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Domande frequenti: la Svizzera e l’ONU

In che data la Svizzera ha aderito all'ONU?

Il 10 settembre 2002. È stato il 190° Stato a diventare membro dell’organizzazione. L’adesione era stata approvata pochi mesi prima, a seguito dell’iniziativa popolare del 3 marzo 2002 conclusasi con 1 489 062 voti favorevoli (54,6 percento) e 1 237 719 contrari (maggioranza dei Cantoni: 12 a 11). Nel 1986 il popolo aveva invece respinto una proposta di adesione all’ONU avanzata dal Consiglio federale.

Perché la Svizzera ha aderito all’ONU soltanto nel 2002?

La caratteristica della Svizzera è di dare la parola agli elettori ogni volta che ci sono da adottare decisioni importanti. Durante la guerra fredda, l’ONU era spesso teatro di dissensi tra le grandi potenze e non presentava una grande attrattiva per un Paese neutrale come la Svizzera. Grazie al suo pragmatismo, la Svizzera partecipava già a numerose agenzie specializzate dell’ONU. Nel decennio successivo alla fine della guerra fredda, l’ONU ha ritrovato la sua vocazione veramente universale, rendendo possibile l’adesione svizzera.

Esistono altri Paesi che hanno aderito all’ONU a seguito di una decisione popola-re?

No.

Quali sono state le argomentazioni al centro della campagna per la votazione?

Le argomentazioni a favore dell’adesione sottolineavano la possibilità per la Svizzera di di-mostrare attivamente la sua solidarietà e di assumersi delle responsabilità, il rischio di un isolamento politico della Svizzera qualora fosse rimasta fuori dall'ONU e l’immagine della Svizzera all’estero. Le argomentazioni contrarie sostenevano che l’adesione avrebbe avuto un costo elevato e sarebbe stata inutile. Alcuni oppositori erano del parere che l’adesione non fosse compatibile con la neutralità.

 

A che cosa serve l’ONU alla Svizzera?

La Svizzera e l’ONU professano gli stessi valori: lotta contro la povertà, rispetto dei diritti umani, democrazia, coesistenza pacifica dei popoli e mantenimento delle basi naturali della vita. Gli obiettivi di politica estera espressi nella Costituzione sono analoghi agli obiettivi della Carta delle Nazioni Unite. La Svizzera utilizza l’ONU come un forum multilaterale che funge da punto di riferimento nel conseguimento di tali obiettivi, tutelando così i propri interessi.

Quali obiettivi persegue la Svizzera nell‘ONU? La Svizzera può esercitare un’influenza?

La Svizzera è un Paese privo di mezzi per praticare una politica di potenza ma è dotato di una presenza internazionale. In quanto tale, ritiene che la sicurezza del diritto e la risoluzione pacifica delle controversie svolgano un ruolo fondamentale. Per la Svizzera, la «potenza del diritto» è più vantaggiosa del «diritto della potenza». Pertanto, la Svizzera vuole un’ONU forte e collabora come membro attivo per migliorare l’efficienza e l’efficacia dell‘organizzazione. Nei primi dieci anni in qualità di membro a pieno titolo, la Svizzera si è impegnata a favore della creazione del Consiglio per i diritti umani dell’ONU (2006), del rafforzamento dello Stato di diritto nell’ambito del sistema di sanzioni e dell’introduzione di miglioramenti nella gestione e nell'amministrazione dell’organizzazione. Nell’ONU, ogni Paese ha diritto a un voto, il che rappresenta un vantaggio per i Paesi piccoli.

Che cosa intende raggiungere la Svizzera in seno all’ONU il prossimo decennio?

Migliorare continuamente l’ONU per difendere ancora più efficacemente gli interessi della politica estera svizzera. A questo scopo saranno necessarie delle riforme costanti delle istituzioni dell’ONU. Il buon funzionamento dell’organizzazione è il mezzo migliore per assicurare la pace e la sicurezza internazionale e garantire relazioni internazionali basate sul diritto. La candidatura della Svizzera per un seggio non permanente nel Consiglio di sicurezza nel 2023/24 le offrirà ugualmente un’opportunità per dare il proprio contributo.

Quanto costa la partecipazione all’ONU?

Nel 2016 il contributo della Svizzera al bilancio ordinario dell’ONU, alle operazioni di mantenimento della pace, ai tribunali penali internazionali e alle spese di ristrutturazione della sede dell’ONU è stato di CHF 110 milioni. Questo contributo, che è obbligatorio per tutti gli Stati membri, è calcolato ogni anno sulla base di vari criteri, tra cui il PIL. La Svizzera si classifica quindi al 17° posto dei contribuenti, finanziando l’1,140% del budget dell’organizzazione. A ciò si aggiungono contributi volontari per sostenere attività supplementari dell’ONU.

