiede ai Talebani di revocare questi decreti.

La Svizzera accoglie con favore l'estensione del mandato dell’UNAMA, perché le sue attività sono di vitale importanza per il popolo afghano. Per la Svizzera sono centrali in particolare due temi: da un lato, l'intera società afghana, in particolare le donne e le ragazze e le minoranze etniche, devono poter partecipare alla vita pubblica senza temere rappresaglie. Questo è infatti essenziale per lo sviluppo economico e sociale e per una pace duratura. D'altra parte, i bisogni della popolazione civile sono estremamente elevati. Più di 28 milioni di persone nel Paese dipendono da aiuti umanitari per la loro sopravvivenza. Sono necessarie soluzioni non solo rapide ma anche durature, soprattutto per affrontare il problema dell’insicurezza alimentare. Un prerequisito per il successo di questi sforzi è il riconoscimento del ruolo chiave delle donne nella società, nell'economia e nella politica afghane.

Dichiarazione della Svizzera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulla situazione in Afghanistan (fr)

In Afghanistan le donne non possono più lavorare nelle ONG: il DFAE è preoccupato

Afghanistan, DSC

15.03.2023 – Pace fragile in Sud Sudan: il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite prolunga il mandato della missione di mantenimento della pace

Il 15 marzo, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha prorogato il mandato della Missione delle Nazioni Unite in Sud Sudan (UNMISS) per un altro anno mediante una risoluzione. In seno al Consiglio di sicurezza, la Svizzera ha sostenuto la risoluzione per garantire che la missione continui ad essere equipaggiata per le sfide future nel Paese. Il mandato è anche in linea con le sue priorità di membro del Consiglio, ossia proteggere i civili, promuovere una pace sostenibile e affrontare la sicurezza climatica. Dopo decenni di conflitto, il Sud Sudan ha ottenuto l'indipendenza dal Sudan nel 2011. Quando il nuovo governo è crollato nel 2013, il giovane Stato è caduto in una spirale di guerra civile, che si è conclusa a livello nazionale nel 2018 con un accordo di pace. Centinaia di migliaia di persone sono state vittime della guerra e milioni di sfollati, oltre la metà dei quali donne e bambini.

Ma la pace è fragile. L'attuazione dell'accordo di pace sta facendo progressi lenti. La formazione di un governo di transizione nel febbraio 2020 ha solo leggermente accelerato questo processo. A livello subnazionale, la violenza rimane purtroppo all'ordine del giorno. «Per ridurre la violenza e rafforzare la coesistenza pacifica, i dialoghi di pace tra la popolazione sono essenziali. Negli ultimi anni, la Svizzera ha collaborato con il Consiglio delle Chiese del Sud Sudan per sostenere tali dialoghi. Anche l'UNMISS promuove tali dialoghi», ha dichiarato al Consiglio di sicurezza l'Ambasciatrice svizzera presso le Nazioni Unite Pascale Baeriswyl. Le elezioni e la fine del periodo di transizione previste l'anno prossimo porteranno ulteriori sfide.

 Un convoglio di veicoli blindati bianchi delle Nazioni Unite percorre una strada polverosa.
L'UNMISS sta avendo un effetto stabilizzante nel Sud Sudan ed è fondamentale per l'attuazione dell'accordo di pace e per la costruzione di istituzioni statali democratiche. © UN Photo

Spinto dal conflitto e dalla grave insicurezza alimentare, il Paese sta affrontando una massiccia crisi umanitaria. «Questa crisi è aggravata dall'impatto del cambiamento climatico, che sta esacerbando gli effetti del conflitto. Incoraggiamo il Governo del Sud Sudan ad affrontare queste sfide con il sostegno dell'UNMISS», ha sottolineato Pascale Baeriswyl a New York. Per questo motivo, durante i negoziati sul mandato, la Svizzera ha anche chiesto al Segretario generale dell'ONU di includere un riferimento ai rischi associati agli effetti del cambiamento climatico nella sua relazione sull'UNMISS al Consiglio di sicurezza. Il mandato menziona anche l'obiettivo delle Nazioni Unite di aumentare l'uso di energie rinnovabili nelle missioni di pace, al fine di incrementare l'uso responsabile delle risorse naturali. In qualità di co-presidente del gruppo informale di esperti del Consiglio su clima e sicurezza, la Svizzera sostiene anche questo tema in un quadro più ampio.

I compiti dell'UNMISS comprendono la protezione dei civili, il supporto logistico per gli aiuti umanitari, il sostegno all'attuazione dell'accordo di pace, la promozione del diritto internazionale umanitario e il rafforzamento dei diritti umani. Il 2023 sarà un anno importante per preparare la fine della fase di transizione.

