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«Debellare le guerre è impossibile, ma è possibile contribuire a ridurre l’impatto.»

Il diritto internazionale umanitario contemporaneo ha preso forma con le adozioni successive delle Convenzioni di Ginevra del 1949, dei loro Protocolli aggiuntivi e di diversi altri trattati. Se, da un lato, le regole sono definite, dall’altro, spesso, il loro rispetto viene meno durante i conflitti armati. La Svizzera si impegna attivamente affinché il diritto internazionale umanitario non resti lettera morta, spiega l’ambasciatore Valentin Zellweger, capo della Direzione del diritto internazionale pubblico del DFAE.

L’ambasciatore Valentin Zellweger
Valentin Zellweger è a capo della Direzione del diritto internazionale pubblico dal 2010.

Signor Ambasciatore, cosa si intende per «diritto internazionale umanitario» oggi, nel 2014, a 150 anni dalla firma della prima Convenzione di Ginevra?
Il diritto internazionale umanitario mantiene ancora oggi tutta la sua ragione d’essere. Può essere inteso come un «diritto della guerra», ovvero il diritto che si applica in caso di conflitto armato. Il diritto internazionale umanitario ha innanzitutto lo scopo di umanizzare la guerra per quanto ciò sia possibile. Lei mi dirà che la guerra è un male da sradicare. Certamente. Altri settori del diritto internazionale si occupano di ciò. Il diritto internazionale umanitario, invece, ha un approccio realistico: finché ci saranno guerre, afferma, occorre fare il possibile per definire regole a tutela delle vittime dei conflitti.

E se le regole non sono rispettate? Pensiamo alla Siria. Laggiù, non stiamo assistendo a gravi violazioni del diritto internazionale umanitario?
È vero. L’applicazione di questo diritto rappresenta un’immensa sfida. Sono stati compiuti dei progressi, ma bisogna fare di più e meglio.

Non è una vana speranza?
Lei direbbe a un medico che il suo lavoro non serve a nulla visto che le malattie continuano ad esserci? Lo scopo del diritto internazionale umanitario e il ruolo della Svizzera in quanto Stato parte delle Convenzioni di Ginevra, lo ribadisco, non consistono nel prevenire o nel debellare le guerre. Però, è possibile contribuire a ridurre il loro impatto. È fondamentale considerare lo sviluppo a lungo termine del diritto internazionale umanitario. Si pensi a uno Stato che attacca il suo popolo: fino alla Seconda guerra mondiale, le popolazioni beneficiavano solo limitatamente della protezione del diritto internazionale umanitario. Oggigiorno, gli attacchi contro i civili sono formalmente vietati, per non parlare poi della loro condanna da parte dell’opinione pubblica. Per quanto riguarda le armi utilizzate, numerose sono espressamente vietate nel presente. È il caso delle armi chimiche, che hanno causato tanti danni durante la Prima guerra mondiale, delle mine antiuomo e delle munizioni a grappolo. Anche nella repressione dei crimini di guerra abbiamo compiuto grandi passi avanti. È stata istituita la Corte penale internazionale (CPI) che si occupa di perseguire e punire chi commette atrocità. Di esempi ce ne sarebbero molti altri. Torniamo però al mio esempio del medico: le malattie non sono state ancora sconfitte, ma oggi si è in grado di ridurre le sofferenze e di allungare la speranza di vita.

Resta che in Siria le armi chimiche sono state utilizzate nonostante il divieto.
Sì, ma probabilmente non se ne parlerebbe con tanta indignazione se non ci fosse il diritto internazionale umanitario. Ciò che si può fare, è aumentare il prezzo da far pagare a chi commette crimini. Da qui l’esistenza della CPI. La Svizzera ha chiesto che quest’ultima sia chiamata a perseguire i responsabili dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità perpetrati in Siria. Contemporaneamente, la Svizzera cerca di alleviare le sofferenze della popolazione offrendo aiuto umanitario. A tale proposito, va sottolineato che proprio il diritto internazionale umanitario regolamenta il diritto all’assistenza umanitaria di qualunque popolazione vittima di un conflitto.

Cosa fa e cosa può fare la Svizzera per assicurare un maggior rispetto del diritto internazionale umanitario su scala internazionale?
Potrei citare numerosi esempi di iniziative intraprese dalla Svizzera. Uno è l’adozione del «Documento di Montreux» nel 2008 che riprende il quadro giuridico applicabile alle società militari e alle società di sicurezza private. Dal 2011, la Svizzera porta avanti insieme al CICR un’altra iniziativa ambiziosa che mira a istituzionalizzare un sistema di attuazione del diritto internazionale umanitario per gli Stati parte delle Convenzioni di Ginevra. Una terza riunione di Stati si è tenuta il 30 giugno e il 1° luglio scorsi a Ginevra. Abbiamo ricordato l’importanza di svolgere riunioni regolari tra Stati e di istituire un sistema di rapporti periodici sull’attuazione del diritto internazionale umanitario a livello nazionale.

Concretamente, come cambierebbe la situazione?
In primo luogo, soprattutto sulla base dei rapporti degli Stati, sarebbe possibile discutere sistematicamente dell’attuazione del diritto internazionale umanitario. Un ulteriore passo auspicato dalla Svizzera è la creazione di un meccanismo di accertamento dei fatti in caso di presunte violazioni. In secondo luogo, le riunioni regolari tra Stati servirebbero da piattaforma per uno scambio sulle buone pratiche sinora rilevate e i problemi ancora in sospeso. Si può pensare all’obbligo, per i gruppi armati, di rispettare il diritto internazionale o alle sfide rappresentate dall’utilizzazione di nuove tecnologie militari quali i droni o i robot. Bisogna infine sperare che le riunioni tra gli Stati possano costituire la base istituzionale per lo sviluppo di futuri meccanismi. Tutte queste misure colmerebbero una vera lacuna del diritto internazionale umanitario, che è il solo ambito del diritto internazionale a non disporre a tutt’oggi di un organismo di sorveglianza.

Ultima modifica 26.01.2022