La partecipazione all’ONU è compatibile con la neutralità?

Sì. L’adesione della Svizzera all’ONU, avvenuta nel 2002, non ha incrinato la neutralità della Svizzera. In altri termini, lo statuto di membro dell’ONU è compatibile con la neutralità permanente. Il diritto internazionale della neutralità impone allo Stato neutrale di non partecipare attivamente a conflitti armati tra Stati. Inoltre, non deve apportare un sostegno militare a nessuna delle parti coinvolte. In tempi di pace, lo Stato neutrale permanente non può assumere impegni giuridici che, in caso di conflitto, gli impedirebbero di adempiere ai suoi obblighi in materia di neutralità.

La Svizzera può partecipare agli interventi dei caschi blu dell'ONU?

Sì. Ai sensi della legge militare, l’esercito svizzero può operare all’estero su mandato del Consiglio di sicurezza dell’ONU. L’invio di truppe svizzere a una missione di pace dell’ONU è una decisione politica che spetta al Consiglio federale e al Parlamento. All’inizio del 2017, 36 soldati svizzeri erano impegnati all‘estero.

Qual è l’importanza di Ginevra nell’ONU?

Ginevra è la sede europea dell’ONU. La città accoglie 175 rappresentanze permanenti, 34 organizzazioni internazionali, di cui 7 agenzie specializzate dell‘ONU, e non meno di 250 organizzazioni internazionali non governative. Il Consiglio economico e sociale si riunisce in alternanza a Ginevra e New York. Ginevra è la sede del Consiglio per i diritti umani dell’ONU. Per numero di conferenze internazionali e di riunioni, Ginevra occupa il primo posto davanti a New York, con una media annuale di 2'700 riunioni, alle quali partecipano quasi 173'000 delegati ed esperti provenienti da tutto il mondo. La «Ginevra internazionale» è un importante strumento di politica estera per la Svizzera.

Qual è l’importanza della «Ginevra internazionale» per la Svizzera?

Decine di migliaia di personalità influenti (politici, rappresentanti dei governi e della società civile) conoscono la Svizzera grazie a un loro soggiorno a Ginevra. Questa circostanza si rivela particolarmente utile quando abbiamo bisogno di relazioni all'estero che sappiano capire le esigenze della Svizzera e adoperarsi a suo favore. La comunità internazionale di Ginevra rappresenta inoltre circa 40'000 persone, di cui circa 20'000 lavorano nelle orga-nizzazioni internazionali. Secondo uno studio recente, le ricadute economiche globali le-gate alla presenza delle organizzazioni internazionali sono stimate a circa CHF 3,3 miliardi all’anno.

Chi sono le personalità svizzere nell’ONU e che cosa fanno?

Più di 1500 svizzeri lavorano nelle organizzazioni internazionali, di cui circa 70 in posti direttivi. Gli svizzeri hanno occupato a più riprese posizioni prestigiose in seno all’ONU. Nel 2010, l’ex consigliere federale Joseph Deiss è stato eletto presidente dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite con un mandato di un anno. Dal 2004 al 2008, lo svizzero Nicolas Michel è stato Segretario generale aggiunto agli affari giuridici e Consigliere giuridico del Segretario generale, ricoprendo la massima carica di giurista nell’ONU. Dal 2009 al 2011, l’ambasciatore svizzero Peter Maurer ha presieduto la Commissione dell’Assemblea generale che si occupa di amministrazione e bilancio preventivo.

Spesso si sente dire che il Consiglio di sicurezza non è democratico. Che cosa fa la Svizzera a questo proposito?

È corretto affermare che il Consiglio di sicurezza non rispecchia più la realtà geopolitica odierna e che oggi è meno rappresentativo degli Stati membri. Tuttavia, la riforma del Consiglio di sicurezza è una questione complessa che richiede un approccio pragmatico. Una delle priorità della Svizzera e dei suoi partner del gruppo «Small Five» (che include, oltre alla Svizzera, Costa Rica, Giordania, Liechtenstein e Singapore) in seno all’ONU è migliorare i metodi di lavoro del Consiglio di sicurezza. Gli sforzi della Svizzera a favore di una maggiore trasparenza e di un coinvolgimento più efficace degli Stati non membri del Consiglio stanno dando i loro frutti poiché sono già stati compiuti dei passi avanti (dibattiti aperti più frequenti, briefing sistematici per i programmi mensili e contatti più regolari tra il Consiglio e i membri che mettono a disposizione le truppe).

Perché la Svizzera deve diventare membro di un’organizzazione imperfetta?