Pace fragile in Sud Sudan, articolo online

UNMISS, Dichiarazione della Svizzera al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (fr)

07.03.2023 – Le donne giocano un ruolo chiave nel raggiungimento di una pace sostenibile

Il Presidente della Confederazione Alain Berset si è rivolto per la prima volta al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite il 7 marzo, nell'ambito della sua partecipazione alla 67esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo Status delle Donne (CSW). Il tema «Donne, pace e sicurezza» è stato al centro del dibattito aperto del Consiglio. Il Presidente della Confederazione ha sottolineato l'importanza della partecipazione delle donne ai processi decisionali politici e di pace. Ha fatto riferimento al suo viaggio in Mozambico nel febbraio 2023: «Le donne lavorano per la pace sia nelle loro comunità che a livello nazionale. In questo modo, contribuiscono a un futuro politico ed economico giusto ed equo per il loro Paese.»

Il Presidente Alain Berset parla al tavolo a ferro di cavallo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a New York.
Il Presidente della Confederazione Alain Berset ha sottolineato l'importanza delle donne per una pace sostenibile nel suo discorso al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. © ONU

L'agenda «Donne, pace e sicurezza» è stata adottata dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite nel 2000: La Risoluzione 1325 e le sue risoluzioni successive riconoscono il ruolo delle donne in tutti gli sforzi per raggiungere una pace duratura e chiedono la protezione dei diritti delle donne. Come in precedenza, le donne sono spesso i primi bersagli della violenza, dei discorsi di odio, delle minacce, delle ritorsioni e delle aggressioni sessuali nelle situazioni di conflitto – questo accade sempre più spesso anche nello spazio virtuale.

L'attuazione dell'agenda deve ancora essere rafforzata a livello mondiale. Berset ha invitato il Consiglio a intraprendere azioni concrete per affrontare queste sfide: «Ora alle parole deve corrispondere un'azione concreta in termini di budget, personale e politica. Questo è un prerequisito affinché le donne possano esprimersi e contribuire a una pace sostenibile - in modo sicuro, libero e senza temere conseguenze e intimidazioni.»

Dichiarazione del Presidente Berset al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite (fr)

Commissione ONU sulla condizione delle donne: la Svizzera sottolinea l’importanza della digitalizzazione per la parità di genere, comunicato stampa, 06.03.2023

24.02.2023 – Consiglio di sicurezza dell’ONU: Ignazio Cassis chiede il rispetto delle Convenzioni di Ginevra e il ritiro delle truppe russe dall’Ucraina

Il 24 febbraio 2023 il consigliere federale Ignazio Cassis ha partecipato a un dibattito di alto livello del Consiglio di sicurezza dell’ONU a New York. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) ha chiesto il ritiro dell’esercito russo, presente ormai da un anno sul territorio sovrano ucraino, e il rispetto delle Convenzioni di Ginevra. Ha inoltre sostenuto l’impegno della Svizzera a favore di una risoluzione pacifica del conflitto.

«Dopo un anno di guerra, dobbiamo unire le nostre forze, le nostre idee e i mezzi a nostra disposizione per ripristinare il senso di sicurezza in Europa e garantire il ritorno di una pace completa, giusta e duratura in Ucraina», ha dichiarato Ignazio Cassis dinanzi al Consiglio di sicurezza dell’ONU.

In quanto Stato permanentemente neutrale, la Svizzera adempie appieno i propri obblighi derivanti dal diritto della neutralità. Sul piano militare non favorisce nessuna delle parti in conflitto. Tuttavia, come ha ricordato Ignazio Cassis, «neutralità non vuol dire indifferenza nei confronti delle violazioni del diritto internazionale». Per il capo del DFAE «la Svizzera è sempre pronta a riunire tutti intorno a un tavolo per promuovere un maggiore rispetto del diritto internazionale umanitario e, in definitiva, la pace».

Il Consigliere federale Cassis siede a un tavolo e guarda un grande schermo che mostra una donna che tiene un discorso.
Durante il suo soggiorno a New York, il Consigliere federale Cassis ha partecipato virtualmente a una riunione speciale del Consiglio permanente dell'OSCE a Vienna sul tema dell'Ucraina. © DFAE

23.02.2023 – Dinanzi all’Assemblea generale dell’ONU, il consigliere federale Ignazio Cassis condanna l’aggressione russa e chiede una pace duratura in Ucraina 

A un anno dallo scoppio della guerra in Ucraina, questo fine settimana il consigliere federale Ignazio Cassis si trova presso la sede delle Nazioni Unite a New York per partecipare a una sessione speciale di emergenza dell’Assemblea generale e a un dibattito in seno al Consiglio di sicurezza. In questa occasione, il capo del DFAE ribadisce la ferma condanna da parte della Svizzera dell’aggressione russa contro l’Ucraina tuttora in atto e chiede la cessazione immediata della guerra oltre che il ritiro delle truppe russe dal territorio sovrano ucraino.