Perché è l’unica organizzazione a livello mondiale nella quale è possibile discutere tutte le questioni di rilevanza globale. Rimanere al di fuori dell’ONU non ha reso migliore l’Organizzazione, mentre ha privato la Svizzera di un'importante opportunità di farsi a-scoltare al di fuori dell’ambito politico e di influenzare decisioni riguardanti anch‘essa. Dopo l’adesione, la Svizzera ha potuto impegnarsi a favore di un miglioramento dell'effi-cienza e dell'efficacia dell'ONU.

Perché la Svizzera dovrebbe dialogare con Paesi che non condividono i valori del-la Svizzera e dell’ONU?

Dialogare soltanto con i Paesi che hanno convinzioni e posizioni analoghe non apporta alcun vantaggio alla Svizzera. Molto più utile è cercare di concordare soluzioni con quei Paesi che hanno altri valori e obiettivi. Esistono numerosi temi, come ad esempio il cambiamento climatico, la lotta alla criminalità, il traffico, le crisi economiche e finanziarie, la lotta contro la povertà, che fino a oggi sono stati considerati di politica interna ma che ora, in misura sempre crescente, devono essere affrontati sul piano internazionale. La globalizzazione restringe gli spazi di manovra nazionali, perciò la tutela nazionale degli interessi deve essere portata tempestivamente alla ribalta internazionale. Le Nazioni Unite sono un luogo di dialogo. Il dialogo e la cooperazione sono gli obiettivi dell’ONU.

Durante crisi economica mondiale susseguente al 2008, l’ONU si è ritrovata un concorrente, il G20, che le ha sottratto importanti decisioni multilaterali. La Sviz-zera non dovrebbe piuttosto cercare di ottenere un seggio nel G20 anziché essere attiva nell’ONU?

L’ONU è e rimane importante. Con 193 Stati membri, l’ONU vanta un’universalità che nessun’altra organizzazione può eguagliare. Al contempo proprio questa universalità rappresenta una sfida costante per l’efficienza e l’efficacia dell’organizzazione stessa. Il G20, in teoria, grazie alla sua struttura snella è in grado di reagire rapidamente a nuove sfide facendo leva sul know-how tecnico delle istituzioni internazionali per perseguire i propri scopi e interessi. Tuttavia, questa sua maggiore efficienza non deve trarre in inganno: il G20, infatti, non possiede basi legali e le sue decisioni sono pertanto prive di legittimità. A ciò si aggiungono un’agenda limitata prevalentemente a questioni di economia e finanza e metodi di lavoro non trasparenti. Inoltre, le posizioni dei piccoli Stati – in particolare di quelli con centri finanziari importanti per il sistema e dei Paesi in via di sviluppo – non sono sufficientemente rappresentate in seno al G20. Il G20 tende perciò a svolgere un ruolo più di integrazione che di sostituzione dell’ONU.

Il Consiglio federale ha deciso di candidare la Svizzera per un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU nel 2023/24. Perché non prima? Quali sono le prossime tappe?

I membri non permanenti del Consiglio di sicurezza sono eletti dall’assemblea generale per due anni. Le elezioni sono precedute da intensi preparativi e campagne elettorali pluriennali. Per ridurre al minimo i costi di una campagna, il Consiglio federale ha scelto il periodo elettorale nel quale, in seno al gruppo di Stati dell’Europa occidentale e ad altri, nessuno ha ancora presentato una candidatura, ovvero il 2023/24.

Che cosa guadagnerebbe la Svizzera partecipando al Consiglio di sicurezza?

Un seggio nel Consiglio di sicurezza dell’ONU offrirebbe alla Svizzera una piattaforma per tutelare i propri interessi nell’ambito della promozione della pace. La Svizzera si impe-gnerebbe a favore di un regolamento pacifico delle controversie tramite la mediazione, i buoni uffici o il ricorso a meccanismi giudiziari. La politica di neutralità della Svizzera le conferirebbe credibilità qualora fosse necessario cercare posizioni conciliatrici al fine di evitare l’uso della forza. La partecipazione al Consiglio di sicurezza dell'ONU agevole-rebbe inoltre l’accesso a importanti contatti internazionali e lo sviluppo e la gestione di reti.

La partecipazione della Svizzera al Consiglio di sicurezza è compatibile con la neutralità?

Il diritto della neutralità si applica unicamente in situazione di conflitto armato tra due o più Stati. Il Consiglio di sicurezza non è una parte al conflitto ai sensi del diritto della neutralità. Il ruolo del Consiglio di sicurezza è di applicare il diritto internazionale e di mantenere la pace e la sicurezza internazionali. Pertanto, il diritto della neutralità non si applica alle misure prese dal Consiglio di sicurezza in virtù del Capitolo VII della Carta. L’uso della forza rappresenta l’ultimo ricorso e deve essere proporzionato. La decisione di partecipare a tali interventi resterebbe interamente di competenza della Svizzera.

I Paesi piccoli non hanno influenza nei confronti delle grandi potenze. Che cosa potrà fare la Svizzera nel Consiglio di sicurezza?