Il Consigliere federale Cassis siede al leggio e parla. Il logo dell'ONU è visibile in primo piano.
Il consigliere federale Cassis parla all'Assemblea generale delle Nazioni Unite. © DFAE

L’Assemblea generale dell’ONU, in presenza del consigliere federale Ignazio Cassis, ha adottato a larga maggioranza (141 voti a favore) una risoluzione che chiede, da un lato, agli Stati e alle organizzazioni internazionali di aumentare il loro sostegno agli sforzi diplomatici volti a raggiungere una pace completa, giusta e duratura in Ucraina, conformemente allo Statuto dell’ONU, e dall’altro esorta la Russia a ritirare le sue truppe dal territorio ucraino.

«Con la risoluzione di oggi lanciamo un forte messaggio di pace e di rispetto dei principi che ci uniscono», ha dichiarato Ignazio Cassis dinanzi all’Assemblea generale. Questo nuovo testo esorta gli Stati membri dell’ONU e le organizzazioni internazionali a rafforzare il proprio impegno a favore della pace. Il capo del DFAE ritiene che si tratti di un segnale chiaro inviato alla Russia da parte della comunità internazionale e sottolinea il suo appello a quest’ultima affinché «collabori in vista di una soluzione pacifica del conflitto».

Discorso del consigliere federale Ignazio Cassis

Comunicato stampa

14.02.2023 – L'innalzamento del livello del mare minaccia la pace e la sicurezza mondiale

«I fatti sono chiari: il nostro pianeta si sta riscaldando, con un conseguente innalzamento del livello delle acque e scioglimento dei ghiacciai. La Svizzera è in prima linea nel monitoraggio di quest'ultimo», ha dichiarato Thomas Gürber, segretario di Stato aggiunto del DFAE e responsabile della divisione ONU, in occasione di un incontro al Consiglio di sicurezza dell'ONU. Malta, che presiede il Consiglio di sicurezza nel febbraio 2023, ha organizzato il dibattito.

L'innalzamento del livello delle acque e le inondazioni più frequenti dovute al cambiamento climatico minacciano le infrastrutture nelle zone costiere. Inoltre, la produzione agricola, la sicurezza alimentare e l'habitat sono minacciati dall'erosione e dalla salinizzazione del suolo. Di conseguenza, alcune regioni diventano inabitabili, costringendo milioni di persone a lasciare la loro regione o il loro Paese. Questo problema coinvolge l'intero sistema delle Nazioni Unite e quindi anche il Consiglio di sicurezza. «Il Consiglio di sicurezza ha un ruolo chiave da svolgere. Deve affrontare una delle più grandi minacce per l'umanità», ha sottolineato Thomas Gürber.

Thomas Gürber parla al tavolo a ferro di cavallo del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a New York.
Thomas Gürber, segretario di Stato aggiunto del DFAE, parla al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dell'impatto che l'innalzamento del livello del mare può avere sulla pace e sulla sicurezza internazionale. © UNO

I movimenti migratori causati dall'innalzamento del livello del mare hanno il potenziale di esacerbare i conflitti tra gruppi di popolazione. La Svizzera sta lavorando all'interno del Consiglio di sicurezza dell'ONU per contrastare gli effetti negativi del cambiamento climatico sulla pace e sulla sicurezza globale. Il segretario di Stato aggiunto ha invitato il Consiglio a integrare maggiormente gli effetti del cambiamento climatico nelle sue attività e nei mandati delle missioni di pace.

«Gli impatti del cambiamento climatico e dell'innalzamento del livello del mare sono già percepiti in modo diverso in vari contesti. Questi impatti riguardano tutti noi», ha sottolineato Gürber a New York. La Svizzera è attiva da anni in questo settore attraverso la sua politica estera. Ad esempio, ha lanciato l'Iniziativa Nansen insieme alla Norvegia nel 2012 e la «Piattaforma sugli sfollati nel contesto delle catastrofi naturali» con sede a Ginevra nel 2015. L'obiettivo è quello di migliorare la protezione delle persone che devono fuggire dal loro paese a causa di disastri naturali e delle conseguenze negative del cambiamento climatico.

Dichiarazione della Svizzera al dibattito ministeriale del Consiglio di sicurezza dell'ONU sull'innalzamento del livello del mare, 14.02.2023

13.02.2023 – La Svizzera si impegna nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU per un rapido accesso umanitario ai civili siriani dopo il terremoto

Nel suo ruolo di co-leader del dossier umanitario sulla Siria del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, la Svizzera, insieme al Brasile, ha richiesto un incontro sulla scia del catastrofico terremoto in Turchia. Questo ha colpito anche il nord della Siria, dove la situazione umanitaria era già estremamente preoccupante prima del terremoto. Durante la riunione, il Coordinatore degli aiuti di emergenza delle Nazioni Unite Martin Griffiths ha informato il Consiglio di sicurezza sulla situazione nella zona del terremoto e sulle esigenze umanitarie sul territorio.

A seguito dell'incontro, la Svizzera, insieme al Brasile, ha invitato tutti gli attori davanti ai media a fornire un accesso umanitario rapido, senza ostacoli e sostenibile alla popolazione civile colpita in Siria. Finora, le Nazioni Unite - sulla base di una risoluzione del Consiglio di sicurezza dell'ONU - sono state in grado di fornire aiuti transfrontalieri alla Siria solo attraverso il valico di «Bab el Hawa». La Svizzera e il Brasile sono stati incoraggiati dalla decisione della Siria di aprire altri due valichi di frontiera, annunciata ieri. Hanno anche colto l'occasione per sottolineare che restano pronti a facilitare qualsiasi decisione necessaria in seno al Consiglio di sicurezza.

La Svizzera è in stretto contatto con gli attori umanitari sul posto e con l'agenzia ONU di coordinamento OCHA e altre agenzie ONU. Nelle sue azioni come co-leader, è guidata dalle valutazioni di questi attori umanitari. L'attenzione è rivolta alle esigenze umanitarie della popolazione civile colpita.

Newsticker: Terremoti in Turchia e Siria

13.02.2023 – Protezione, reintegrazione ed educazione per i bambini nei conflitti armati

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha affrontato la questione dei bambini nei conflitti armati il 13 febbraio 2023. I conflitti violenti hanno un impatto catastrofico sui bambini e sui giovani di tutto il mondo. Milioni di bambini e giovani ne sono colpiti e sono privati delle loro prospettive future.

La questione dei bambini nei conflitti armati è strettamente legata alle priorità svizzere per il Consiglio di sicurezza di «proteggere i civili» e «promuovere una pace sostenibile». Nel Consiglio e nella sua politica estera, la Svizzera persegue tre dimensioni d'azione per mitigare le conseguenze dei conflitti sui bambini. «Il Consiglio ha sviluppato molti strumenti per prevenire le violazioni gravi. Affinché mantengano il loro effetto deterrente, è necessario preservare la loro indipendenza, imparzialità e credibilità», ha detto l'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl al Consiglio di sicurezza a New York. 

Dei bambini africani con i volti dipinti ballano.
Ex bambini soldato si esibiscono in una danza nell'ambito di un programma di musicoterapia in Uganda. Il supporto psicosociale è un pilastro importante per superare il trauma della guerra. © Keystone

Primo: la Svizzera si impegna a garantire una migliore protezione dei bambini nei conflitti. Un modo per farlo è sostenere un sistema delle Nazioni Unite che documenta le gravi violazioni nei conflitti armati. Il Gruppo di lavoro del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sui bambini e i conflitti armati li esamina e formula raccomandazioni sulle possibili misure per proteggere meglio i bambini. Secondo, affinché la pace sostenibile abbia una possibilità, i bambini devono essere reintegrati nella società dopo il loro coinvolgimento in un conflitto armato. La Svizzera promuove la transizione alla vita civile, dove, oltre a un luogo sicuro in cui vivere, il supporto psicosociale e le opportunità educative e professionali sono fondamentali per i bambini interessati. Terzo: la Svizzera si impegna a garantire che i bambini e i giovani abbiano accesso all'istruzione nonostante i conflitti. L'istruzione permette ai bambini di raggiungere il loro pieno potenziale, di sviluppare le loro capacità e ritrovare un senso di normalità e sicurezza.

«Impegnandoci affinché i bambini abbiano accesso all’istruzione e possano essere reintegrati nella società dopo un conflitto, diamo un importante contributo anche a una pace duratura e alla prosperità», afferma l'Ambasciatore Simon Geissbühler, Capo della Divisione Pace e Diritti Umani del DFAE.