I Paesi che hanno un seggio nel Consiglio di sicurezza contribuiscono in modi diversi alla pace e alla sicurezza internazionale. I cinque membri permanenti svolgono, ovviamente, un ruolo preponderante. Tuttavia, sarebbe errato pensare che gli altri membri, a prescindere dalle loro dimensioni, non abbiano la possibilità di esercitare alcun influsso. In primo luogo, sono chiamati a votare su tutte le decisioni del Consiglio di sicurezza. Si tratta di una responsabilità importante. D’altro lato, la loro presenza nel Consiglio di sicurezza consente loro di promuovere una determinata visione della pace e della sicurezza tramite iniziative per le quali possono ottenere il sostegno degli altri membri. La Svizzera, grazie al suo profilo di Paese indipendente impegnato a favore dei valori umanitari e della pace, è ben posizionata per stringere alleanze e svolgere un’azione efficace nel Consiglio di sicurezza.

Quali sarebbero le priorità della Svizzera al Consiglio di sicurezza?

Fatta salva la decisione sulle priorità in caso di attribuzione di un seggio negli anni 2023/24, si può presumere che tali priorità saranno analoghe a quelle odierne: è molto probabile che si ascriveranno al tradizionale impegno della Svizzera nel campo dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario. Il rafforzamento delle capacità del Consiglio di sicurezza nell’ambito della prevenzione dei conflitti e della mediazione è l’obiettivo della Svizzera.

Quali sono i retroscena dell’impegno svizzero nel campo degli armamenti?

Le attività della Svizzera in materia di controllo degli armamenti e di disarmo hanno come obiettivo principale quello di contribuire alla stabilità del sistema internazionale e, di con-seguenza, al rafforzamento della sua sicurezza. Ogni conflitto, vicino o lontano che sia, può avere infatti ripercussioni deleterie sulla sua sicurezza e sui suoi interessi. Inoltre, esiste un legame diretto con lo status di neutralità permanente della Svizzera: non fa-cendo parte di alleanze militari, essa è responsabile della propria sicurezza e ha pertanto ogni interesse a impegnarsi attivamente nel controllo degli armamenti e nel disarmo allo scopo di mantenere la pace internazionale. Infine, l’impegno della Svizzera si inserisce nella sua lunga tradizione umanitaria e le consente di dimostrare la propria solidarietà con la comunità internazionale. La sicurezza umana assurge così a elemento centrale della politica di sicurezza della Svizzera, che ha pertanto un forte interesse a promuovere e rafforzare l’apparato delle Nazioni Unite nell’ambito del disarmo, come ad esempio la Conferenza sul disarmo a Ginevra, e a contribuire alla sua efficacia.

A che cosa serve il Consiglio dei diritti dell’uomo (CDU)?

Creato nel 2006 con il forte appoggio della Svizzera al fine di sostituire la Commissione dei diritti dell’uomo, il CDU è un organo delle Nazioni Unite incaricato della tutela dei diritti dell’uomo. È composto da 47 Stati e ha sede a Ginevra. Il CDU è un organo credibile, come testimoniano le sue reazioni rapide a certe situazioni, ad esempio in occasione della Primavera araba. Il CDU discute delle violazioni dei diritti dell’uomo nel mondo e le condanna. Inoltre, incarica esperti o commissioni d’inchiesta di monitorare la situazione in determinati Paesi o lo sviluppo di temi importanti (ad es.: tortura, diritto all’acqua, minoranze). Una delle specificità del CDU è che tutti gli Stati del mondo vengono regolarmente sottoposti a critiche sulla loro realtà in materia di diritti dell’uomo nell’ambito di un meccanismo denominato «esame periodico universale».

Che cosa fa la Svizzera nel CDU?

Die Schweiz hat aktiv zur Gründung des Menschenrechtsrats beigetragen, dessen Sitz in Genf ist. Es ist also logisch, dass sie Mitglied wurde und sich weiterhin in diesem Gremium engagiert. Ziel der Schweiz ist es, die Logik der Blöcke zu durchbrechen. Dies soll mittels eines respektvollen und ehrlichen Dialogs geschehen. Nur so kann der Rat seinen Auftrag angemessen erfüllen. Die Schweiz setzt sich im Rat für spezifische Themen ein, u.a. für Fragen im Zusammenhang mit Transition und Vergangenheitsarbeit. Für diesen Themenkreis genehmigte der Rat die Schaffung eines Sonderberichterstatters. Die Schweiz gehört aber auch zu den MitInitianten der UNO-Erklärung für Menschenrechtsbildung. Die Schweiz wurde 2008 ihrer ersten allgemeinen regelmässigen Kontrolle unterzogen. 2012 prüft der Menschenrechtsrat die Schweiz erneut.

Ultima modifica 26.01.2022