La guerra al posto della scuola, articolo

09.02.2023 – La lotta al terrorismo richiede un approccio olistico

Il 9 febbraio, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha affrontato il tema delle ripercussioni del terrorismo sulla pace e la sicurezza internazionale. In seno al Consiglio, la Svizzera ha condannato con forza tutte le forme di attività terroristiche. Questo perché il terrorismo – in particolare lo Stato Islamico e i gruppi simpatizzanti in Africa e Asia Centrale – rappresenta una minaccia sia per le singole persone che per la stabilità, la pace e la prosperità internazionali. Il terrorismo non conosce confini o nazionalità ed è una sfida che la comunità internazionale deve affrontare insieme. Tuttavia, la sua lotta deve essere condotta nel rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani e del diritto umanitario internazionale.

Anche la Svizzera non è stata risparmiata dagli atti di terrorismo. Ciò dimostra che la minaccia terroristica è diventata più diffusa negli ultimi decenni, soprattutto in Europa. Di solito proviene da singole persone radicalizzate.

Blocchi di cemento bloccano una strada della capitale svizzera Berna. Dietro di loro, un mercato è affollato di persone.
I blocchi di cemento come protezione contro un attacco con un veicolo testimoniano la continua minaccia globale del terrorismo, anche al tradizionale «Zibelemärit» di Berna. © Keystone

Ogni minaccia terroristica ha le proprie radici profonde e le proprie dinamiche di radicalizzazione e violenza. Per affrontare questa minaccia al suo nucleo, e per essere preventive, le soluzioni devono essere adattate al contesto specifico dello Stato interessato, tenendo conto delle diverse esigenze della società per prevenire la radicalizzazione e l'estremismo violento che possono portare al terrorismo. Le donne e i giovani possono svolgere un ruolo importante in questo senso. «La lotta al terrorismo può essere efficace solo se consideriamo il quadro complessivo, tenendo conto di tutti i fattori che portano alla radicalizzazione e alla violenza. Possiamo quindi riuscire solo se ci atteniamo allo Stato di diritto», ha sottolineato Riccarda Chanda, Vice-Capo della Missione Permanente della Svizzera presso le Nazioni Unite a New York, al Consiglio di sicurezza.

Dichiarazione della Svizzera sulla minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale rappresentata dal terrorismo, Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, 09.02.2023

01.02.2023 – Pace e sicurezza per milioni di persone nell’Africa occidentale e nel Sahel

Il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha prolungato di tre anni il mandato dell’Ufficio delle Nazioni Unite per l’Africa occidentale e il Sahel (UNOWAS), che riguarda 16 Paesi della regione. Milioni di persone nell’Africa occidentale e nella zona del Sahel devono affrontare molteplici sfide complesse che minacciano la sicurezza della regione. In questo scenario, l’impegno dell’UNOWAS è pertanto fondamentale.

La Svizzera, corresponsabile di questo dossier (cosiddetto co-penholder) insieme al Ghana, contribuisce con il suo know-how ai dibattiti in seno al Consiglio di sicurezza. Da tempo si impegna per la pace e lo sviluppo nella zona del Sahel perseguendo gli stessi obiettivi dell’UNOWAS, tra cui figurano la protezione della popolazione civile, la promozione di una pace sostenibile e l’attenuazione delle conseguenze negative dei cambiamenti climatici sulla sicurezza della regione. 

La cooperazione tra la Svizzera e l'UNOWAS illustrata. (Video in francese, sottotitoli in inglese)

La prevenzione dei conflitti e la promozione della stabilità nei Paesi colpiti richiedono un approccio globale. La Svizzera difende questa posizione sia come membro del Consiglio di sicurezza sia come attore sul campo. I pilastri fondamentali sono la sicurezza climatica e la prevenzione dell’estremismo violento.

La siccità e le inondazioni, intensificate dai cambiamenti climatici, minacciano le basi vitali di molte persone, che si vedono talvolta costrette a emigrare. Questa situazione può aumentare ulteriormente il potenziale di conflitti. La Svizzera si impegna anche in seno al Consiglio di sicurezza affinché la gestione di queste criticità sia integrata negli approcci volti a risolvere i problemi della regione. In loco, la Svizzera rafforza la resilienza delle popolazioni e si adopera per preservare le loro risorse naturali. Inoltre, lavora per aumentare la partecipazione delle donne ai processi decisionali politici.

La prevenzione dell’estremismo violento è importante per garantire a lungo termine la sicurezza delle popolazioni nell’Africa occidentale e nel Sahel. Nel 2016, insieme ad alcuni partner regionali e all’UNOWAS, la Svizzera ha lanciato l’iniziativa «Conversazioni regionali per la prevenzione dell’estremismo violento nel Sahel sahariano». A questi incontri partecipa regolarmente oltre un migliaio di persone. In primo piano vi sono i metodi di prevenzione, la messa in rete degli attori regionali e lo sviluppo di alternative positive all’estremismo violento nell’Africa occidentale e nella zona del Sahel. Il prossimo ciclo di colloqui si terrà alla fine di febbraio 2023 a Dakar. Maggiori informazioni nell’intervista a Carol Mottet della Divisione Pace e diritti umani.

Intervista: Svizzera-UNOWAS: un partenariato vincente

30.01.2023 – La Svizzera sostiene un’equa soluzione alla questione cipriota nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite oggi ha esteso all'unanimità il mandato delle forze di pace delle Nazioni Unite a Cipro (UNFICYP).

Nel 1960, la Repubblica di Cipro divenne indipendente. In seguito allo scoppio della violenza tra le comunità turco-cipriote e greco-cipriote sull'isola, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite inviò l'UNFICYP nel 1964. L'UNFICYP contribuisce quindi alla stabilizzazione sul terreno da decenni. Seguì una battuta d'arresto nel 1974, quando la Turchia occupò la parte settentrionale dell'isola. Sebbene sia stato concluso un cessate il fuoco, il Paese rimane diviso ancora oggi, senza un accordo formale. L'UNFICYP mantiene una zona cuscinetto tra le truppe di entrambi i campi. Questo dovrebbe creare le condizioni per una soluzione politica. Le Nazioni Unite hanno anche mantenuto il dialogo politico – ad esempio sul Bürgenstock (2004), sul Mont Pèlerin (2016) e a Crans-Montana (2017). Tuttavia, finora non si è verificata una svolta decisiva.

L'UNFICYP mantiene una zona cuscinetto tra le truppe di entrambi i campi. Questo dovrebbe creare le condizioni per una soluzione politica.
L'UNFICYP mantiene una zona cuscinetto tra le truppe di entrambi i campi. Questo dovrebbe creare le condizioni per una soluzione politica. © Keystone

In qualità di ospite per i negoziati, la Svizzera segue da vicino il conflitto a Cipro già da qualche tempo. Fornisce anche un sostegno finanziario alle istituzioni sul posto, come il Comitato per le persone scomparse. In qualità di membro del Consiglio di Sicurezza, la Svizzera ha partecipato ai negoziati per l'estensione del mandato dell'UNFICYP. In seno al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, la Svizzera sostiene una soluzione duratura e completa al conflitto, che sia equa per entrambe le parti. Secondo le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, questa soluzione dovrebbe basarsi sul principio di una federazione basata su due zone per entrambe le comunità. In particolare, la Svizzera sostiene la nomina di un inviato o un’inviata delle Nazioni Unite che accompagni da vicino il processo verso una soluzione giusta e duratura del conflitto. Inoltre, la Svizzera continua a offrirsi di ospitare i colloqui di riunificazione.

25.01.2023 – La Corte penale internazionale dà voce alle vittime e ai sopravvissuti in Sudan

Nella riunione del 25 gennaio 2023, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha affrontato il conflitto nella regione sudanese del Darfur, che rimane tuttora irrisolto. Nel 2003, diversi gruppi etnici del Sudan occidentale si sono ribellati al governo del dittatore Omar al-Bashir, che è stato rovesciato nel 2019. Secondo dati delle Nazioni Unite, circa 300’000 civili sono stati uccisi e 2,5 milioni di persone sono state sfollate nel tentativo di reprimere queste proteste. Poco dopo, il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha valutato la situazione in Sudan come una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale. Il conflitto nella regione continua ancora oggi. 

Nel 2005, il Consiglio di Sicurezza ha incaricato la Corte penale internazionale (CPI) all'Aia di indagare sul genocidio, sui crimini di guerra e sui crimini contro l'umanità nel Darfur, al fine di consegnare i responsabili - compreso al-Bashir - alla giustizia. «Questo processo dà voce alle vittime e ai sopravvissuti. Sottolinea ancora una volta il ruolo preventivo e riconciliatore della Corte penale internazionale: la Corte è un vettore di pace e sicurezza e quindi condivide il nucleo del mandato di questo Consiglio», ha dichiarato l’Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl al Consiglio di Sicurezza.

Le bandiere del Sudan sono tenute in aria durante una manifestazione.
La situazione nella regione sudanese del Darfur rimane tesa anche dopo la caduta dell'ex presidente Omar al-Bashir, ricercato per genocidio, nel 2019. © Keystone

La Svizzera, insieme al Giappone, è il punto focale per le questioni riguardanti la CPI nel Consiglio di Sicurezza. La Corte penale internazionale è un'istituzione centrale per affrontare i conflitti violenti, al fine di promuovere le basi per la riconciliazione e quindi la pace sostenibile. Per questo motivo la Svizzera ha contribuito in maniera determinante alla creazione della CPI nel 2001. «Affinché la CPI possa esercitare il suo mandato in modo efficace, indipendente e imparziale, dipende dal sostegno di tutti noi. In questo senso, chiediamo a tutti gli Stati membri delle Nazioni Unite di adempiere ai loro obblighi di cooperazione», ha sottolineato Baeriswyl. La Svizzera si impegna per un'interazione efficiente tra la Corte penale internazionale e le organi dell'ONU, come il Consiglio di Sicurezza, al fine di rendere giustizia alle vittime di atti violenti nei conflitti attraverso la giustizia penale e di combattere l'impunità dei colpevoli.

Dichiarazione della Svizzera al Consiglio di Sicurezza dell'ONU sull'impegno della CPI in Sudan, 25.01.2023 (fr)

Giustizia penale internazionale

13.01.2023 – I civili in Ucraina pagano un prezzo troppo alto

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha affrontato la situazione in Ucraina il 13 gennaio. La Svizzera ha utilizzato la sua prima riunione sull'Ucraina come membro del Consiglio per condannare ancora una volta con forza l'aggressione militare della Russia contro l'Ucraina. Ha chiesto alla Russia di cessare tutte le ostilità e di ritirare immediatamente le sue truppe.

L'Ambasciatrice svizzera alle Nazioni Unite Pascale Baeriswyl ha sottolineato le conseguenze di vasta portata dei ripetuti attacchi russi alle infrastrutture energetiche dell'Ucraina, compresa l'interruzione di strutture vitali come ospedali e sistemi di approvvigionamento idrico. La protezione dei civili è una delle priorità della Svizzera nel Consiglio di Sicurezza dell'ONU. «Oggi, ribadisco l'appello della Svizzera a cessare tutti gli attacchi contro i civili e delle persone fuori dal combattimento, i beni civili e le infrastrutture critiche», ha sottolineato Baeriswyl.

Gli uomini della Protezione Civile ucraina vengono istruiti sull'uso dei veicoli antincendio donati dalla Svizzera.
I razzi, l'artiglieria e gli attacchi dei droni causano incendi e mettono in pericolo la popolazione ucraina. La Svizzera dona attrezzature antincendio alla Protezione civile ucraina e forma specialisti, dicembre 2022. © DFAE

È necessario impegnarsi per trovare soluzioni pacifiche, giuste e durature. Oltre al suo impegno a livello diplomatico e multilaterale, la Svizzera sta lavorando anche a livello bilaterale per alleviare la crisi umanitaria nel Paese devastato dalla guerra. La Svizzera ha dichiarato nel Consiglio di continuare il suo impegno diretto in Ucraina. Questo avviene, tra l'altro, attraverso i contributi alle organizzazioni partner e la consegna di beni umanitari come generatori mobili o attrezzature per il riscaldamento, oppure attraverso il sostegno al processo di ricostruzione in Ucraina, lanciato a Lugano nell'estate del 2022.

«Come membri di questo Consiglio, è nostro dovere fare tutto il possibile per garantire che quest'anno sia segnato da una pace giusta, in conformità con il diritto internazionale, in Ucraina e altrove nel mondo», ha sottolineato Baeriswyl nel suo intervento.

Dichiarazione della Svizzera al Consiglio di Sicurezza dell'ONU, 13.01.2023 (fr)

Ticker di notizie sull'Ucraina, DFAE

12.01.2023 – Il consigliere federale Cassis si esprime in favore del rispetto dello Statuto delle Nazioni Unite in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU

Il 12 gennaio il consigliere federale Ignazio Cassis ha partecipato a New York a un dibattito ministeriale del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sul tema dello Stato di diritto.

Nel suo discorso, il capo del DFAE ha invitato gli Stati membri dell’ONU a osservare il diritto internazionale e i principi dello Statuto delle Nazioni Unite, che vieta la minaccia o l’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di un altro Stato. «I principi dello Statuto dell’ONU sono oggi messi alla prova: con l’aggressione militare della Russia contro l’Ucraina sono stati palesemente violati», ha sottolineato il consigliere federale.

«L’operato di organismi internazionali come il Consiglio dei diritti umani dell’ONU, la Corte penale internazionale e i vari meccanismi di indagine e investigazione delle Nazioni Unite è di grande importanza. È essenziale che tutti gli Stati, così come il Consiglio di sicurezza, cooperino pienamente con questi organismi», ha inoltre sottolineato Ignazio Cassis. La Svizzera si impegnerà in seno al Consiglio di sicurezza per rafforzare ulteriormente lo Stato di diritto.

Il consigliere federale Cassis ha partecipato al dibattito su invito del Giappone che, come la Svizzera, dall’inizio dell’anno è membro non permanente del Consiglio di sicurezza dell’ONU e ne detiene la presidenza nel mese di gennaio.

l consigliere federale Cassis si esprime in favore del rispetto dello Statuto delle Nazioni Unite in seno al Consiglio di sicurezza dell’ONU, comunicato stampa, 12.01.2023

Discorso del consigliere federale Cassis al Consiglio di sicurezza dell'ONU, 12.01.2023

09.01.2023 – Il Consiglio di sicurezza dell’ONU conferma l’aiuto umanitario transfrontaliero alla Siria

Il 9 gennaio 2023 il Consiglio di sicurezza dell’ONU ha esteso all'unanimità il mandato per l’aiuto umanitario transfrontaliero in Siria fino al 10 luglio 2023. Insieme al Brasile, la Svizzera si è adoperata per la risoluzione corrispondente in quanto «co-penholder» del dossier umanitario sulla Siria nel Consiglio di sicurezza.

La cosiddetta risoluzione transfrontaliera consente alle agenzie delle Nazioni Unite di prestare aiuto umanitario nel Nord-Ovest della Siria, dove vivono oltre 4 milioni di persone bisognose. Ogni mese circa 800 camion carichi di aiuti umanitari attraversano il valico di frontiera di Bab al-Hawa tra Turchia e Siria. L’aiuto umanitario transfrontaliero comprende cibo, sostegno nei settori degli alloggi d’emergenza, dell’istruzione, della protezione della popolazione civile e della salute nonché la fornitura di attrezzature per garantire la disponibilità di acqua e servizi igienici. 

I bambini camminano nella neve in un campo per sfollati interni.
L'inverno può essere rigido in un campo per sfollati interni nella città di Selkin, nel nord-ovest della Siria. © OCHA/Ali Haj Suleiman

Con il dossier sulla Siria, la Svizzera si è fatta carico di un tema estremamente importante nel Consiglio di sicurezza. Tuttavia, i membri del Consiglio hanno da tempo opinioni divergenti sulla questione degli aiuti umanitari in loco. Nell'ultima votazione di luglio 2022, dopo un veto al primo tentativo, è stato raggiunto un compromesso per una proroga di sei mesi. Ora il Consiglio ha prorogato all'unanimità il mandato di altri sei mesi. Grazie alla risoluzione transfrontaliera del Consiglio di sicurezza dell’ONU, dal 2014 è possibile garantire l’aiuto umanitario transfrontaliero in Siria. Da quando la risoluzione è stata adottata, il Consiglio di sicurezza l’ha sempre prorogata.

Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite conferma l’aiuto umanitario transfrontaliero alla Siria, Comunicato stampa, 09.01.2023

Intervista sull’impegno della Svizzera in Siria

Dichiarazione della Svizzera al Consiglio di Sicurezza dell'ONU

03.01.2023 – La Svizzera siede nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite

Oggi, la Svizzera ha iniziato il suo lavoro nel Consiglio di sicurezza dell'ONU. I lavori sono già in pieno svolgimento sia a Berna che presso la missione a New York. Attualmente, l'attenzione del personale si concentra sui preparativi per le prossime riunioni del Consiglio di sicurezza sulla situazione in Siria e in Africa Occidentale, nonché sulle relazioni destinate al Consiglio Federale e al Parlamento.

Il seggio nel Consiglio di sicurezza dell'ONU è un'opportunità per dare un contributo prezioso, soprattutto alla luce dell'attuale situazione globale, caratterizzata da numerose crisi. Il Consiglio di sicurezza svolge un ruolo importante per la pace nel mondo. Oltre ai cinque membri permanenti (Cina, Francia, Russia, Stati Uniti e Regno Unito), i seguenti dieci Stati saranno membri non permanenti nel 2023: Albania, Brasile, Ecuador, Gabon, Ghana, Giappone, Malta, Mozambico, Svizzera ed Emirati Arabi Uniti.

Discorso Pascale Baeriswyl, 03.01.2023

La Svizzera siede nel Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, Comunicato Stampa 03.01.2023
 

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